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L’arte di Nibali, il cuore di Magrini, un brindisi a Pinot: tutti i sorrisi del Lombardia

L’arte di Nibali, il cuore di Magrini, un brindisi a Pinot: tutti i sorrisi del Lombardia

Il 14/10/2018 alle 08:52

Thibaut Pinot, il francese che di garbo ama l’Italia, è il nuovo campione del Lombardia nel giorno in cui Riccardo Magrini - vincitore del Cuore d’Argento Premio Torriani - e il secondo posto di Vincenzo Nibali diventano, col dono innato dell’immaginazione, storia d’un magnifico ciclismo ad altezza d’uomo.

Non è un sabato di foglie morte, ma una splendida giornata di sole che accoglie il 112° Giro di Lombardia e incorona Thibaut Pinot sul traguardo dell’ultima Classica Monumento. È un’edizione deluxe per l’adiacenza del Mondiale degli scalatori, consegnati lucidissimi al via da Bergamo: ecco il perché delle altissime medie fin da prima delle pietre miliari: la Madonna del Ghisallo e il Muro di Sormano che infiammano la corsa. Succede quando, negli ultimi cinquanta chilometri, Vincenzo Nibali e Thibaut Pinot escono dal gruppo sfidandosi fino a Civiglio. Facile sapere che qui, con il docile Olimpino al posto di San Fermo della Battaglia, si potesse decidere la corsa; doloroso vedere il nostro, a 13 chilometri dal traguardo, cedere al furente attacco del francese.

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Di quelli atipici che amano il Giro più del Tour, l’Italia ricambia regalando a Pinot la settimana più bella della sua vita: secondo a Varese (Tre Valli), primo a Superga (Milano-Torino) in trionfo al Lombardia che lo consacra signore delle classiche. Non è una variazione sul tema dei grandi giri perché Thibaut veniva dalle tappe simbolo della Vuelta, i Lagos de Covadonga e la pirenaica di Andorra. È piuttosto la sublimazione di un grande corridore che succede a Jalabert tra i vincitori francesi dell’ultima Monumento. Sorridente sul podio di Como e più quando, in conferenza stampa, si dichiara con eleganza all’Italia:

" Amo questa corsa per i suoi splendidi paesaggi, amo le partenze nelle piccole piazze e gli arrivi nei centri storici, amo il cibo italiano e questo splendidi corridori che avete, come Nibali"

Noblesse oblige. Oggi Vincenzo ci ha commosso come quando - qui e ora, un anno fa – stravinse il suo secondo Lombardia. Anche lui, da Innsbruck a oggi, non ha mai smesso di sorridere alla vita malgrado l’Alpe d’Huez. Ancora una volta ha corso da magnifico interprete, s’è gettato in discesa ai limiti della fisica, ha stretto i denti in salita, è stato ripreso ed è ripartito per un secondo posto che non lascia rimpianti, ma solo a noi la migliore emozione. Questa tensione delle corse che Alejandro Valverde chiama un desiderio morboso e a 38 anni l’Imbatido è campione del mondo. Questa invenzione costante del ciclismo di Vincenzo con un dono innato dell’immaginazione.

Il sabato del Lombardia si chiude allo Yacht Club Como dove, tra i grandi del XXI Premio Internazionale Vincenzo Torriani, c’è anche il nostro Riccardo Magrini. Vederlo sul palco con Alfredo Ambrosetti, col maestro Gianni Mura e il campeón Alberto Contador fa venire i brividi perché il cuore del Magro non ha fatto giudizio un paio di volte. Da oggi ne ha uno d’Argento per la sua vita sui pedali, in ammiraglia, al microfono. Per l’allegria che t’avvolge mentre imita De Zan o celebra Contador. Per la passione che da sempre rende il ciclismo un posto migliore.

Ora sì che mentre viene sera e sul traguardo scendono le foglie dei tigli, è finito un altro magnifico anno di commedia umana del ciclismo. Di sorrisi, di cuore, di grazia e furore.

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