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La prima di Yates, Viviani mostruoso, Aru in crisi: da 0 a 10, il Pagellone della Vuelta di Spagna

La prima di Yates, Viviani mostruoso, Aru in crisi: da 0 a 10, il Pagellone della Vuelta di Spagna

Il 17/09/2018 alle 16:48Aggiornato Il 17/09/2018 alle 18:02

Yates vince la corsa con testa e gambe, Viviani è ancora imbattibile in volata. Nibali in crescita, Aru mai in gara, mentre il podio è uno dei più giovani degli ultimi anni con la sopresa Mas e la conferma Lopez. I voti assegnati e scritti a quattro mani con Fabio Disingrini.

Voto 10...Alla perfezione di Simon Yates

Di testa e di gambe, di classe e di forza. Il Principe di Bury diventa Re ed entra nell’albo d’oro della Vuelta, sfiancando uno dopo l’altro i suoi avversari su un percorso che più duro non si può. Ma Simon fa di più, saldando il conto col destino dopo il crollo sul Colle delle Finestre che gli aveva negato un Giro d’Italia già vinto e mettendo a tacere i critici che lo vedevano inadeguato sulle tre settimane. Indossa la maglia di leader quasi subito, la cede per evitare pressioni deleterie e se la riprende di forza quando conta di più, sfoggiandola col suo aplomb britannico fino a Madrid.

Voto 9...A Elia Viviani re velocista

Al netto dello spettacolo che ci spetterà a Innsbruck, è davvero un peccato che quest’anno il Mondiale non sia per velocisti. Sì perché il migliore ce l’ha l’Italia e si chiama Elia Viviani, che sul celebre traguardo di Madrid coglie il suo 18esimo successo stagionale, 67esimo di una magnifica squadra da 10 e lode. Lo sprinter della Quick-Step Floors ha vinto 4 tappe al Giro d’Italia, 3 alla Vuelta, i Campionati Italiani, la Classica di Amburgo e perfino una medaglia d’oro agli Europei su pista. Ha portato la maglia ciclamino a Roma e quella Tricolore in Spagna dove ha battuto Sagan in volata e l’anno prossimo avrà tutti i più grandi al Tour de France. Dopo, le Olimpiadi di Tokyo: velocista, pistard, campione.

Voto 8...Al podio dei giovani, con Mas e Lopez

Enric, 23 anni, è la più grande sorpresa di questa Vuelta, chiusa da primo degli umani con una corsa di altissimo livello e coronata dal trionfo “fuori categoria” sul Coll de la Gallina. È partito a mille e non ha più alzato il piede dell’acceleratore, crescendo di condizione mentre gli altri calavano. Per Miguel Angel, 24 anni, è un voto di riconferma, ancora sul podio dopo il terzo posto al Giro d’Italia. Certo, alcuni diranno che gli manca la cattiveria giusta per vincere una corsa così, ma in fondo è stato quello che ha provato più di tutti ad incrinare le certezze di un Simon Yates in stato di grazia. Godiamoceli, tutti e tre, su un podio freschissimo. C'è da scommettere che li rivedremo ancora così, magari a posizioni invertite, magari al Giro o al Tour.

Il podio della Vuelta 2018

Il podio della Vuelta 2018Getty Images

Voto 7...Al coraggio di Pinot e De Marchi (e De Gendt)

Ne abbiamo scelti 3 che, per ragioni inversamente proporzionali, si sono resi protagonisti alla Vuelta. Intanto Thibaut Pinot che si prende la tappa simbolo di questa Roja ai Lagos di Covadonga e poi bissa sui Pirenei di Andorra: lo scalatore francese, comunque 6° finale, ha trovato la sua dimensione. Secondo il Rosso di Buja, Alessandro De Marchi, che vince la tappa della vita sul traguardo di Luintra: perché quando il gioco si fa duro - fra i cacciatori di traguardi galiziani - il nostro comincia a giocare… Rigorosamente in fuga. Ultimo l’inossidabile Thomas De Gendt che si porta a casa la maglia a pois, la terza dell’anno dopo Parigi-Nizza e Romandia: grimpeur di razza, campione di fatica.

Voto 6...Ai progressi di Nibali e alla classe di Valverde

Stesso voto per due dei corridori più vincenti della carovana, ma con crismi molto diversi. Vincenzo si è presentato alla partenza di Malaga completamente al buio, alla ricerca della gamba e delle sensazioni giuste in vista del Mondiale di Innsbruck dopo l’infortunio alla vertebra patito al Tour. Dopo un inizio difficile, ci è riuscito in parte, attaccando coraggiosamente da lontano e lavorando per la squadra con compiti da gregario. Lo Squalo è anche questo. Alejandro l’Embatido, 38 anni compiuti, è stato il principale rivale di Yates fino all’ultima salita della corsa, dove è crollato perdendo un podio che sembrava già scritto. Ma i lampi di classe, quelli alla sua maniera, ci hanno fatto spellare ancora una volta le mani. Per chi se le fosse perse, vedere le stoccate a Caminito del Rey e a Almadèn.

