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Campioni del mondo e l'arte di ripetersi: Sagan, Gilbert, Valverde e Rui Costa a Yorkshire 2019

Campioni del mondo e l'arte di ripetersi: Sagan, Gilbert, Valverde e Rui Costa a Yorkshire 2019

Il 28/09/2019 alle 00:00Aggiornato Il 28/09/2019 alle 01:19

Mondiale da specialisti delle classiche, quello che si disputerà tra Leeds e Harrogate domenica 29 settembre. Al via ci saranno quattro corridori già capaci di conquistare l'iride in passato: non sarebbe una sorpresa vedere uno di loro indossare nuovamente la maglia più ambita.

Ci sono un belga, un portoghese, uno slovacco e uno spagnolo. Tutti europei, ma tutti già capaci di conquistare il mondo. Non è una barzelletta, ma la storia recente dei Mondiali di ciclismo su strada. Chi con un’azione da finisseur, chi in una volata a due. Chi in uno sprint di gruppo, chi domando gli avversari su temibili rampe. Philippe Gilbert, Rui Alberto Faria da Costa, Peter Sagan e Alejandro Valverde – in rigoroso ordine cronologico - hanno già vestito l’iride: Harrogate, col suo percorso teatrale, offrirà loro la possibilità di replicare l’opera.

L'albo d'oro recente

2018 (Innsbruck) Alejandro VALVERDE (ESP)
2017 (Bergen) Peter SAGAN (SVK)
2016 (Doha) Peter SAGAN (SVK)
2015 (Richmond) Peter SAGAN (SVK)
2014 (Ponferrada) Michal KWIATKOWSKI (POL)*
2013 (Toscana) Alberto RUI COSTA (POR)
2012 (Valkenburg) Philippe GILBERT (BEL)

*assente al Mondiale 2019

Philippe Gilbert, il principe

Quando l’allora 30enne belga si presentava ai nastri di partenza di Valkenburg 2012, il suo palmarés stagionale recitava appena due vittorie: 9^ e 19^ tappa della Vuelta di Spagna. Un’inezia se si pensa che l’annata precedente – l’ultima in maglia Lotto - era stata una delle più sfavillanti degli ultimi 25 anni di ciclismo. Gilbert vinse quel Mondiale sverniciando Nibali e compagnia sull’amato Cauberg, sfilando col suo ghigno vincente nell’ultimo chilometro verso il traguardo. Sembrava già l’apice di una carriera da ricordare, ma chi aveva pensionato prematuramente principe Filippo si è dovuto ricredere. Il Fiandre nel 2017 e la Roubaix di quest’anno hanno elevato il suo palmarès da eccezionale a leggendario. Le due vittorie all’ultima Vuelta dimostrano che classe e ambizione sono illibate, oltre a costituire – per gli amanti della cabala – un’interessante analogia con il 2012. Ad Harrogate, Gilbert sarà il leader di uno squadrone che può schierare altri due alfieri che puntano al bersaglio grosso: Greg Van Avermaet e Remco Evenepoel. Ma lui, che potrà giocarsi le sua carte sia con un assolo che in uno sprint ristretto, rimane la punta di diamante.

Video - The Day When... Philippe Gilbert vinse il Fiandre tagliando il traguardo con la bici sollevata

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Rui Costa, l’outsider

Nome che forse stona un po’ rispetto alla compagnia di cui gode in questo articolo, ma pur sempre di ex campione del mondo si tratta. Il portoghese, 33 anni la prossima settimana, sembra aver imboccato da tempo il viale del declino. Il suo ultimo successo risale all’Abu Dhabi Tour del 2017 e quest’anno, escluso il secondo posto finale al Romandia dietro a Primoz Roglic, è stato decisamente anonimo. Nello Yorkshire vestirà comunque i gradi di capitano del sestetto portoghese (composto dagli Oliveira, i gemelli Goncalves e il rampante Guerreiro), outsider come la sua Nazionale che in ogni caso non andrà sottovalutata. Dopotutto, in pochi avrebbero pronosticato il suo trionfo a Firenze 2013, quando domò la generosità di Nibali e il tatticismo discutibile di Valverde, prima di bruciare Purito Rodriguez nel testa a testa finale. Sei anni dopo, Rui Costa proverà a giocarsi ancora le sue carte, imprevedibile come una gara mondiale può rivelarsi.

