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Da 0 a 10, da Froome a Froome: il Pagellone del Giro d'Italia

Da 0 a 10, da Froome a Froome: il Pagellone del Giro d'Italia

Il 28/05/2018 alle 16:00Aggiornato Il 28/05/2018 alle 16:16

Dall'impresa dello Jafferau che lo consegna, come solo Merckx e Hinault, alla storia del ciclismo, a una vittoria che, di fatto, resta sotto processo per il noto caso salbutamolo: Chris Froome è protagonista nel bene e nel male delle nostre pagelle fra Viviani, le squadre dominanti (Quick-Step e Mitchelton), nostrani, una coppia sudamericana, cotte d'autore, classe operaia, buche e dinosauri!

10 alla Tripla Corona di Chris Froome

Come Merckx, come Hinault, come Pantani. Chris Froome scolpisce sul traguardo di Jafferau un capolavoro sportivo dominando 80 chilometri di tappone alpino. Dalla Cima Coppi del Colle delle Finestre al traguardo del Monte Jafferau, questo assolo in fuga lo tramandiamo ai posteri sulla strada del mito: il campione britannico completa la sua Tripla Corona di Tour de France (4) Vuelta di Spagna (1) e Giro d’Italia. A fari spenti dalla caduta ricognitiva di Gerusalemme per tutta la prima settimana, mentre ragionavamo sulla “comparsata mediatica” di Froome, lui stravinceva la tappa simbolo dello Zoncolan. Ancora sottotono nella terra di mezzo e perfino a cronometro, noi presentavamo la sfida Yates-Dumoulin e Chris rovesciava il Giro dalle vette rosa che lo consegnano alla leggenda del ciclismo. Bastava quest’aria di Grandeur per il mito del Duemila.

9 a Elia Viviani e la sua Quick-Step

Al motto del Vincere facile senza Kittel, Gaviria, Greipel, Kristoff, Demare, Sagan, Cavendish e Caleb Ewan? Sarà, ma un poker al Giro d’Italia è sempre qualcosa di straordinario e portare la maglia ciclamino a Roma fa di per sé un’impresa. Tel Aviv, Eilat, Nervesa della Battaglia e Iseo sono i traguardi del poker veloce di Elia Viviani contro le 3 volate di Sam Bennett (8) al Giro 101. Da riportare poi i grandi numeri della Quick-Step Floors, questa corazzata belga capace di vincere già 36 gare stagionali - 5 al Giro; 4 Viviani + Maximilian Schachmann (7) a Prato Nevoso - cambiando muta dalle Classiche ai grandi giri. Dalle Fiandre all’Italia, dal Mare del Nord al cuore del Mediterraneo, l’Europa del ciclismo si tinge di blu cobalto.

8 alla Mitchelton-Scott di Simon Yates

Se alle 5 tappe della Quick-Step Floors ne aggiungiamo altrettante vinte dalla Mitchelton–Scott, viene fuori mezzo Giro. Un voto condiviso da Simon Yates che, per intenderci, prima della crisi ha vinto 3 tappe in maglia rosa; da Esteban Chaves che ci ha fatto emozionare sull’Etna ma è crollato a metà corsa; da Mikel Nieve in solitaria sull’ultimo tappone alpino di Cervinia.

Giro d'Italia 2018: Esteban Chaves & Simon Yates

Giro d'Italia 2018: Esteban Chaves & Simon YatesLaPresse

Poi ci sono Miguel Angel Lopez e Richard Carapaz che, a vederli così, sembrano compagni di squadra perché hanno le divise azzurre - dell’Astana e della Movistar - e sulle Alpi sono inseparabili fino a Cervinia, quando il colombiano chiude sul podio del Giro in maglia bianca (dietro a Tom Dumoulin 9) e l'ecuadoriano appena dietro perché Carapaz è già in top-ten con Pello Bilbao 6° alla sua prima Corsa Rosa, impreziosita da una vittoria di tappa sotto l’acqua di Montevergine.

7 alla classe operaia della Androni-Sidermec

C’è una squadra nostrana che riempie le classifiche della classe operaia, quella degli uomini di fatica e dei gregari, quelli che in fuga. Macinano un migliaio di chilometri col vento in faccia e le loro tute rosse: sono Davide Ballerini che è il miglior “Combattivo” del Giro e Marco Frapporti, che vince la classifica “Fuga Generale” in una graduatoria che vede Andrea Vendrame, Rodolfo Torres, Fausto Masnada, Andrea Gavazzi, Manuel Belletti e infine Mattia Cattaneo terzo a Prato Nevoso. È tutta la Androni Giocattoli a vincere dietro le quinte dell'industria Rosa.

