AFP

Sagan bissa l'iride ed è ancora Campione del Mondo! Podio regale e quinto Nizzolo

Sagan bissa l'iride ed è ancora Campione del Mondo! Podio regale e quinto Nizzolo

Il 16/10/2016 alle 15:40Aggiornato Il 17/10/2016 alle 11:21

Da Richmond a Doha, dal canyon al deserto d'Arabia, Peter Sagan (Slovacchia) è imbattibile sul traguardo iridato, eroe dei due mondi. Secondo Mark Cavendish (Gran Bretagna), terzo Tom Boonen (Belgio) in una volata di storia del ciclismo moderno. Gara decisa da un ventaglio belga -177 km: l'Italia è grande co-protagonista e quinta finale con Giacomo Nizzolo; Germania estromessa dallo sprint finale.

Sagan vince il primo Mondiale del Medio Oriente e di un ciclismo sedotto dalla nuova frontiera del capitale, con tutte le sue idiosincrasie sociali - dove pare che i nativi non si siano accorti di un evento estraneo al costume - e le difficoltà climatiche, a temperature elevate nell’arsura del deserto arabico. Qui finiscono le postille e inizia il canto di Peter Sagan, straordinario fuoriclasse del ciclismo di oggi, due volte Campione del Mondo, primo Campione d'Europa, vincitore quest'anno della Gent-Wevelgem, del Fiandre, di 3 tappe del Tour de France, maglia verde della Grande Boucle per elezione terrena, maglia iridata di manifesta superiorità.

Guardate il podio di Doha: Peter Sagan medaglia d'oro; Mark Cavendish medaglia d'argento; Tom Boonen medaglia di bronzo. Con 4 Mondiali - Cannonball a Copenhagen 2011; il belga a Madrid 2005 - c'è tutta la storia del ciclismo veloce e moderno: 353 vittorie in tre (89; 142; 122), mai un podio era stato "tutto iridato". Scorrete la top-ten del primo Mondiale arabico: c'è l'Italia quinta con Giacomo Nizzolo e grande co-protagonista del blocco Belgio dal ventaglio del deserto. Forse il Tricolore è scattato troppo presto sul rettilineo del traguardo, lanciato alla perfezione da Jacopo Guarnieri; forse non si poteva fare di meglio contro il lignaggio del ciclismo World Tour; forse Elia Viviani s'è chiamato fuori dalla volata per un attacco di crampi. L'Italia però ha corso bene e questa sì che invece è una certezza.

Le podium royal des championnats du monde : Peter Sagan, Mark Cavendish et Tom Boonen (AFP)

Una corsa mondiale, due parti differenti per ragioni tecniche, ambientali e paesaggistiche. La prima si svolge per 150 chilometri nel deserto del Qatar contro il forte vento mediorientale che soffia da nord-ovest. La prima ora di prova è calda, blanda e vale la gloria per 7 coraggiosi attaccanti fuori dai riflettori delle gare World Tour: Nicholas Dougall (Sudafrica) René Corella (Messico) Brayan Ramirez (Colombia) Sergiy Lagkuti (Ucraina) Natnael Berhane (Eritrea) Ryan Roth (Canada) e il marocchino Anass Ait El Abdia.

La prova s’accende a 177 chilometri dal traguardo quando il vento, per un breve tratto, spira laterale prima del favore del gruppo: è qui che i famosi passisti inglesi prendono iniziativa e il grande Belgio orchestra in blocco un ventaglio che in pochi metri estromette tre quarti del plotone. Una desert storm che spazza via le ambizioni della Germania - la squadra sulla carta più forte con il tridente veloce Kittel, Greipel, Degenkolb e il campione del mondo a cronometro Tony Martin - e della “doppia Francia” di Demare e Nacer Bouhanni. Non bastasse, si ritira uno dei grandi favoriti, il colombiano Fernando Gaviria, coinvolto in un incidente tra Mezgec e Luke Durbridge.

Si forma qui un primo ventaglio di leader della corsa: Peter Sagan, Michal Kolar (Slovacchia 2) Mathew Hayman, Michael Matthews (Australia 2) Adam Blythe, Mark Cavendish (Gran Bretagna 2) William Bonnet (Francia) Tom Boonen, Jens Keukeleire, Oliver Naesen, Jürgen Roelandts, Greg Van Avermaet, Jasper Stuyven (Belgio 6) Daniele Bennati Jacopo Guarnieri Giacomo Nizzolo Elia Viviani (Italia 4) Niki Terpstra, Tom Leezer (Olanda 2) Truls Engen Korsaeth, Alexander Kristoff, Edvald Boasson Hagen (Norvegia 3) Ryan Roth (Canada) Sergiy Lagkuti (Ucraina) Natnael Berhane (Eritrea) Nicholas Dougall (Sudafrica) e Anass Ait El Abdia (Marocco).

Le peloton sur le parcours des championnats du monde à Doha

All’ingresso del circuito cittadino di Doha nel cuore del Golfo Persico, il vantaggio del primo ventaglio è di 2 minuti ed è l’Italia, con l'inossidabile Daniele Bennati, a collaborare maggiormente coi passisti belga in andatura mentre Guarnieri ripara i due velocisti nostrani (Viviani e Nizzolo) dal vento litoraneo. Gli inseguitori s’arrendono mentre mancano 3 giri di Doha e si ritirano Degenkolb e Kittel dopo Tony Martin. Davanti, non tutti fra i 24 battistrada vogliono lo sprint e ci sono con loro i 5 fuggitivi superstiti della prima ora: era dal 1968, quando Vittorio Adorni vinse il primo “Mondiale italiano” a Imola un anno dopo Merckx a Heerlen, che una corsa elite non si decideva così lontano.

Le groupe de tête sur le parcours final des Mondiaux à Doha

Fra i battistrada della prova mondiale, due medaglie d’oro di Rio 2016: Greg Van Avermaet (strada) ed Elia Viviani campione olimpico nell’omnium. A 15,2 chilometri dal traguardo, inizia l’ultimo giro del circuito di Doha, fra i palazzi dlla ricchissima isola di Pearl, dopo 5 ore e 22 minuti di corsa. Ai meno dieci, c’è ancora Bennati in testa al gruppo mentre Viviani marca Van Avermaet e Guarnieri serve Nizzolo. Meno cinque: il primo scatto è di Terpstra stoppato da Van Avermaet ed è proprio l'Olanda, in testa senza i suoi velocisti, a tentare la sparata con Tom Leezer nell'ultimo chilometro e mezzo. Uno scatto netto che però non basta a beffare la volata da lontano di Guarnieri/Nizzolo e il ritorno di Sagan a ruota di Cavendish: lo slovacco finta su Cannonball e scatta largo a destra saltando Nizzolo e Boonen in piedi sui pedali. Le braccia al cielo e un'altra medaglia d'oro: i suoi pensieri sono dolci e meravigliosi.

VIDEO - La scienza applicata al ciclismo: come correre controvento

Scusa, questo video non è più disponibile