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Daniel Martin si prende il Mur de Bretagne alla sua maniera, Van Avermaet rimane in giallo

Daniel Martin si prende il Mur de Bretagne alla sua maniera, Van Avermaet rimane in giallo

Il 12/07/2018 alle 17:45Aggiornato Il 12/07/2018 alle 18:46

L'irlandese conquista il primo arrivo in salita del Tour de France 2018 con un'azione lanciata all'ultimo chilometro. Secondo Latour e terzo Valverde, vincitore dello sprint dei migliori. Pagano secondi preziosi Dumoulin e Bardet, attardati da una sfortunata foratura nel finale. Van Avermaet rimane leader

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Daniel Martin alla sua maniera! L’irlandese si prende l’arrivo in salita di Mur de Bretagne con una delle azioni che l’hanno reso famoso, vincendo con margine sul Pierre Latour e Alejandro Valverde e timbrando il secondo successo personale alla Grande Boucle. Dietro all’Embatido tutti gli altri big, con l’eccezione di Tom Dumoulin e Romain Bardet, entrambi sfortunati protagonisti di una foratura negli ultimi, intensi chilometri. Poco brillanti anche Chris Froome e Rigoberto Uran, in ritardo di una manciata di secondi rispetto ai migliori. Van Avermaet fatica sulle rampe finali, ma salva la maglia gialla nonostante l’abbuono conquistato da Geraint Thomas al traguardo volante. Potrebbe tenerla almeno fino a domenica.

L'ordine d'arrivo della sesta tappa

1. Daniel MARTIN (IRL) UAE Emirates 4h13'43''
2. Pierre LATOUR (FRA) AG2R +1''
3. Alejandro VALVERDE (ESP) Movistar +3''
4. Julian LAPHILIPPE (FRA) Quick-Step Floors st
5. Rafal MAJKA (POL) BORA Hansgrohe st
6. Adam YATES (GBR) Mitchelton Scott st
7. Bauke MOLLEMA (NED) Trek Segafredo st
8. Peter SAGAN (SVK) BORA Hansgrohe st
9. Geraint THOMAS (GBR) Team Sky st
10. Primoz ROGLIC (SLO) Team LottoNL Jumbo st

Mur de Bretagne, atto terzo

Terzo giorno di fila in Bretagna e prima tappa da circoletto rosso per i favoriti della classifica generale, col Mur de Bretagne che inaugura la serie di arrivi in salita della Grande Boucle numero 105. Un finale da classica delle Ardenne da ripetere due volte e che torna sulle strade del Tour dopo le edizioni del 2011 e del 2015, quando Cadel Evans e Alexis Vuillermoz legarono il proprio il nome a questa ascesa così simbolica. Oggi nessuno dei grandi favoriti potrà nascondersi. La carovana gialla salpa da Brest, la città più occidentale di Francia, e si tuffa inevitabilmente verso l’interno. Come vuole il copione di questo Tour, la fuga di giornata nasce in prossimità del km 0, con questi protagonisti: Laurent Pichon (Fortuneo), Anthony Turgis (Cofidis), Dion Smith (Wanty), Damien Gaudin e Fabien Grellier (Direct Energie).

Mur de Bretagne

Mur de BretagneGetty Images

Ventagli pericolosi

Prima dei fuochi d’artificio previsti per il gran finale, il percorso prevede due facili Gpm: la Cote de Ploudiry e la Cote de Roc’h Trevezel. Dion Smith, ex maglia a pois, le conquista entrambe con estrema facilità, raggiungendo il lettone Toms Skujins in testa alla classifica degli scalatori. Il gruppo se la prende molto comoda, lasciando agli attaccanti quasi 8 minuti. Ma a 100 km dal traguardo la corsa esplode inaspettatamente. In un tratto battuto da forte vento laterale, la Quick-Step imprime un forcing selvaggio, spezzando il plotone in tre tronconi. In tanti si fanno sorprendere. Nibali, Fuglsang, Quintana, Landa e Martin sono i big coinvolti nella seconda parte del gruppo, mentre Primoz Roglic rimane ancora più indietro.

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Fuga senza speranze

I primi due tronconi si ricompongono in breve tempo, mentre la LottoNL Jumbo di Roglic deve faticare una ventina di chilometri per azzerare il minuto e mezzo di margine a cui era naufragata e ricompattare il gruppo. L’andatura tenuta dalla Quick-Step, intanto, fa evaporare il vantaggio degli attaccanti. Kristoff regola Gaviria e Sagan nello sprint intermedio, momento in cui Damien Gaudin lascia la compagnia dei co-fuggitivi e decide di mettersi in proprio. Ma il suo destino è segnato, così come quello degli altri attaccanti. La loro avventura finisce al primo passaggio sul Mur de Bretagne, Gpm vinto dalla maglia a pois Toms Skujins. Mancano 16 km al traguardo.

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Dumoulin buca, Martin brucia tutti

Scollinati, parte Jack Bauer (Mitchelton Scott) in contropiede. L'australiano si invola nella veloce discesa che precede la salita finale, ma il gruppo rimane lì, a una quindicina di secondi. Ci sono tutti i migliori in una fila indiana guidata dagli uomini della BORA Hansgrohe, ma la sfortuna esclude due possibili protagonisti dalla bagarre finale. Prima Dumoulin e dopo Bardet devono mettere piede a terra, traditi da una foratura beffarda. Non rientreranno più. Ci siamo, riecco il Mur. Il primo a tentare un affondo deciso è Richie Porte, ma un attento Geraint Thomas risponde, trascinandosi dietro tutti. E ripreso Porte, parte in contropiede Daniel Martin. Siamo alla flamme rouge dell'ultimo km. È l'inizio di uno sprint lunghissimo per il vincitore della Liegi del 2013, un allungo a cui nessuno resiste nè può rispondere. Nessuno dei big si muove, parte solo Pierre Latour. Ma è troppo tardi. Martin si prende a braccia alzate quella che da queste parti è chiamata l'"Alpe d'Huez di Bretagna". Paragone di certo irriverente, ma la vittoria splendida rimane.

La classifica generale

1. Greg VAN AVERMAET (BEL) BMC 22h35'46''
2. Geraint THOMAS (GBR) Team Sky +3''
3. Tejay VAN GARDEREN (USA) BMC +5''
4. Julian ALAPHILIPPE (FRA) Quick-Step Floors +6''
5. Philippe GILBERT (BEL) Quick-Step Floors +12''
6. Bob JUNGELS (LUX) Quick-Step Floors +18''
7. Rigoberto URAN (COL) Education First +45''
8. Alejandro VALVERDE (ESP) Movistar +51''
9. Rafal MAJKA (POL) BORA Hansgrohe +52''
10. Jakob FUGLSANG (DEN) Astana +53''

Domani tornano protagoniste le ruote veloci, con l'arrivo di Chartres che dovrebbe riproporre il duello Gaviria-Sagan, Colbrelli e gli altri uomini jet permettendo. Con i suoi 225 km è la tappa più lunga di questo Tour de France, ma l'unica difficoltà altimetrica è il Gpm di Buisson de Perseigne a più di 100 km dal traguardo.

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