Rui Costa batte Joaquim Rodriguez nella volata a due di Firenze: il portoghese è campione del mondo

Rui Costa batte Joaquim Rodriguez nella volata a due di Firenze: il portoghese è campione del mondoLaPresse

Peter Sagan, lo specialista

Una maledizione, dicevano gli scaramantici. Poca attitudine e un pizzico di sfortuna in certi palcoscenici, rispondevano i più realisti. Oggetto del contendere era Peter Sagan, indole del predestinato ma incapace di imporsi nelle grandi corse di un giorno. Fino al 27 settembre 2015, quando a Richmond (Virginia) tutto cambiò. Il primo dei tre Mondiali di fila dello slovacco fu una pennellata di classe: invisibile per tutto il giorno, si materializzò sull’ultimo strappo e fece il vuoto in discesa, domando la bicicletta come una rockstar. Un film così bello da renderlo una trilogia. Perché poi ci furono il bis nella volata regale di Doha, davanti agli ex iridati Cavendish e Boonen. E il tris consecutivo della leggenda – come lui nessuno mai – nel fotofinish di Bergen, pochi centimetri davanti alla ruota del padrone di casa Kristoff. Nel frattempo Sagan ha imparato anche a vincere le classiche (vedi Fiandre 2016 e Roubaix 2018). Nello Yorkshire – e qua ci sbilanciamo – potrebbe anche essere il favorito. Dovrà guardarsi dagli attacchi che arriveranno da ogni parte, perché lui, come al solito, sarà l’osservato speciale numero 1. Ma se dovessero portarlo all’arrivo…

" Devo ricordarmi di mettere la sveglia [Peter Sagan, il giorno prima del Mondiale vinto a Richmond]"
Peter Sagan, campione del mondo a Bergen per la terza volta

Peter Sagan, campione del mondo a Bergen per la terza voltaGetty Images

Alejandro Valverde, l’eterno

Dove eravate quando l’Imbatido vinceva l’argento mondiale sulle strade di Hamiton (Canada), il 12 ottobre 2003? Quel giorno, al secondo anno da professionista, il murciano strinse il suo indissolubile legame con la corsa arcobaleno, conquistando la prima delle sue sette medaglie mondiali. Non trascurabile però, per un vincente come lui, che sia solo l’ultima quella del metallo più pregiato. Detto ciò, la sua storia è scolpita negli annali: quando ci si gioca il campionato del mondo, Alejandro Valverde non si può mai escludere dalla contesa. Nenche a 39 anni, 16 primavere dopo quel debutto mondiale. Secondo all'ultima Vuelta, la sua Spagna avrà anche un uomo in più (9) grazie al ranking e alla sua vittoria di Innsbruck. Dove dodici mesi fa, su un percorso tremendo, furono lacrime di gioia. Stavolta, sulla carta, non partirà nelle primissime posizioni della griglia, per un finale adatto a gente più esplosiva di lui. Ma scommettereste mai contro don Alejandro?

Il percorso

I corridori affronteranno 284,5 km da Leeds a Harrogate. Nella prima parte ci saranno diversi saliscendi, poi al km 59 inizierà la prima salita classificata, Cray, lunga 6,6 km con una pendenza media appena dell’1,3% ma una rampa nel finale all’8,9%. Al km 94 ci sarà poi l’ascesa di Buttertubs, lunga 6 km e anche questa con una pendenza media molto bassa, 2,5%, ma un tratto duro all’11,7%. La terza e ultima salita del tratto in linea è quella di Grinton Moor, al km 120, lunga 4,4 km, con una pendenza media del 5,3% e massima dell’8,8%. Se la velocità sarà elevata, queste tre ascese potranno fare una prima selezione in gruppo.

Mondiale 2019 Yorkshire - Altimetria

Seguirà poi un tratto di discesa e falsopiano per arrivare a Harrogate, dove a 97 km dal traguardo si entrerà nel circuito finale, con sette giri da 13,8 km da affrontare. Si tratta di un tracciato tecnico, complesso sia dal punto di vista planimetrico, con diverse curve ad angolo retto, che altimetrico, visto che saranno presenti due brevi strappi, di cui il secondo impegnativo, e l’arrivo sarà in leggera salita. Nel circuito finale si potrà quindi fare la differenza e qualcuno potrebbe provare a piazzare un attacco, altrimenti, è appare l’ipotesi più probabile, vedremo il gruppetto dei migliori giocarsi la vittoria in una volata ristretta.

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