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James Bond, Beatles, Simpson e Griffin: il fenomeno curling, uno sport che buca lo schermo

James Bond, Beatles, Simpson e Griffin: il fenomeno curling, uno sport che buca lo schermo

Il 20/03/2020 alle 16:57Aggiornato Il 20/03/2020 alle 17:19

Concepito alle origini come pratica amatoriale, il curling è diventato sport olimpico a tutti gli effetti "bucando" piccolo e grande schermo. L'Italia l'ha scoperto a Torino 2006, ma il curling non vive di sole Olimpiadi: ci sono i Mondiali, a cadenza annuale.

" Questo sport incoraggia il sogno di ognuno: provarci, e magari un giorno esserci, potersi giocare una medaglia olimpica nonostante la brina sulle tempie e non solo sotto le scarpe, e lo spessore nel girovita che non è imbottitura di giacca a vento ma da lasagna al forno"

Parole e musica dell’inviato di Repubblica alle Olimpiadi di Torino 2006 Maurizio Crosetti, testimone oculare di un pirotecnico Italia-Germania 9-8 di curling. Il colpo di fulmine con la misconosciuta disciplina - fino ad allora liquidata dall’opinione pubblica come “il gioco delle bocce sul ghiaccio” - non scattò solo per l’immaginifico giornalista torinese. Quell’edizione tricolore dei Giochi sancì il boom di pietre rotolanti e scope speciali all'ultimo grido: 4 milioni e 200mila telespettatori a sera, sito web ufficiale della kermesse in tilt per gli accessi-record e concorrenza di hockey e pattinaggio rasa al suolo.

Curling Women Team Russia

Curling Women Team RussiaEurosport

Uno sport così telegenico e tanto democratico da incoraggiare persino l’uomo medio a covare sogni di gloria non poteva sfuggire alle trame di piccolo e grande schermo: le serie tv più popolari congegnarono interi copioni sul curling che al contempo per il cinema smise di essere puro sollazzo per trasformarsi in potenziale soggetto di lungometraggi. Le sue quotazioni crebbero a dismisura anche agli occhi delle celebrità più acclamate: invitato alla prima puntata del Tonight Show condotto da Jimmy Fallon, un sardonico Will Smith con esigua modestia asserì:

" Potrei vincere una medaglia d’oro in quella cosa con le scope"

I siparietti di Beatles e James Bond

Per lungo tempo il curling rimase ai margini del programma olimpico: dall'apparizione nella prima edizione dei Giochi invernali di Chamonix 1924 come sport dimostrativo al riconoscimento come disciplina ufficiale ballarono 74 lunghi anni. Il cinema procedette di pari passo e in una prima congiuntura il curling fu interlocutorio divertissement con interpreti d’eccezione. Già, sia James Bond che – udite udite! – i Beatles si dilettarono a scagliare pietre e imbracciare scopettoni: risultati? Non proprio trascendentali.

1965, piena beatlemania: dopo il successo planetario del film Hard Day’s Night il regista Richard Lester dirige nuovamente i Fab Four nell’opera seconda Help. Nella sequenza ambientata nelle Alpi austriache John, Paul, George & Ringo sfuggono miracolosamente a un attentato ordito da due scienziati pazzi. La stone che George Harrison con stile rivedibile lancia in direzione di Ringo Starr contiene infatti una bomba: segue fuggi fuggi generale con Ringo e Paul particolarmente disinvolti nei panni di 100metristi. A distanza di anni sarà John Lennon a rivelare il segreto di quella performance dagl'impeccabili tempi comici degna dei Fratelli Marx:

" Allora fumavamo marijuana per colazione; nessuno riusciva a parlarci: quattro paia di occhi imbambolati che ridacchiavano di continuo, persi nel loro mondo."

Quattro anni più tardi fu il turno dell’agente più famoso al mondo: ne Al servizio segreto di sua maestà James Bond – impersonato dall’esordiente George Lazenby a seguito del gran rifiuto di Sean Connery – si cimenta nel curling nell’avveniristica cornice del rifugio panoramico Piz Gloria, in vetta alle Prealpi Bernesi. Non rimedia un figurone ma la partita gli frutta ben tre appuntamenti con altrettante sirene. “Torniamo al lavoro, non hai idea di come si accumuli”, dichiara un incorreggibile agente 007 a un inserviente.

Film sul curling? Si può fare!

Il 1998 è l’anno della svolta per il curling: dopo i collaudi a Calgary ed Albertville il CIO lo equipara a sport olimpico per i Giochi di Nagano. L’inusuale disciplina invernale forgiata nella Scozia medievale sbuca dall’anonimato e piomba nelle case di tutti gli appassionati degli sport a cinque cerchi. Il Canada si afferma a stretto giro di porta come la nazione dominante: non a caso è l’impresa pubblica Telefilm Canada nel 2002 a sovvenzionare il primo vero film incentrato sul curling, Men with Brooms, storia di uno scalcinato team di una piccola cittadina dell’Ontario che si ricompone a distanza di dieci anni per ottemperare al singolare testamento del vecchio allenatore. La godibile commedia per famiglie di stampo disneyano diretta e interpretata da Paul Gross - con la straordinaria partecipazione di Leslie Nielsen - sbancò il botteghino incassando la maxi cifra 4,2 milioni di dollari soltanto in Canada.

