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Coppi, Bugno e Pantani: l'Alpe d'Huez, tempio verticale del Tour de France

Coppi, Bugno e Pantani: l'Alpe d'Huez, tempio verticale del Tour de France

Il 19/07/2018 alle 09:23Aggiornato Il 19/07/2018 alle 12:22

Da Coppi a Bugno, da Guerini alla (ri)nascita del mito Pantani. Oggi l'Alpe d'Huez è il centro di gravità del ciclismo, simbolo del Tour de France.

Fra due muri di neve, c’è una montagna infinita che si chiama Alpe d’Huez. In fondo al secolo breve, ci sono le imprese di Gianni Bugno e Marco Pantani. All’origine del mito c’è Fausto con la sua bici celeste e la grazia del Campionissimo, perché se l’Alpe fosse in Italia, sarebbe la Cima Coppi. Di chi, prima dello Stelvio, ha esplorato anche questo cul de sac. Di chi, alzandosi sui pedali, ha scoperto il confine umano e poi l’ha superato.

" C’est un cul de sac (Jacques Goddet, fondatore de L'Equipe)"

Prima del 1952, Huez è solo un punto geografico in fondo a una strada dissestata, ma a Grenoble vive un affarista innamorato del ciclismo che si chiama monsieur Georges Rajon e vuole portare la Grande Boucle lassù, dove c’è un rifugio di legno per qualche ardito sciatore. «C’est un cul de sac!», dice Jacques Goddet mentre un assegno di duecentomila franchi scivola sulla scrivania che fu di Desgrange. Così che nell’inverno del 1952, a Bourg d’Oisans, Élie Wermeliger mangia un gratin dauphinois degno dell’erede al trono, monta quelle pesanti catene e guida sulla parete verticale che porta a Huez.

Wermeliger è un giornalista de L’Èquipe, ha una Citroën Traction Avant 11 e con lui c’è una guida alpina che, tra due muri di neve, gli dice: «Lassù non troverai niente». Vero. In fondo a questa carrettiera di fango, non vedeva l’ora di gustarsi una crostata alle noci, ma a Huez non c’è nemmeno un bistrot e questo fiacco écrivain rimedierà solo un caffè nero bollente. Élie sta stendendo il suo rapporto e quel vicolo cieco sarà il traguardo più famoso del Tour de France. Grazie a un ricco assegno, a Goddet e Wermeliger che del ciclismo hanno scritto L'Équipée Belle.

Coppi all'origine del mito

Il 4 luglio 1952 è la decima tappa della Grande Boucle e si parte da Losanna verso quella salita innominata che, come una serpe verde, s’arrampica fino a un cielo azzurro tenebra. Quell’anno, Fausto Coppi ha vinto il suo quarto Giro d’Italia e al Tour s’impone nella crono di Nancy, ma la mattina dell’Alpe ha gli occhi spenti e i capelli assurdamente spettinati. Dicono che non ha dormito, che è stanco, che non lascerà il segno. Poche ore dopo, Fausto è un uomo solo al comando: s’è messo in piedi sui pedali, ha staccato Robic e Ockers alle pendici dell’Alpe.

Jacques Augendre è Monsieur Tour de France per aver seguito da inviato cinquanta edizioni della Grande Boucle. La prima volta fu nel 1936 ma quell’estate, il 4 luglio 1952, Augendre sta seguendo la tappa dalla redazione dell’Équipe di Parigi. Passano i tornanti, Jacques alza le braccia ed esclama: «L’Alpe d’Huez è una salita hollywoodiana!». A vederlo danzare sui pedali, Coppi è un capolavoro in bianco e nero alla conquista della maglia gialla. Gliela cede Sandrino Carrea sorridendo al suo immenso capitano che la porterà fino agli Champs Élysées.

Italia Novanta: i sigilli di Bugno

La chiamano Dutch Mountain per le 8 vittorie olandesi nelle prime 14 tappe (Zoetemelk 1976/79, Kuiper 1977/78, Winnen 1981, Rooks 1988, Theunisse 1989), però ci sono pagine di storia d’Italia serbate nel cuore dell’Alpe. Prima la firma prestigiosa di un colombiano ante litteram, il formidabile scalatore Luis Herrera (1984), e l’ultima magnifica oeuvre di Bernard Hinault alla ricerca del tempo perduto: correva l’anno 1986 e le Blaireau si congedava nel modo più bello possibile dal suo Tour.

Negli anni Novanta, l’americano Andrew Hampstein (1992) è un neo sulla bandiera italiana che svetta sull’Alpe d’Huez - come più avanti le righe sul nome di Armstrong - da quando Gianni Bugno la conquista due volte: nel 1990 batte Greg LeMond che vincerà il suo terzo Tour consecutivo, l’anno dopo precede Indurain in maglia gialla. Nel 1994, Roberto Conti rifila 2 minuti a Buenahora, poi la nascita del mito di Marco Pantani che a Huez vince la sua prima tappa al Tour.

