Eurosport

Nick Foles, l'improbabile eroe del primo Super Bowl degli Eagles: la vittoria della normalità

Nick Foles, l'improbabile eroe del primo Super Bowl degli Eagles: la vittoria della normalità

Il 06/02/2018 alle 10:03Aggiornato Il 06/02/2018 alle 10:04

Dal nostro partner Play.it USA

" You’re not supposed to be here "

recita una fortunata pubblicità della Nike con protagonista niente meno che LeBron James: no, lasciate perdere, scelta poco azzeccata in quanto Foles con King James ha ben poco a che fare. “Mattia, chi c’è al Super Bowl?” mi hanno chiesto spesso amici poco informati che nonostante rientrino nella categoria “amici” evidentemente non leggono i miei articoli -sigh, sigh-: “New England Patriots contro Philadelphia Eagles.”
Sentendo le parole New England Patriots una luce si accende nei loro occhi, sanno di cosa sto parlando, ed infatti automaticamente parte un “Quelli di Tom Brady?”: sì, quelli di Tom Brady. Il problema sorge quando chiedendomi chi sia il quarterback di Philadelphia ad un “Nick Foles” rispondano con un sonoro “Chiii?”: vedete cosa succede a non leggere i miei articoli? Forse dovrei finirla di scrivere quando sono indietro di sonno… forse. Come si può intuire dalla mia divagazione soprastante, al semplice pensiero di Tom Brady contro Nick Foles c’era poco spazio per la fantasia, New England avrebbe dovuto vincere senza troppi problemi, a patto che la difesa degli Eagles stesse calma: indovinate un po’, la tanto temuta D-Line di Philly ha concluso la partita con un solo sack - di discreta pesantezza, but still- e Brady la ha vivisezionata lanciando per ben 505 yards, facilmente record in un Super Bowl. Improbabile come scontro? Parecchio.

Come hanno vinto dunque questi Eagles? Semplice, affidandosi a Nick Foles che con l’aiuto di un gameplan di rara brillantezza ed efficacia è riuscito a mettere insieme una prestazione leggendaria, valsagli giustamente l’onore di Super Bowl MVP. Nick Foles? Seriamente, Nick Foles? Uno scenario tanto affascinante quanto improbabile faceva capolino nelle nostre considerazione pre-Super Bowl: cosa succederebbe se Foles vincesse il Super Bowl? Come gestirebbero la situazione, dal momento che questa è la squadra, la franchigia di Carson Wentz? “Fortuna che ci sono i Patriots dall’altra parte a garantirsi che tutto ciò rimarrà pura e semplice fantasia”.

Dopo quel magico anno, però, il buio: nel 2014 infatti i numeri sono tornati ad essere quelli di un quarterback medio, e dopo sole otto partite la sua stagione era già bella che finita. Pensare che da lì in poi Foles potesse solamente risalire era legittimo, ma ecco la trade che lo porta ai Rams: non i dinamici, freschi e divertenti Rams di McVay, ma gli allora Saint Louis Rams di Jeff Fisher, l’equivalente di un paio di calzini a Natale per quanto riguarda divertimento ed innovatività e mi fermo qua, in quanto il mio parere su Fisher l’ho espresso più di una volta e non credo sia oggettivo. Ovviamente il 2015 di Foles è un incubo, gli intercetti lanciati magicamente superano i touchdown, e dopo sole undici partite l’esperimento viene definitivamente dichiarato un fallimento.

Non avrei dato loro un centesimo - scommettere contro Brady al Super Bowl non è esattamente la migliore delle idee -, non avrei mai e poi mai immaginato che Foles sarebbe riuscito a risponde colpo su colpo a Brady e, come già detto prima, il solo pensiero di “Foles vs Patriots” sembrava dovesse riuscire ad evitarmi tali dubbi amletici. Che stesse per succedere qualcosa di unico lo si è intuito dal touchdown lanciato a Jeffery: ci vogliono due grandi attributi per affrontare con questo spirito i Patriots, squadra nota per demolire i sogni avversari con una facilità che spesso sfocia in noia.

Ogni volta che la situazione sembrava stesse per complicarsi, ogni terzo e lungo apparentemente inconvertibile Foles è riuscito ad uscire vincitore con una tranquillità a tratti disarmante: sono i Patriots di Belichick e Patricia -non più-, non può essere così facile muoverci le catene contro. Lancio dopo lancio si era capito che ciò che poteva essere il risultato di una serata alcolica con gli amici si stesse realizzando: Nick Foles sta tenendo testa ad uno dei migliori Tom Brady di sempre, potrebbe addirittura battere The G.O.A.T. al suo gioco, ovvero quello che si conclude con punteggi più vicini alla pallacanestro che al mondo NFL.
Il touchdown di ricezione sarà probabilmente ricordato come la giocata simbolo di questo Super Bowl, il simbolo della sfrontatezza e del genio di Pederson: ciò che più è simbolico è l’improbabilità del tutto… del touchdown ricevuto da un quarterback o dalla partita che tale quarterback sta giocando? Non saprei rispondervi sinceramente. So solamente che l’impensabile è successo, un trip si è trasformato in realtà, in storia ed effettivamente Nick Foles è riuscito a sconfiggere Tom Brady: il primo Super Bowl della storia degli Eagles è arrivato nel modo più improbabile con quello che si può definire come il quarterback più improbabile, soprattutto se pensiamo a Wentz.

Più di 1600 parole spese su Nick Foles? Ci rendiamo conto dell’improbabilità della situazione? Non sempre per fare notizia deve vincere il cattivo, il belloccio, l’amico di merende del presidente degli Stati Uniti, a volte basta un ragazzo come il cui tratto distintivo è la normalità: umiltà, cazzimma e coraggio, caratteristiche che contraddistinguono ogni supereroe che si rispetti. Peccato che Foles del supereroe proprio non c’abbia i tratti, ma forse è meglio così: in un momento storico in cui la fiducia dell’uomo per il bene sembra essere sempre più vicina allo zero, che a vincere la partita più importante del mondo sia la squadra condotta da un normal man fa bene a noi tutti come civiltà. Lo so, stiamo parlando solamente di una partita di football americano, forse mi sto allargando troppo, ma vi giuro che non è colpa mia: ad aver iniziato tutta questa follia ci ha pensato Nick Foles che da buon normal man qual è nemmeno è sicuro di vestire il verde degli Eagles nella prossima stagione. Alle trade, ai mal di pancia ed agli adeguamenti contrattuali pensiamoci domani: continuiamo a celebrare quest’impresa, prima che divenga passato.

di Mattia Righetti

0
0