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Cannabis legalizzata per gli sportivi: ecco come funziona

Cannabis legalizzata per gli sportivi: ecco come funziona

Il 07/10/2016 alle 18:58Aggiornato Il 07/10/2016 alle 18:59

Jake Plummer, ex-quarterback della NFL a cavallo tra gli anni ’90 e 2000, sta lanciando una campagna per la legalizzazione dei derivati della cannabis per gli sportivi. Il CBD, metabolita della cannabis, ha proprietà antiinfiammatorie e antidolorifiche, ma non è da confondersi con il THC, la molecola che dà euforia ma con molti effetti collaterali indesiderati.

" Lo faccio per svegliare il mondo intero, non soltanto la NFL."

Jake Plummer ha giocato dieci anni in NFL, tra il 1997 e il 2007. Tre squadre: gli Arizona Cardinals, che lo scelsero nel 1997 con la 42 al secondo giro del draft, i Denver Broncos e i Tampa Bay Buccaneers, con cui, però, non è mai sceso in campo in una partita ufficiale. Dopo due interventi alla spalla per la rottura della cuffia e uno all’anca, ha scelto di chiudere la carriera da giocatore e mettere una pietra sopra alla più grande passione della sua vita: una scelta forzata, da anni di dolori cronici, infortuni e giornate imbottite di farmaci e antidolorifici.

" Ero molto acciaccato. Questo è il motivo che mi ha spinto a lasciare il football dopo 10 anni di carriera. Dovevo prendere antiinfiammatori tutti i giorni, per tutto l’anno, e non mi piaceva come rispondeva il fisico. Mi sentivo un disgraziato. Ero sfinito. Mi chiedevo: ‘Ma perché diavolo mi sono messo a giocare a football?’. Quello è stato il momento in cui ho compreso i benefici dell’uso terapeutico della cannabis: mi aiutava a lenire il dolore."

Jake Plummer ora è un allenatore di una squadra minore: per lui, il football è diventata un’attività ricreativa, perché i suoi veri sforzi sono improntati allo studio di nuovi farmaci derivati dalla marijuana che possano aiutare gli sportivi e tutte le persone che soffrono di dolori cronici e problemi legati al sistema nervoso. A Boulder, nel Colorado, ha un laboratorio che trasforma la cannabis in prodotti che - secondo quanto descritto da alcune ricerche preliminari e affermato da qualche testimone diretto – possono fare di tutto, dal lenire il dolore, a prevenire infarti e ictus, a (in via ipotetica) riparare tessuti nervosi danneggiati.

Il suo rapporto con la marijuana non è sempre stato così aperto. Figlio della generazione degli anni ’80 drasticamente contraria all’utilizzo della cannabis, Plummer è sempre stato sospettoso in gioventù ma, frequentando giocatori NFL che ne facevano uso (ovviamente rimasti sotto ‘segreto di stato’), gli si è aperto un nuovo mondo.

" Guardandoli, mi dicevo: ‘Non sono stupidi, non sono criminali. Sono intelligenti, educati e simpatici’. E così, ho capito che c’era qualcosa che non andava nel modo in cui un utilizzatore di marijuana veniva visto. E ho cominciato a usarla anche io."

E sono sempre di più i giocatori NFL che chiedono alla Lega di rendere legale l’utilizzo di marijuana e dei derivati dalla cannabis per le proprietà neuroprotettive, come sostanza che può proteggere (o anche riparare) tessuti nervosi e cerebrali danneggiati.

Attenzione, però, a non confondere la marijuana con la classica e semplice “canna”. Il principio attivo antidolorifico non è il THC, ma il CBD (cannabidiolo): il problema è che, al momento, il mercato degli ultimi 50 anni ha coltivato, costruito e creato varietà di marijuana che massimizzassero la percentuale di THC, ossia la molecola che, più che curare, intossica chi la utilizza.

Seconda cosa: la cannabis utilizzata per effetti curativi non viene assunta attraverso il fumo, ma estraendo chimicamente il CBD e creando un liquido oleoso con olio di oliva o di cocco, poi aromatizzato alla menta o al cioccolato, che viene ingerito in gocce.

" Non stiamo parlando di fumare canne tutto il giorno. Non stiamo difendendo nemmeno chi lo fa. Stiamo chiedendo di poter usare un derivato della cannabis come medicinale. Credo che la NFL debba quantomeno permettere a un uomo adulto che pone il suo corpo e il suo cervello in prima linea per il divertimento altrui di scegliere tra gli oppioidi, che possono renderlo dipendente per tutta la vita con una lunga serie di effetti collaterali, e una medicina naturale, che non crea dipendenza e non intossica. Non stiamo dando a questi ragazzi un qualcosa che crea dipendenza. Stiamo dando una scelta."

Ovviamente, l’argomento solleva grosse discussioni e problemi. THC e CBD: la canna dei teenager contro un estratto che aiuta a lenire i dolori cronici e a proteggere il sistema nervoso, ma derivati dalla stessa pianta. Una pianta, usando le stesse parole di Plummer, “demonizzata, che la gente pensa abbia radici all’Inferno”.

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