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Fabio Aru dice no al Mondiale di Innsbruck: una decisione sofferta ma sensata

Fabio Aru dice no al Mondiale di Innsbruck: una decisione sofferta ma sensata

Il 24/09/2018 alle 20:34Aggiornato Il 24/09/2018 alle 20:39

Il sardo ha deciso di non rispondere alla convocazione di Cassani per la rassegna iridata, rinunciando a un Mondiale che, sulla carta, si sposava con le sue caratteristiche. Una decisione difficile ma comprensibile per un corridore che deve voltare pagina in fretta per ritrovare forma e sensazioni delle stagioni passate.

" Purtroppo la mia condizione non è quella che vorrei e, con ogni probabilità, non mi consentirebbe di onorare al meglio la convocazione in Azzurro. A malincuore, dopo essermi consultato con il commissario tecnico Davide Cassani, ho preso la decisione di rinunciare alla convocazione della Nazionale Italiana per i Campionati del Mondo. [Fabio Aru]"

Fabio Aru sceglie un breve post su Facebook per annunciare il suo forfait alla durissima prova mondiale di Innsbruck, una scelta coraggiosa e sicuramente sofferta per il sardo, che sulle temibili salite austriache sognava una corsa da protagonista. Ma lo stato di forma, purtroppo, è quello che è e la decisione è sembrata inevitabile.

Gli 8 convocati di Davide Cassani

Vincenzo Nibali Bahrain Merida
Gianni Moscon Team Sky
Alessandro De Marchi BMC
Damiano Caruso BMC
Domenico Pozzovivo Bahrain Merida
Franco Pellizotti Bahrain Merida
Dario Cataldo Astana Pro Team
Gianluca Brambilla Trek Segafredo

Rinuncia sensata

Quando lo scorso settembre era stato svelato il percorso della prova in linea, Fabio Aru avrà di certo abbozzato un sorriso. Con più di 4600 metri di dislivello e salite adatte ai giganti della categoria, il sardo avrebbe di certo potuto ritagliarsi un ruolo importante. Da outsider di lusso, sicuramente, o da co-capitano al fianco di Vincenzo Nibali, perché no. Magari con un attacco coraggioso da lontano. Putroppo, dodici mesi dopo, quel verbo è rimasto al condizionale. Il sardo non ci sarà e l’ambizione se n'è andata, insieme al sorriso e alla forma dei giorni migliori. Cassani aveva ribadito la sua titolarità alla presentazione della squadra dello scorso 17 settembre, ma oggettivamente sarebbe stato difficile trovare posto ad un Aru così in un’Italia che presenta già tante incognite. Una squadra dove tutti e 8 gli uomini schierati devono essere in grado di fare la differenza nel proprio ruolo, fisicamente e mentalmente. Fabio è un corridore onesto e sa cosa vuol dire vestire la maglia azzurra, che sia da prima punta o da gregario. Ma se si tira indietro, una motivazione valida ci dev’essere.

Annus horribilis

È davvero una beffa che un Mondiale così adatto alle caratteristiche di Fabio, coincida con l’anno in assoluto meno memorabile della sua carriera, per usare un eufemismo. Già, perché la stagione è iniziata male ed è continuata peggio. Dalle timide apparazioni alla Tirreno Adriatico e al Tour of the Alps in primavera alla crisi del Giro d’Italia, chiuso con un ritiro; da un Giro di Polonia senza squilli alla Vuelta di Spagna del teorico riscatto, che però ha riservato solo che nuove delusioni. Fino ad arrivare al Memorial Pantani dello scorso sabato, chiuso con un mestissimo penultimo posto. Una gara che ha avuto il gusto della resa definitiva nella rincorsa a un Mondiale che, per lui, ha riservato una salita invalicabile ancora prima di cominciare. Al momento il sardo è iscritto a Tre Valli Varesine, Milano-Torino e Giro di Lombardia, gare di chiusura di questo 2018. Ma al netto di sorprese che gli auguriamo, potrebbe concludere la stagione senza successi per la prima volta dal 2013.

Fabio Aru durante il Giro d'Italia 2018

Fabio Aru durante il Giro d'Italia 2018Getty Images

Il futuro non è perduto

I motivi di un’annata così, probabilmente, non li conosce nemmeno Aru. Dalla preparazione sbagliata alle poche gare corse, le teorie sono state diverse e insistenti. Di certo sembra ingeneroso chi ha additato il sardo come “finito” o “sopravvalutato”. Uno che arriva nei primi 5 in tutti i Grandi Giri è merce rara, soprattutto in un movimento italiano che fatica a sfornare altri corridori con queste caratteristiche. L’involuzione c’è ed è evidente, ma non per questo è irreversibile. Aru deve ritrovarsi anche mentalmente e ha l’età giusta per farlo. Servono coraggio e orgoglio, due delle qualità che hanno fatto la sua fortuna in carriera.

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