Voto 5...A Peter Sagan e la sua Vuelta spuntata

D’accordo la caduta al Tour e la scelta di correre la Vuelta in funzione di un Mondiale francamente proibitivo, però se Sagan non vince è pur sempre una notizia e stavolta la condizione non è proprio delle migliori. Sulle rotte di Spagna, il campione del mondo s’imbatte in Viviani allo sprint, ma anche Gallopin e Valverde lo battono sui traguardi più “classici”: così Sagan chiude la Vuelta con 6 podi di tappa - doveva ritirarsi dopo una decina di tappe, invece è andato fino in fondo - di cui 4 secondi posti. Se poi vincerà a Innsbruck la sua quarta maglia iridata, diventerà una leggenda.

Voto 4...Alla crisi di Fabio Aru

Il sardo arrivava in Spagna con voglia di riscatto dopo la stagione più difficile della sua carriera. Purtroppo, per noi e per lui, le strade della Vuelta hanno reso ancora più amara l’annata di Aru, in ritardo rispetto ai migliori fin dalle prime asperità e incapace di crescere sulle tre settimane. Le lacrime e il sangue dopo una caduta sfortunata in discesa sono state l’apice del suo momento nero e di una crisi di cui, al momento, non si vede una fine. La grinta e la voglia di non mollare con cui ha chiuso la corsa sono encomiabili, ma urge ritrovare l’uomo e il corridore, perché ne abbiamo davvero bisogno. Forza Fabio!

Voto 3...All'attendismo di Nairo Quintana

Non c’è più nemmeno tanto da stupirsi se le tattiche della Movistar falliscano miseramente nel corso dei grandi giri. Con Quintana e Valverde, la squadra spagnola porta a casa la maglia verde, un quinto posto generale e 2 successi di tappa, solo che è tutto appannaggio dell’Embatido perché invece lo scalatore andino è il grande sconfitto della Vuelta. Dobbiamo ammetterlo: già respinto dal Tour, Nairo non fa più la differenza in salita perché è già un corridore in netta flessione, mentre la Movistar è ormai recidiva per le sue sciagurate scelte tattiche. Peccato.

Voto 2...Alla figura del Team Sky

Zero vittorie di tappa e fuori dalla Top 10 della generale. Un Team Sky così estraneo alla corsa, sinceramente, non ce lo ricordavamo e non basta la debole scusante dell’assenza dei grandi capitani e di una squadra non all’altezza di quelle che solitamente dominano. Il leader designato era David De la Cruz, che a parte qualche fuga non ha mai lasciato il segno, chiudendo 15esimo a quasi mezz’ora da Yates. L’unico a salvarsi è stato Kwiatkowski, addirittura in rosso a inizio Vuelta, ma poi sfiancato da una stagione infinita. Dalla squadra di Brailsford ci attendevamo ben altro.

Michal Kwiatkowski

Michal Kwiatkowski Getty Images

Voto 1...All'Italia in "assenza" dei suoi big

La questione è spinosa e specie alla vigilia di Innsbruck, perché se Elia Viviani è il miglior velocista dell’anno, in salita le cose vanno male per il nostro ciclismo. Di fatto, era dal 1995 che l’Italia non metteva nemmeno uno corridore sul podio dei tre grandi giri… E se Davide Cassani pensa a Moscon come piano B, anzi C per i dolori di Nibali e Fabio Aru, è perché il migliore italiano della generale alla Vuelta è stato Brambilla: 16° a mezzora esatta da Yates. Forza Italia che urgono scalatori.

Voto 0...Ai problemi organizzativi della Vuelta

Una corsa spettacolare e imprevedibile, questo non si nega. Ma in fatto di organizzazione la Vuelta lascia ancora molto a desiderare. Per dettagli chiedere a Geniez e soprattutto al povero Van Baarle, costretto al ritiro per la frattura del bacino dopo aver centrato un addetto di corsa subito dopo il traguardo della 12^ tappa. Per non parlare delle transenne fatte volare a centro strada dalla coreografia dell’Aeronautica a San Javier, nella sesta frazione. Per fortuna erano di plastica. In generale rimane la sensazione che molte cose siano fatte in maniera approssimativa e per una corsa di questo livello non va bene. Rimandati!

Video - Che pasticcio alla Vuelta! Geniez travolge uno spettatore distratto, Van Baarle si ribalta

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