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Despota e intimidatorio, i retroscena e il perché la Ferrari ha cacciato Maurizio Arrivabene

Despota e intimidatorio, i retroscena e il perché la Ferrari ha cacciato Arrivabene

Il 09/01/2019 alle 14:37

Oltre agli errori di gestione, l'ex Team Principal pagherebbe l'incapacità di fare squadra ed un atteggiamento poco costruttivo coi sottoposti. Tanto che un suo avvicendamento era già stato deciso da Sergio Marchionne.

Un despota che non ispira

Leggendo l'analisi di Hughes, che evidentemente gode di buone fonti all'interno di Maranello, a condannare Arrivabene sarebbe stato innanzitutto un carattere poco o niente collaborativo, a dispetto di ciò che è sempre andato predicando coi media. "Gli è mancata la capacità di guidare e di ispirare - si legge ancora -. Ciò che lui vedeva come leadership, molti attorno a lui lo percepivano come bullismo. È stato un despota con i suoi inferiori, ma senza riuscire a compensare con qualità ispirazionali".

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Marchionne aveva già deciso

Sempre secondo il resoconto di Hughes, Sergio Marchionne aveva già deciso che presto o tardi sarebbe stato Binotto a prendere in mano le redini del team: "Arrivabene ha guidato il team attraverso una cultura di intimidazione e di paura, mentre Mattia Binotto ha convinto Marchionne che allontanando la paura si sarebbe potuta sprigionare la creatività degli uomini Ferrari. Arrivabene era nel ruolo sbagliato, e Sergio Marchionne lo aveva capito, al punto da pianificarne l’uscita, com’è poi accaduto".

Mattia Binotto, Maurizio Arrivabene, Ferrari, LaPresse

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