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Alonso al passo d'addio, Raikkonen lascia la Ferrari: se ne va un grande pezzo di F1

Alonso al passo d'addio, Raikkonen lascia la Ferrari: se ne va un grande pezzo di F1

Il 24/11/2018 alle 11:35Aggiornato Il 24/11/2018 alle 12:42

Fernando lascia il Circus - o forse è un arrivederci - per cercare gloria in America. Kimi saluta Maranello da ultimo campione del mondo in rosso. La Formula 1 è un po' più povera, ma c'è il ritorno di Kubica.

Alonso, fuoriclasse con pochi trofei

Lo scovò Giancarlo Minardi, che lo mise in pista insieme ad altri quattro a giocarsi un sedile per la Formula 1 e dopo pochi minuti, complice la pioggia, aveva già visto il campione. Diciassette anni dopo, Fernando Alonso lascia appunto da campione, considerato a ragione uno dei più forti, se non il più forte, della sua generazione, uno in grado di dare del gran filo da torcere agli Hamilton, ai Vettel, ai Verstappen se solo ne avesse i mezzi. Uno di quei talenti che, oltre a saper guidare, ha sempre la visione completa della gara. Uno che non sempre è stato il più veloce sul giro secco, non sempre il più forte nei corpo a corpo, ma spesso quello complessivamente più efficace. Alzi la mano chi, nell'ipotesi potesse guidare una Mercedes o una Ferrari nel 2019, non lo inserirebbe fra i pretendenti al titolo. Cinque anni dopo la sua ultima vittoria in F1.

In quattro stagioni con la McLaren, Fernando Alonso non è mai andato oltre il 5° posto in gara e il 10° in classifica piloti.

In quattro stagioni con la McLaren, Fernando Alonso non è mai andato oltre il 5° posto in gara e il 10° in classifica piloti.Getty Images

Dopo due titoli il buio

Ma allo stesso tempo un campione che, finito l'idillio con Renault e Briatore, si è bruciato il resto della carriera con scelte sfortunate o fuori tempo, ma comunque sbagliate, sempre. L'approdo alla McLaren con l'astro nascente Hamilton, il ritorno ad una Renault tanto lenta da inventarsi Piquet a muro, gli anni in Ferrari quando dominava la Red Bull, l'autogol della scelta McLaren Honda, l'ultimo liscio con la pretesa, rivelatasi inutile, di cacciare i giapponesi e cambiare motore. Una spigolosità nel gestire scelte e spesso rapporti che non gli ha permesso di portare a casa ciò che la classe gli avrebbe apparecchiato. E che gli pesa al punto da inseguire triple corone e gloria in America dove dimostrare quanto sia sprecato ad arrancare là dietro fra gli Stroll e i Vandoorne.

  • Il quadriennio di Fernando Alonso in McLaren
Stagione Punti Class. piloti
2015 11 17°
2016 54 10°
2017 17 15°
2018* 50 10°

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Kimi, ultimi romantici

Col ritorno di Raikkonen in Sauber, là dove aveva mosso i primi passi, si chiude invece la storia più longeva fra Maranello e un pilota, otto stagioni in tutto. Di cui l'ultimo biennio vissuto nel paradosso di Kimi quasi 'sopportato' per mancanza di alternative eppure sempre ultimo campione del mondo in tuta rossa, nonché amatissimo ovunque il Circus piazzi le tende. Un pilota solido e vincente negli anni McLaren-Ferrari-Lotus e intermittente negli ultimi anni, che piace anche e soprattutto per il fastidio endemico e mai ruffiano nei confronti del business e dell'edonismo che caratterizzano la Formula Uno odierna. Meritava di correre negli anni '70, quando le corse erano velocità, donne e sbicchierate senza l'incomodo di infiniti briefing tecnici, eventi con gli sponsor, comparsate varie. Ma anche in questi brutti anni da spaesato, il suo Mondiale se l'è portato a casa. Lasciando tracce nei cuori ferraristi e non.

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Kubica, il rientro

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