6 a Formolo-Ciccone-Battaglin tricolore d’Italia 6

Bravo Roccia! Al primo Giro coi gradi da capitano della Bora-Hansgrohe, Formolo chiude la top-ten perché è il nostro uomo del futuro. Bravo Battaglin! A Santa Ninfa fiuta il traguardo da finisseur e vince la sua terza tappa in carriera alla Corsa Rosa. Bravo Ciccone! Il nostro enfant prodige che voleva una frazione e non ci riesce, però di poco non sfila la maglia azzurra a sua maestà Chris Froome. Sono questi i volti che sorridono all’aria di casa del Giro d’Italia.

5 alle cotte illustri del Giro d'Italia 5

Hanno preso una bambola, visto le streghe, sentito la crisi. Sono finiti al gancio e usciti di classifica. Di Chaves e Yates abbiamo già parlato ed è emblematico quel ritardo di 39 minuti dell’inglese nel giorno del capolavoro di Froome. Aggiungiamoci Pozzovivo che perde il podio sull’ultima salita e Pinot che non parte da Roma: di Aru parleremo più giù fra la schiera delle cotture illustri di questo Giro d’Italia.

4 a Fabio Aru e la UAE Emirates

Sapevamo che, allo stato attuale, sarebbe stato un risultato sorprendente perfino il podio, però il ritiro alla vigilia del tappone alpino fa male. Senza acuti in salita, perfino l’unico acuto di Fabio Aru sulle strade della Corsa Rosa, nella crono di Trento, è macchiato da una squalifica al VAR: il Giro del corridore sardo, fino al ritiro prealpino, è tutto da dimenticare e così quello della sua squadra, perché se invece ci aspettavamo Diego Ulissi a caccia di traguardi, anche il nostro finisseur non è pervenuto su e giù dagli Appennini, per le strade tirreno-adriatiche, tra rovesci e imboscate. Peccato.

Fabio Aru durante il Giro d'Italia 2018

Fabio Aru durante il Giro d'Italia 2018Getty Images

3 all’assenza rosa delle Dolomiti

Che peccato che il centunesimo Giro d’Italia non sia passato sulle salite che ne hanno fatto la storia: davvero non si poteva fare il tappone dolomitico insieme allo Zoncolan? Insomma ci scusiamo per le critiche, però come ci mancano i tramonti rosa e le guglie del ciclismo.

2 a Lappartient promotore del Giro corto

Il nuovo presidente dell’UCI, il francese David Lappartient, pensa a un futuro di 2 settimane, più esattamente 17 giorni, per il Giro d’Italia e la Vuelta senza ovviamente citare il Tour de France che è «la vetrina mondiale, l’evento globale del ciclismo». L’abbiamo sentito con le nostre orecchie e mica volevamo crederci, no dai, sul serio...

1 alle buche di Roma, maglia nera del Giro 101

Incantevole questo scenario, magnifico il traguardo della Roma Maxima all’ombra del Colosseo, ma la condizione delle strade? Sconnesse, accidentate, pericolose: l’ultima tappa è stata neutralizzata per la preoccupazione (legittima) della maglia rosa e tutto il gruppo. Così certi detrattori avrebbero voluto il boicotto della grande partenza di Gerusalemme, invece ci facciamo (da sempre) sponsor di un Giro che finisca sempre a Milano, come Parigi e Madrid per il Tour e la Vuelta.

0 alla situazione intorno a Froome

Detto della sua storica impresa sullo Jaffereau che non ci scorderemo mai, però Froome ha vinto di fatto un Giro d’Italia sotto processo. Mauro Vegni, il direttore della Corsa Rosa, dice che al britannico non sarà tolta la vittoria come accadde a Contador; tanti invece, in ordine sparso, vorrebbero che il Team Sky lo sospenda in attesa di un verdetto per il caso salbutamolo. Nota dolentissima.

Chris Froome rincorso da due tifosi in "versione Ventolin" sul Colle delle Finestre

Chris Froome rincorso da due tifosi in "versione Ventolin" sul Colle delle FinestreGetty Images

Nota di merito... Al dinosauro!

Meglio alzare i calici e brindare a un’altra bellissima edizione del Giro, fatta di grandi imprese ed eroismi tragici, sprint e scalate, fughe e braccia al cielo d’Italia. Di stadi naturali e bellissimi, tifosi stipati sui tornanti delle montagne sacre, tutù rosa in tandem, leoni e nudisti, le dame, i cavalier, l’armi, gli amori. Tutto il rosa della vita e un grande vincitore... Il dinosauro!

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