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Il Tour incontra il Bastille Day: il 14 luglio tra imprese storiche e orgoglio francese

Il Tour incontra il Bastille Day: il 14 luglio tra imprese storiche e orgoglio francese

Il 14/07/2019 alle 10:29Aggiornato Il 14/07/2019 alle 12:37

Il giorno della festa nazionale francese non è mai banale sulle strade della Grande Boucle. Quello di tante imprese epiche del passato, anche di campioni italiani. Quello che ogni corridore transalpino cerchia in rosso sul calendario e che sogna di poter chiudere a braccia alzate.

Canti e trombette, stendardi e bandiere. Il Tour de France è sempre una festa di tifosi colorati e rumorosi. Ma oggi è diverso, è qualcosa di più.

" È un giorno speciale per tutto il popolo francese e ovviamente anche per me. Difficile immaginare uno scenario migliore di questo. "

A parlare è Julian Alaphilippe, l’enfant du pays che con le sue vittorie da fuoriclasse si è erto ad ambasciatore più luminoso che il ciclismo possa offrire in questo momento. È lui l’altro protagonista di giornata a Saint Etienne, visto che da qui ripartirà vestito di giallo dopo aver strappato il simbolo del primato al nostro Giulio Ciccone. L’eccezionalità dell’evento è raccontata dalle recenti statistiche, visto che negli ultimi 20 anni gli unici francesi a vestire il simbolo del primato nel Bastille Day sono stati Thomas Voeckler (2001 e 2004) e Tony Gallopin (2014). E sfilare in questa veste, il 14 luglio, non è cosa da poco.

Thomas Voeckler, in maglia gialla al Tour de France 2004

Thomas Voeckler, in maglia gialla al Tour de France 2004Imago

Gli ultimi vincitori al Tour nel Bastille Day

2018 Dylan Groenewegen
2017 Warren Barguil
2016 Thomas De Gendt
2015 Chris Froome
2014 Vincenzo Nibali
2013 Chris Froome
2012 Andre Greipel
2011 Samuel Sanchez
2010 Paulinho

Volate di gruppo e prove contro il tempo, fughe da cineteca e vette mitiche: nei 116 anni di storia del Tour se ne sono viste tante in questo giorno così speciale. I francesi hanno vinto la tappa in 32 occasioni e con 29 corridori diversi. Il primo è il pioniere Maurice Garin, nell’edizione inaugurale del 1903: vince la Bordeaux-Nantes di 425 km, iniziata il giorno prima e conclusa dopo quasi 16 ore e mezza in sella. L’ultimo, nel 2017, è Warren Barguil, bravo a regolare in maglia a pois Quintana e Contador sul traguardo di Foix. In mezzo, tra gli altri, alcuni calibri da 90 del ciclismo d’oltralpe: Jacques Anquetil, nei trionfi al Tour del 1961 e del 1964. Bernard Thevenet, nel 1975, quando nella Nizza-Pra Loup spodesta dal trono provvisorio nientemeno che sua maestà Eddy Merckx e diventa il primo a negare al Cannibale la vittoria finale alla Grande Boucle. E, in tempi più recenti, Laurent Brochard (nell’anno di grazia 1997), Laurent Jalabert (1995 e 2001) e Richard Virenque (2004). Penultimo, prima di Barguil, lo scalpitante David Moncoutiè: nel 2005 va in fuga per oltre 100 km, beffa i compagni d’attacco in contropiede e vince in solitaria a Digne-les-Bains. Liberté, Égalité, Moncoutiè, titola qualcuno.

Laurent Jalabert all'attacco nella tappa del Tour del 14 luglio 1995

Laurent Jalabert all'attacco nella tappa del Tour del 14 luglio 1995Imago

Giorno speciale in una corsa mai banale, dove la concorrenza è più spietata che in ogni altro palcoscenico. E se non di rado l’organizzazione ha disegnato percorsi spettacolari per la tappa del 14 luglio, ecco che in un ipotetico albo d’oro spuntano nomi altisonanti. Con l’Italia spesso protagonista. Vincenzo Borgarello è il nostro corridore di punta quando si impone nel 1912. Nel 1948, il Bastille Day coincide col riposo della carovana ma rimane comunque una data cruciale. È il giorno dell’attentato a Palmiro Togliatti, è il giorno in cui Gino Bartali decide di rimboccarsi le maniche e dare via a una rimonta in classifica di 21 minuti rispetto al leader Louison Bobet, per vincere da eroe quella Grande Boucle e unificare un’Italia oltremodo ribollente. Nel 1952 tocca al Campionissimo Fausto Coppi, nel 1958 all’indomito Gastone Nencini, l’anno dopo a Ercole Baldini nello sconfinamento ad Aosta. Nel 1965 Felice Gimondi si prende la cronometro che chiude il Tour nel giorno della festa nazionale e trionfa nella generale. Giungendo a un ciclismo a colori più nitidi non si può dimenticare l’impresa di Beppe “Turbo” Guerini sull’Alpe d’Huez (1999) nonostante lo scontro con un fotografo maldestro. L’ultimo 14 luglio che ci riguarda da vicino ha le fattezze di Vincenzo Nibali: è il 2014, lo Squalo vince a la Planche des Belles Filles e si riprende la maglia gialla. Ricordiamo bene come è finito quel Tour.

Video - Quando Nibali conquistò la maglia gialla al Tour 2014: la sua vittoria a La Plance des Belles Filles

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Riavvolto il nastro dei ricordi, non si può che scandagliare la tappa più francese del 2019. Si parte come detto da Saint Etienne e si arriva a Brioude dopo 170 km. Il Mur d’Aurec-sur-Loire (1^ categoria) sarà un buon trampolino di lancio per una fuga che si annuncia numerosa e agguerrita. L’ecg della tappa sarà tutt’altro che piatto fino al suo epilogo, con due cotes di 3^ categoria (soprattutto quella di Saint-Just) a mettere pepe sul finale di corsa. Peter Sagan rimane il favorito numero 1, ma è pur sempre il 14 luglio. Occhio, dunque, alle velleità di Julian Alaphilippe, che in questo momento sembra tagliato per qualsiasi traguardo. Gente come Thibaut Pinot e Warren Barguil, sarà scalpitante, anche se l'arrivo non è disegnato per loro. Tony Gallopin potrebbe tentare la sparata. Stephane Rossetto andare in fuga in cerca di gloria, come successo spesso in questo Tour. Possibile vedere in azione anche Lilian Calmejane, Rudy Molard e Julien Simon. Brioude è la città del salmone e anche il paese natale di Romain Bardet: chissà che il fin qui deludente corridore della Ag2R non si metta in testa una pazza idea. Tanti nomi, ma c’è un francese che escludereste?

Video - What you missed, 8a tappa: frecce tricolore, De Gendt, De Marchi e Alaphilippe in giallo

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