L'Italia dell'Alpe d'Huez

L'Alpe di Marco Pantani

La prima volta, nel 1995, Pantani s’alza sui pedali e scarica una fiamma che incendia la Grande Boucle. Ivan Gotti è l’ultimo a resistergli: quando il peggio è passato e i tornanti sono finiti, Marco sbaglia strada ma è solo un segno nel destino dell’eroe tragico. Milano-Torino 1996: in discesa da Superga, Pantani si schianta a sessanta all’ora contro una jeep e si rompe la gamba. Venti mesi dopo, Pantani rinasce sull’Alpe scattando contro Virenque e Jan Ullrich. La scala in 37 minuti e 35 secondi alla media di 23.08 chilometri orari. Huez è un tempio verticale.

# Atleta Tempo Anno
1 Marco Pantani 37'35" 1997
2 Lance Armstrong 37'36" 2004
3 Marco Pantani 38'00" 1994
4 Lance Armstrong 38'01" 2001
5 Marco Pantani 38'04" 1995
6 Jan Ullrich 38'23" 1997
7 Floyd Landis 38'34" 2006
8 Andreas Kloeden 38'35" 2006
9 Jan Ullrich 38'37" 2004
10 Richard Virenque 39'02" 1997

Nel 1999, l’Italia chiude la sua decade d’oro con Giuseppe Guerini alla conquista della sacra montagna: pensare che un maldestro spettatore, nel tentativo di fotografarlo, l’aveva agganciato al manubrio tirandolo giù dal sellino. Il millennio sta finendo, sic transit gloria mundi.

L'Alpe d'Huez, Regina delle Alpi

Nel segno del Tour centenario, l’Alpe d’Huez fu scalata due volte e vinse Cristophe Riblon (2013). Due anni dopo, l’ultimo vincitore: Thibaut Pinot enfant du pays. Era il 2015 e oggi l’Alpe d’Huez sceglie il suo trentesimo campione. Dalle strade bianche del Plateau des Glieres verso il primo Hors Catégorie sul Col de Romme, la Grande Boucle ha già scalato la Colombière (decima tappa), il Montée de Brisanne, il Col du Pré e la Rosière (undicesima tappa).

La regina delle Alpi è la dodicesima tappa, 175,5 chilometri da Saint-Maurice Les Arcs a Huez, 4 Gran premi della Montagna di cui 3 HC: il Col de La Madeleine, i Lacets de Montvernier, La Croix de Fer e finalmente l’Alpe sacra. È una frazione monstre da cinquemila metri di dislivello e chiude un durissimo trittico alpino: 154,9 chilometri di strada in salita, il 35% della route.

La scalata di Huez

Da 740 a 1850 d’altitudine, la scalata dell’Alpe d’Huez misura 1091 metri di dislivello in 14 chilometri. Nel cuore della Romanche, Le Bourg d’Oisans dà il via alla salita più famosa del Tour de France: pedalando verso l’alto, ci sono uno striscione e una piccola stazione di cronometraggio. Dopo poche centinaia di metri a Pied de côte (740 metri), la strada s’arrampica su un lungo rettilineo che porta al tornante 21: come sullo Stelvio, sono numerati in ordine decrescente e tutti dedicati ai signori dell’Alpe.

Sul primo, cioè l’ultimo, c’è il nome di Fausto Coppi che divide il cartello con Lance Armstrong (2001) perché la cima di Huez ha 29 vincitori. Qui inizia il tratto più duro perché oltre il tornante Coppi ci sono due “diritti” all'11% che non finiscono mai. Dalla curva 20 alla 17, la strada non dà respiro in 2 chilometri e mezzo di doppie cifre, poi la spianata della Garde (977 metri) e un chilometro al 7%: i tornanti 13 e 8 sfilano a distanza regolare sui morbidi declivi di Ribot, ma il primo cartello Bugno (7) indica quota 1390 metri e, passata la chiesetta di Saint Ferréol, si risale al dieci per cento.

La salita dell'Alpe d'Huez: al Tour de France 2018 si scala per la trentesima volta

La salita dell'Alpe d'Huez: al Tour de France 2018 si scala per la trentesima voltaGetty Images

Se sei arrivato fin qui e alzi gli occhi, vedi la vetta ma meglio non pensarci, perché all’uscita del Bugno 6 c’è la massima pendenza: 14%. All’incrocio della Patte d’Oie la strada si divide: svolta a sinistra verso la Station entrée Ovest, direzione Pantani. Mancano tre tornanti: i due di Marco e il numero 1 di Giuseppe Guerini che immette a una rampa durissima di 700 metri verso Place Paganon.

Siamo a quota 1764 e c’è uno striscione d’arrivo, ma il Tour de France impone l’ultima fatica: mille metri di flamme rouge fino ad Avenue du Rif-Nef. È qui che "tutti primi sul traguardo dell’Alpe d’Huez" e avviene la consegna del diploma: un cadeau dell’ufficio del turismo con sopra scritto il tuo tempo d’ascesa. Sarà per ricordo o pienezza, un sogno avverato, il senso della vita.

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