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Peter Sagan, il Mondiale di Richmond e la benedizione del riformista

Peter Sagan, il Mondiale di Richmond e la benedizione del riformista

Il 29/09/2015 alle 07:30Aggiornato Il 11/03/2016 alle 13:03

Non ha ancora vinto una Classica Monumento, ma sceglie la Monument Avenue per rovesciare gli schemi del ciclismo moderno con la calma della prima maturità. E se il Tour of California aveva svelato il suo straordinario talento, la Virginia consacra Peter Sagan campione del mondo con buona pace dei detrattori: un'iride che cancella tutte le sindromi da eterno secondo confermando tutta la sua classe

Da enfant prodige, ha svelato il suo talento fra impennate sul traguardo (Gent-Wevelgem), palpate a una miss sul podio del Fiandre e improbabili tinture verdi al Tour del centenario. Correva l’anno 2013 e Peter Sagan, fra “piccole” classiche, tappe ai grandi giri e alle corse di una settimana, aveva già vinto tanto. Non abbastanza però per uno come lui, formidabile performer delle due ruote, il corridore più puro della generazione duepuntozero.

Ecco che allora due anni dopo, dalla scorsa primavera, i piazzamenti in doppia cifra nelle grandi classiche e i podi al Tour de France (7) senza vincere nemmeno una tappa si trasformano in un problema. Sagan l’eterno secondo, Sagan il primo degli sconfitti, Sagan il campione mancato, Sagan delle 4 maglie verdi consecutive e “consolatorie” alla Grande Boucle. Sagan che non ha mai fatto qualcosa di banale… E a Richmond si consacra con una bellissima medaglia iridata: tutto al contrario, prima di vincere una Classica Monumento, stravolgendo a suo modo le regole del ciclismo per riscriverne la storia.

Peter Sagan è campione del mondo 2015

Peter Sagan è campione del mondo 2015AFP

Golden boy dello sport mondiale, amatissimo in Italia per ragioni "adottive", ovvero la lunga militanza in Liquigas-Cannondale, a 25 anni, Sagan vince il Mondiale di ciclismo con la calma della prima maturità e tutta la grazia del fuoriclasse. Mai ordinario, travolto da una moto alla Vuelta a España, ha preparato la corsa iridata nello Utah fra la desolazione delle alture americane: come Jack Kerouac nel Big Sur, come Alex Supetramp Into the Wild, rovesciando la regola della sconfitta con la logica del lieto fine.

Peché ieri Sagan non ha fallito, ha scaricato la fiamma a tremila metri dal traguardo di Richmond su uno strappo (il penultimo) di 100 metri in pavé al 16 per cento. È il Libby Hill che vale come un Grammont o un Cauberg, e che consegna alla Slovacchia di Peter e suo fratello Juraj il secondo Mondiale americano dopo Colorado Springs. Allora, nel 1986, vinse Moreno Argentin: stavolta i nostri sono dispersi nella Monument Avenue, eppure siamo così felici che abbia trionfato Sagan e che adesso, per almeno un anno, si varrà di uno scudo iridato contro i suoi detrattori. Un po’ fratello d’Italia, un po’ Peter Pan, quello che diceva Dovete fare pensieri dolci e meravigliosi. Saranno loro a sollevarvi in aria.

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