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Nick Foles, l’incarnazione del miracolo americano: la notte magica per battere Tom Brady

Nick Foles, l’incarnazione del miracolo americano: la notte magica per battere Tom Brady

Il 05/02/2018 alle 10:25Aggiornato Il 05/02/2018 alle 10:52

Dal nostro partner OAsport.it

I Philadelphia Eagles hanno vinto a sorpresa il Super Bowl 2018: da sfavoriti annunciati, da underdog senza speranze, hanno battuto i quotati New England Patriots che inseguivano il sesto anello della storia per poter eguagliare il record di tutti i tempi. Un successo inaspettato che ha scosso tutta la Nazione, riunitasi come sempre per l’evento sportivo più importante dell’anno, un evento di costume e folklore, un pilastro della tradizione che riunisce praticamente mezza popolazione davanti al televisore (e 180 milioni di persone in tutto il mondo).

Tutti si aspettavano Tom Brady, leggenda vivente del football americano, l’icona internazionale di questo sport, il quarterback più forte di tutti i tempi e invece la notte ha incoronato Nick Foles. Il piccolo Nick Foles. A settembre era il quarterback di riserva, poi Wentz si è infortunato e lui ha avuto la chance della vita: in perfetto stile americano, nel Paese dove tutto è possibile, lui è riuscito nell’impossibile. Una storia tutta a stelle e strisce, fatta di sudore e di tanta forza di volontà: c’è il suo zampino nel trionfo degli Eagles che, dopo aver perso due Super Bowl, sono finalmente riusciti a festeggiare il loro promo trofeo. La NFL ha un nuovo padrone, il più forte a Minneapolis è stata la rivelazione Foles, il più sottovalutato di sempre ad essersi imposto nella partita delle partite.

Foles è il classico bravo ragazzo, belloccio che piace ma indubbiamente non un fotomodello, non un fenomeno ma un giocatore ordinario che ha tirato fuori la partita della vita. Sposato con Tori (ex giocatrice di volley), papà della piccola Lily che deve ancora spegnere la sua prima candelina e che ha già fatto il giro del mondo. Fervente credente che ha ringraziato profondamente Dio per questa magia. La moglie ha dovuto superare dei problemi cardiaci (ora è guarita), non hanno nemmeno fatto il viaggio di nozze per questo motivo. Addirittura voleva smettere di giocare, non più tardi di due anni fa, ma con caparbietà ha insistito ed è stato premiato. E un futuro da Pastore ecclesiastico per l’unico qb della storia capace di ricevere in end zone durante un Super Bowl diventando istantaneamente l’idolo di milioni di ragazzini. Oggi a scuola, al lavoro, al bar si parla soltanto di lui, il fenomeno capace di far crollare gli Dei.

Diamo un occhio agli stipendi per capire meglio la portata di questo evento che genera un volume daffari indicibile (basti pensare che uno spazio di 30 secondi per uno spot costa 5 milioni di dollari): Foles guadagna “soltanto” 7,6 milioni di dollari cioè un terzo rispetto ai 22 milioni dell’icona Brady e quasi un quarto rispetto ai 26,5 di Matthew Stafford (il più pagato della NFL).

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