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Guanti biometrici, il debutto del chip che può salvare la vita ai piloti

Guanti biometrici, il debutto del chip che può salvare la vita ai piloti

Il 02/02/2018 alle 12:00Aggiornato Il 02/02/2018 alle 12:12

Il 2018 della Formula 1 potrà contare su uno strumento in grado di fornire subito un quadro sullo stato di salute del pilota in caso di incidente

Il 2018 della Formula 1 è alle porte. I guanti hi-tech saranno una novità grazie all’integrazione di un sensore ottico in grado di misurare la quantità di ossigeno nel sangue e rilevare la frequenza cardiaca. Si tratta di una tecnologia sviluppata da Signal Biometrics, azienda creata dal Delegato medico della FIA, il dottor Ian Roberts, e dal pilota della Medical Car, Alan Van der Merwe.

Come spiega "Autosprint", in appena 3 millimetri di spessore, il chip cucito sul guanto comprende una batteria ricaricabile per induzione e un trasmettitore Bluetooth in grado di inviare i dati nel raggio di 500 metri: 20 pacchetti al secondo.

Questa svolta consentirà di avere un quadro sullo stato di salute del pilota in caso di incidente: i valori di ossigenazione del sangue forniranno dei dati che potranno essere scaricati dai team una volta che il pilota sarà rientrato ai box. In definitiva, verranno monitorati il cuore, il sangue e i movimenti del pilota.

Il commento del Dottor Ian Roberts

" Sappiamo quanto il monitoraggio delle persone sia essenziale nella tutela della salute. Non è diverso nel caso degli incidenti che occorrono ai piloti"
"Vorremmo iniziare il monitoraggio e valutarli il prima possibile, ma l'equipaggiamento che finora è stato impiegato è relativamente ingombrante e può applicarsi solo dopo che si è verificato l'incidente. Inoltre, ci sono momenti nei quali il pilota non è immediatamente raggiungibile, pertanto abbiamo informazioni limitate se non siamo in grado di avvicinarlo"

La fase 2

Van Der Merwe si è soffermato sulla fase 2 del progetto: l'installazione di un transponder sulla monoposto che invii in tempo reale i valori registrati dal sensore.

" Abbiamo condotto gran parte del lavoro direttamente, perché non esisteva nessuna azienda che realizzasse sensori destinati a essere sottoposti all'usura continua e l'impiego in un ambiente come quello della Formula 1, nel quale c'è il rischio del fuoco e tante interferenze radio"

Il primo passo è stato fatto. I guanti hanno superato le prove di resistenza richieste dalla Fia. I produttori dovranno ora adeguarsi e rispettare gli standard previsti per far sì che il modello biometrico venga omologato.

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