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Carlo Capone, il pilota "veloce come il vento" che ha stregato il cinema

Carlo Capone, il pilota "veloce come il vento" che ha stregato il cinema

Il 16/04/2016 alle 17:12Aggiornato Il 06/04/2019 alle 13:33

Ascesa e caduta nel mondo delle corse del pilota di rally degli anni Ottanta Carlo Capone, che ha ispirato la realizzazione del film "Veloce come il vento" diretto da Matteo Rovere e interpretato da Stefano Accorsi. Dopo aver conquistato il titolo europeo nel 1984, il ribelle e sfotunato pilota italiano fu sopraffatto dai suoi demoni

" Se hai tutto sotto controllo, significa che non stai andando abbastanza veloce"

Con la celebre massima dell'eroe dei due mondi Mario Andretti si apre Veloce come il vento, film d'azione diretto da Matteo Rovere vagamente ispirato alla vita di Carlo Capone, promettente pilota di rally degli anni Ottanta caduto in disgrazia a seguito di eventi che ne marchiarono indelebilmente la fragile psiche. Nell'italianissima pellicola di Rovere Loris, interpretato da un segaligno Stefano Accorsi (dodici chili persi per entrare nella parte) è un ex rallysta dal talento cristallino piombato nel vortice della tossicodipendenza: a seguito della morte del padre il Ballerino - così ribattezzato per la naturalezza con cui pennellava le curve - si ricongiunge con la sorella minore e a sua volta aspirante pilota Giulia.

Indossando gl'inediti panni di allenatore il verace romagnolo Loris (dall'inconfondibile intercalare Vacca Boia sempre sulle labbra) proverà a traghettare l'indomita sorellina verso la conquista del campionato italiano di Gran Turismo, unico antidoto possibile alle ristrettezze della famiglia. Al netto delle numerose licenze poetiche, questo film di genere made in Italy tutto rombo di motori e stridio di ruote sull'asfalto ha il merito di riportare alla luce una meteora del mondo dei motori nostrano.

" Lo scorso anno [1984] ero molto forte, ma ho vinto solo il rally di Finlandia. Perché l'Europeo assoluto lo ha vinto un pilota imprendibile, velocissimo, con una guida estremamente fine, che ha corso su un'auto non ufficiale. Si chiama Carlo Capone"

- Henri Toivonen, campione di Rally

Chiedi chi è Carlo Capone

Al contrario del guascone Loris De Martino di Veloce come il vento, figlio della ridente provincia emiliano-romagnola, l'autentico Carlo Capone, proveniente dal piccolo comune di Gassino Torinese, non era proprio la quintessenza della loquacità. Tanto introverso, quanto smanioso di farsi un nome nel mondo delle corse; sin da quando, in braghe corte, ammirava con sguardo trasognato il passaggio sotto casa del Rally Team '971, uno dei più famosi e seguiti in Piemonte. Dopo la gavetta a bordo della mitica Autobianchi 112 Abarth prima e della Fiat Ritmo poi, Carlo compie il grande salto nell'anno di grazia 1983, quando gli viene affidato il volante della Lancia Rally 037. I buoni piazzamenti nel campionato italiano e la vittoria nel Rally della Lana fianco a fianco con il navigatore Gigi Pirollo lasciano ben sperare: le quotazioni del pilota di Gassino sono in crescita. Alla guida di una "037" privata - la Tre Gazzelle - Capone centra la vittoria più importante della sua fugace carriera, il Campionato Europeo di rally del 1984. Il talentuoso pilota sbaraglia l'agguerrita concorrenza grazie a uno stile di guida da battaglia: per la prima volta un'auto privata guarda l'intero parco di vetture ufficiali dall'alto in basso nell'ERC. I demoni personali, tuttavia, lo avrebbero fagocitato di lì a poco.

" Io sono un disperato, e di disperati veri ne sono rimasti pochi"

- Stefano Accorsi (alias Loris De Martino)

Diavoli e polvere: la rovinosa caduta di un ribelle

Il carattere schivo e al contempo impulsivo, l'incapacità di scendere a compromessi, un'ambizione debordante: Carlo Capone e i vertici della scuderia erano destinati a entrare in rotta di collisione; era solo una mera questione di tempo. Il pilota torinese mal digerì la scelta del plenipotenziario Cesare Fiorio di puntare sul pilota finlandese Henri Toivonen in ottica Mondiale ed espresse il suo disappunto mezzo stampa: negli intendimenti del fumantino Capone era infatti giunto il momento di abbandonare le scuderie private per imbracciare il volante di una vettura ufficiale che potesse permettergli di competere nel tanto agognato campionato mondiale. I vertici Lancia non la presero benissimo, per usare un eufemismo.

Scaricato dalla scuderia per via di quel carattere poco incline a fare prigionieri e bollato come "pilota finito" dall'intero circus rallystico, Carlo Capone subì una mazzata ben più lacerante: la figlia di tre mesi morì a seguito di un banale rigurgito. Da quel momento in poi fu buio pesto. Carlo non si riprese mai più dai "testacoda" imposti dalla vita: i disturbi bipolari di cui era afflitto s'intensificarono a tal punto da rendere necessario il suo ricovero presso la Residenza Anni Azzurri - a Tonengo, nell'astigiano - centro di assistenza per persone non autosufficienti e a tutt'oggi casa del fresco 59enne Carlo Capone. A decenni di distanza dalle imprese su strada del rallysta piemontese, gli aneddoti raccontati dallo storico meccanico Antonio Dentini a Matteo Rovere hanno costituito l'ossatura di Veloce come il vento: la figura del ribelle delle corse Carlo Capone è stata finalmente sottratta all'anonimato.

" Se gli chiedi delle gare, lui sembra che te le voglia far rivivere con te. Poi d’un tratto s’ammutolisce. E non dice più niente. Sì, è fatto così: l’ho già detto, è un introverso..."

- Carlo Canova, amico di lunga data di Carlo Capone, ad Autosprint

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