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Il volo di Egan Bernal: da predestinato a fenomeno nel giro di un Tour de France

Il volo di Egan Bernal: da predestinato a fenomeno nel giro di un Tour de France

Il 29/07/2019 alle 08:59Aggiornato Il 29/07/2019 alle 19:32

A 22 anni, il talento del Team Ineos diventa il terzo corridore più giovane di sempre a vincere il Tour de France. Un trionfo annunciato, ma forse non atteso già quest’anno. Un ciclista fenomenale, con un futuro da campionissimo davanti a sé. Una storia che parte dalla Colombia e che prima di arrivare agli Champs-Élysées ha fatto tappa in Italia.

" Una vittoria da predestinato"

L’anno zero scocca alle 16.31 del 27 luglio 2019. Egan Bernal ce l’ha fatta. Benedetto dall’abbraccio sincero di Geraint Thomas, il colombiano taglia il traguardo di Val Thorens e si scioglie in un sorriso. Ha appena vinto il Tour de France e nell’aria si sente un profumo epocale. Le telecamere lo cercano, come si fa con i campioni in queste occasioni. Ma nello sguardo di tutti, sembra balenare una nuova certezza: è l’inizio di qualcosa di grande e luminoso, è l’inizio dell’Era Bernal.

Egan Bernal e Geraint Thomas all'arrivo della 20esima tappa del Tour de France

Egan Bernal e Geraint Thomas all'arrivo della 20esima tappa del Tour de FranceGetty Images

Un Paese a pedali

A 8860 km dall’ultimo arrivo alpino della Grande Boucle c’è un paesino trepidante. È Zipaquirà, città delle miniere di sale e patria di Egan Arley Bernal Gomez. Parenti, amici ed estranei si sono riuniti al Parco della Speranza per seguire insieme le gesta del loro figlio prediletto. È un luogo che trasuda l’amore per la bicicletta da ogni suo abitante. “Qui siamo tutti ciclisti – dice un uomo arrivato dalle colline vicine – qualunque sia la strada siamo sempre in sella”. Uno stile di vita che ti travolge. Come accade al padre German, colui che ha iniziato Egan alle corse e che insieme alla madre l'ha spronato a continuare a correre mentre lui studiava - e pure bene - da giornalista. O come quel bambino con il caschetto calato sulla testa e il volto rigato dalle lacrime di gioia mentre ammira su un megaschermo il suo conterraneo, intento a vincere la corsa più importante del mondo.

" Bernal è il Messi della bici [Dave Brailsford, dg Team Ineos]"

Video - Che emozione! Egan Bernal veste la maglia gialla sullo sfondo di Parigi

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Colombiano 2.0

In un luogo così, sviluppare una predisposizione può essere semplice, ma Bernal si è da subito distinto dagli altri figli delle Ande che hanno segnato l’ultima generazione colombiana del ciclismo. Più potente dei vari Lopez, Uran, Quintana e Chaves, senza però pagare dazio nelle salite toste nè quando si scavallano altitudini proibitive. Più continuo. E incredibilmente, vista l’età, più forte mentalmente. Bernal ha 22 anni ma corre come se fosse nel suo prime psico-fisico. Il che, visto dall’ottica di chi dovrà sfidarlo nella prossima decade abbondante nei Grandi Giri, è piuttosto preoccupante. Un corridore del futuro catapultato nel presente, che sembra aver preso le caratteristiche migliori degli altri colombiani e limato i loro difetti. Meno passionale, più freddo. Meno folate estemporanee e più acume tattico. Meno irrazionale, più vincente. Con lui la Colombia completa la scalata all'Olimpo del ciclismo: nel 1975 Cochise Rodriguez diventava il primo connazionale di Gabriel Garcia Marquez a correre la Grande Boucle. Quarantaquattro anni dopo Bernal è il primo colombiano a vincere la corsa.