Ancor più improbabile è il team messo in piedi da Edoardo Leo e Ricky Memphis nella commedia italiana La Mossa del Pinguino del 2014, opera prima di Claudio Amendola liberamente ispirata a un fatto reale. Venuti a conoscenza dell’esistenza del curling in circostanze del tutto casuali, quattro spiantati romani – inguaribili sognatori in cerca di riscatto – tentano di qualificarsi per le Olimpiadi invernali di Torino 2006 pregustando un'irrisoria concorrenza per uno sport sconosciuto ai più: scopriranno che il curling non è esattamente una versione edulcorata di bocce e boccette sul ghiaccio.

Il connubio perfetto con le serie tv

Legittimato dal Comitato Olimpico e sdoganato dal cinema, il curling spopolò nelle serie tv passando indenne sotto le forche caudine dei Simpson. Dopo una poco edificante comparsata nel 2002 – ridotto a competizione “per svitati” – i produttori della celebre sitcom animata incentrarono un intero episodio sul curling otto anni più tardi, studiato appositamente per andare in onda durante i Giochi di Vancouver 2010. In Incontro con il Curling Marge e Homer Simpson, folgorati dall'eccentrico sport ("Marge, è perfetto per tutti e due: c'è il bowling per me e la scopa per te", esclama un elettrizzato Homer), formano una squadra mista col preside Skinner e la madre Agnes e centrano la qualificazione alle Olimpiadi: mettendo a frutto anni di pratica tra le mura domestiche, Marge guida il team alla vittoria a suon di formidabili spazzate.

L’episodio, minuziosamente preparato dagli sceneggiatori grazie a una spedizione perlustrativa in un curling club in California, fu accolto con entusiasmo dagli stessi atleti olimpici: ben lungi dall’essere mortificato dalla proverbiale satira dei Simpson, il movimento ne uscì rafforzato. Al pari di Marge Simpson, anche Consuela – domestica di origine ispanica dei Griffin – si rivela un portento delle broom, tanto da consentire alla nazionale messicana di conquistare la medaglia d’oro olimpica a spese del Canada: accade in uno sketch dell’episodio Peter Selvaticus del 2013.

Uno sport così radicato nell’immaginario collettivo canadese poteva forse sfuggire ai radar della serie tv How I Met Your Mother, incastonato nell’eterna disputa a suon di sfottò tra la vancouverese doc Robin Scherbatsky e il fervente newyorkese Barney Stinson? La vera perla è l’apparizione di Robin (versione Sparkles, teenage icon della tv canadese) a bordo di una navicella spaziale dalle fattezze di una stone da curling in Glitter, nono episodio della sesta stagione.

Perché guardare il curling?

Disciplina alla portata di tutti, sorta di fusione di Giochi senza frontiere e Mai dire sport con regole astruse: sono solo alcuni dei luoghi comuni affibbiati al curling. Basterebbero le parole dello sceneggiatore dei Simpson e curler per un giorno Rob LaZebnik per smontarne qualcuno: "E' già abbastanza difficile reggersi in piedi sul ghiaccio". Come la maggior parte degli sport prevede lunghi momenti di stasi culminati con esaltanti colpi ad effetto da rivedere a rotazione continua.

E poi c’è il nutrito campionario di personaggi: dalla pattinatrice mancata Anna Sidorova riciclatasi come stella del curling russo nonché bellezza mozzafiato da copertina, ai crazy pants della nazionale norvegese, ai dreadlocks dei pittoreschi skip finlandesi fino ad arrivare alla bislacca fauna che popola i palazzetti del ghiaccio. Tutti i protagonisti del circus sono accomunati dallo "spirito del curling", codice d'onore che impone di non esultare ad un errore di un avversario, dichiarare i propri falli e offrire un giro di birre alla squadra sconfitta (ancor meglio se accompagnato da un fumante hot dog).

Sebbene paghi la nomea di once every four years event, il curling non vive di sole Olimpiadi. La Federazione mondiale di curling (con sede, ça va sans dire, a Perth, in Scozia) organizza i Campionati Mondiali con cadenza annuale. Quando lo sport tornerà ad allietare le nostre giornate una volta rientrata la terribile emergenza Coronavirus, aprite una finestrella per il curling, lo sport più amato dalle telecamere! Un esempio? Fin qui abbiamo scherzato, ma guardate un po' l'epilogo dell'ultima finale olimpica...