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Chiappucci, Indurain e Challenger: la rivoluzione del ciclismo nel mondo degli smartphone

Chiappucci, Indurain e Challenger: la rivoluzione del ciclismo nel mondo degli smartphone

Il 19/04/2019 alle 10:56Aggiornato Il 19/04/2019 alle 11:24

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Challenger è un progetto d’aggregazione che grazie al GPS permette sì di calcolare i dati in tempo reale, ma anche di connettere i ciclisti che vogliono pedalare insieme, anche solo virtualmente. A Forlì si è tenuta la prima edizione della Challenger Biking Cup per pedalare con Chiappucci ed Indurain, in un progetto volto ad aiutare il Dynamo Camp, per i bambini gravemente malati.

In un mondo ciclistico, che va sempre di più verso il digitale, con le prestazioni degli atleti che si fondano sul dettaglio, anche l’uso della bicicletta può diventare il più tecnologico possibile. La bici infatti, è il mezzo di trasporto per eccellenza, classico, semplice e adatto a tutti e tendenzialmente a tutte le tasche. Nel 2019 però, anche il ciclismo si aggiorna e si sviluppa nell’era del 2.0.

Challenger: la rivoluzione del ciclismo a portata di smartphone

" Due anni fa mi è venuta l’idea di analizzare le performance, per migliorarle e per rendere più tecnologico l’uso della bicicletta. L’idea è quella di poter rilevare dal GPS, ossia dai satelliti che si muovono a circa 30km sopra la testa del corridore, tutti i dati che possono essere interessanti per la performance. Tutto questo funziona nella stessa maniera di Google Maps, ossia una funzione avanzata dei navigatori, E per di più, è gratis"

Chi parla è il Deus Ex Machina di Challenger, Marco Brighi, ingegnere forlivese che ha studiato alla Columbia University di New York, impegnato da 10 anni nel settore dell’automazione e dei software.

Sviluppare un’applicazione che possa avere il massimo risultato in un ambiente outdoor, pretende che essa stessa nelle fasi beta, venga testata outdoor. Sviluppare un’applicazione adatta a tutti, pretende di essere testata dai migliori, come una sorta di “esasperazione”, per conoscere gli eventuali bug dell’app stessa.

Così entrano in gioco Fausto Masnada, professionista dell’Androni Sidermec, Claudio Chiappucci testimonial dell’app, e Miguel Indurain che durante la Challenger Biking Cup ha avuto modo di testare Challenger.

Miguel Indurain e Claudio Chiappucci, protagonisti della Challenger Biking Cup a Forlì

Miguel Indurain e Claudio Chiappucci, protagonisti della Challenger Biking Cup a ForlìEurosport

" Quando ho provato a sviluppare l’app, ho avuto bisogno di avere il riscontro del funzionamento dell’app stessa, con le persone che usano spesso la bicicletta, quindi chi meglio di un professionista? Ho ottenuto la collaborazione di Fausto Masnada, e con lui abbiamo lavorato sui dettagli dell’app"

Perché Challenger non è solo un “sistemino” che permette al ciclista di monitorare la sua performance, ma è anche uno strumento che consente allo stesso corridore di migliorare in tempo reale la sua pedalata basandosi su parametri come la potenza.

" La potenza è ormai un parametro fondamentale per l’allenamento dei ciclisti. Non può bastare il solo battito cardiaco perché si muove diversamente e le sue reazione dipendono da tanti fattori, anche esterni. Il battito non è direttamente collegato allo sforzo che un corridore sta facendo, la potenza al contrario misura in continuazione quanto spingiamo, e di fatto, quanto siamo bravi"

Video - Challenger App: la rivoluzione del ciclismo a portata di smartphone

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Forlì, 13 aprile 2019: la Challenger Biking Cup e la beneficenza per il Dynamo Camp

Misurare, controllare e testare. E testarsi. Perché le applicazioni o comunque le gambe degli atleti, devono essere allenate per potersi ritenere pronte alla corsa.

" Con Claudio Chiappucci abbiamo pensato di fare una gara di beneficenza legata legata al progetto del Dynamo Camp, e Claudio è stato così gentile da coinvolgere "El Rei": Miguel Indurain"

Perchè il ciclismo è uno sport che unisce, crea un unico plotone di persone che corrono per un obiettivo comune. Il Dynamo Camp è un progetto benefico di una Onlus in Toscana, grazie al quale i bimbi costretti in ospedale a causa di malattie gravi hanno la possibilità di trascorrere dei giorni lontani da macchinari e apparecchiature, pensando solo a divertirsi. La felicità che passa dalle morbide colline toscane, lì dove nasce anche il ciclismo.

Video - Forlì, 13 aprile 2019: la Challenger Biking Cup e la beneficenza per il Dynamo Camp

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Grazie alla pedalata con Chiappucci ed Indurain (di cui potete vedere qui sopra un videoclip realizzato da NatLive), la truppa guidata dall’ingegner Marco Brighi, è stata capace di regalare la possibilità di realizzare il desiderio uno di questi bambini.

" Questa pedalata ha una formula innovativa, non ha la finalità di gara e quindi non vuole avere una classifica finale. Qui i ciclisti vogliono solo pedalare con i campioni. Quanto accaduto a Forlì, è stata una scommessa, per far apprezzare un format diverso, non competitivo, che sia solo l’inizio per una nuova era di ciclismo che permetta agli amatori di avvicinarsi ai migliori professionisti di sempre"

Perchè i campioni si possono tifare dalla tv, guardando i Grandi Giri e le Classiche su Eurosport Player, ma con i campioni ci si può anche pedalare. Così nasce anche l’idea di Challenger. Non per il confronto su termini statistici. Ma per il semplice pedalare. Con Challenger, i ciclisti possono virtualmente percorrere gli stessi tratti, pur essendo a km di distanza o con orari differenti, perché è qui che Challenger porta il corridore verso la nuova dimensione, sempre più social, del ciclismo 2.0, perché i social connettono le persone, anche nello sport.

Miguel Indurain e Claudio Chiappucci, protagonisti della Challenger Biking Cup a Forlì

Miguel Indurain e Claudio Chiappucci, protagonisti della Challenger Biking Cup a ForlìEurosport

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