Video - L'attacco di Bernal che ha messo in ginocchio Alaphilippe: la maglia gialla è del colombiano

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L’Italia nel cuore

Dà soddisfazione sapere che dentro un corridore così ci sia una spinta decisiva arrivata dall’Italia. Dove il colombiano inizia a fare sul serio su strada, dopo aver scalato le gerarchie della mountain bike fino al "titolo” di vice campione iridato juniores. Da noi sbarca nel 2015, in Sicilia, dove vede il mare per la prima volta. L’anno successivo si sposta in Piemonte, nel Canavese e diventa professionista con la Androni Giocattoli. Merito di Gianni Savio, il Principe che vede il futuro e che scorge in Bernal potenzialità e talento che appartengono a pochissimi. "Uno come lui nasce ogni 20 anni” commenta orgoglioso il direttore sportivo della squadra. Nato lo stesso giorno di Marco Pantani (il 13 gennaio) e con Vincenzo Nibali come modello, per lui è naturale innamorarsi dell’Italia. Così come bruciare le tappe. La vittoria al Tour dell’Avenir e le prestazioni al Tour of the Alps 2017 fanno scomodare il Team Sky, che uno così non se lo vuole perdere. Lui si butta nella nuova avventura senza tremare. Con umiltà e ambizione, studia da Chris Froome e aspira ad esserne l’erede. Un mondo nuovo, il massimo a cui un corridore possa ambire se vuole lottare per vincere un Grande Giro. Egan, però, non dimentica i suoi esordi e la sua dedica alla premiazione del Tour arriva dal profondo: "Grazie all'Italia, sono cresciuto lì e sono un po' italiano nel cuore".

Bernal e Gianni Savio

Bernal e Gianni SavioEurosport

I più giovani vincitori del Tour

1. Henri CORNET (FRA) 19 anni e 352 giorni 1904
2. Francois FABER (LUX) 22 anni e 187 giorni 1909
3. Egan BERNAL (COL) 22 anni e 196 giorni 2019
4. Octave LAPIZE (FRA) 22 anni e 280 giorni 1910
5. Felice GIMONDI (ITA) 22 anni e 288 giorni 1965
6. Philippe THYS (BEL) 22 anni e 292 giorni 1913
7. Laurent FIGNON (FRA) 22 anni e 346 giorni 1983
8. Romain MAES (BEL) 22 anni e 352 giorni 1935

Video - “Grazie Italia, sono un po' italiano anch'io”, così Egan Bernal nel discorso al Tour

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Dal Giro al Tour per la consacrazione

Nel 2019, l’Italia doveva essere il teatro della sua prima recita da protagonista, con Egan leader designato del Giro. Prima che due cadute cambiassero il corso degli eventi. La prima è sua, lo costringe al forfait dalla corsa rosa per un infortunio alla clavicola e a masticare amaro. La seconda colpisce il povero Froome e si trasforma per Bernal in un’occasione da cogliere. Fare da co-capitano al Tour, in virtù del capolavoro al Giro di Svizzera e dei dubbi sulla condizione di Thomas. Il resto è storia recentissima. Bernal ha stupito non perché ha vinto il Tour de France, ma per come l’ha fatto. Mai una sbavatura, mai un’azione figlia dell’inesperienza. Alaphilippe si è preso (giustamente) le copertine per due settimane abbondanti, ma lui è sempre stato lì. Sempre più in alto, mentre gli avversari cadevano uno dopo l'altro. La frazione monca dell’Iseran gli ha tolto il successo di tappa, ma poco importa. "Apoteosico" ha titolato La Opinion, periodico colombiano, in onore al nuovo eroe nazionale. Il Tour diventa l'Egan Boucle, prima sinfonia gialla di uno che ha tutto per battere altri record. E, qualunque sia la vostra fede ciclistica, sarà uno spettacolo.

Video - Galibier e Iseran: dove Egan Bernal ha conquistato il Tour de France

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