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Hamilton come Fangio. Ma questo Lewis ricorda Senna

Hamilton come Fangio. Ma questo Lewis ricorda Senna

Il 29/10/2018 alle 08:00Aggiornato Il 29/10/2018 alle 10:04

Quinto titolo Mondiale per l'anglo-caraibico, che fin da piccolo ha indossato un casco giallo in onore del suo eroe, il campionissimo brasiliano.

Il palcoscenico è lo stesso, l'autodromo Hermanos Rodriguez di Città del Messico. Lo scenario pure, con Lewis Hamilton incoronato campione del Mondo giù dal podio. Ma rispetto al 2017 la sostanza cambia, e di parecchio. Perché l'inglese raggiunge il mito Juan Manuel Fangio a quota 5 titoli iridati; perché nel 2017 la Mercedes era superiore alla Ferrari su almeno tre quarti dei circuiti; e soprattutto perché quella 2018 è stata la miglior stagione di Hamilton in assoluto. Non un errore, non un'imperizia, non un rischio che non fosse calcolato. In compenso una quasi infallibilità in tema di pole position, rimonte ed exploit da fuoriclasse sull'acqua ed una padronanza tecnica e psicologica impressionanti. E' il miglior Hamilton di sempre, che raggiunge Fangio ma ricorda sempre più il suo eroe dell'infanzia, quell'Ayrton Senna cui già lo scorso anno aveva sfilato il record di partenze dalla prima casella in griglia.

Una stagione perfetta

Raramente nella storia della Formula 1 si è assistito ad una stagione così 'pulita' da parte di un pilota. Nelle diciannove gare comprese fra il primo semaforo verde di Melbourne e la bandiera a scacchi di Città del Messico, Hamilton è riuscito a mettere in mostra un misto di talento, performance, tenuta mentale e intelligenza che lo incoronano oggettivamente non solo come cinque volte campione del Mondo, che già non è poco, ma soprattutto come uno dei più grandi di sempre. Perché un conto è avere talento, un altro è saper mettere in pista ciò che serve quando serve. Come ha capito a sue spese Sebastian Vettel. Nella stagione 2018 Lewis ha avuto una capacità impressionante di ricavare sempre e ovunque il meglio dalla sua W09, velocissima ma non sempre 'facile' come le Mercedes precedenti (e in Messico come ad Austin, col divieto dei cerchi forati, è tornata a soffrire con le gomme). Un campionario di vittorie in dominio, in rimonta, agguantate su piste nemiche prima in qualifica che in gara (vedi Budapest), di piazzamenti importanti nelle difficoltà (Montecarlo), di exploit sull'acqua (Germania, Ungheria, Belgio) che hanno letteralmente impressionato.

Vettel schiacciato

Ad impreziosire tutto ciò la netta vittoria, tecnica e psicologica, sul rivale Sebastian Vettel. Battuto dalla costanza e dalla consistenza di Lewis, e letteralmente schiacciato nei corpo a corpo. La ruotata di Baku 2017 fu la spia di una tenuta mentale rivedibile nel confronto diretto (e allora Marchionne rispolverò la definizione di "tedesco con sangue latino"), il pasticcio di Monza - favorito anche dalla pessima gestione dell'intero week end da parte del team - la conferma della differenza di spessore fra i due, allorché Lewis ha piazzato un attacco da fuoriclasse e Seb non è stato in grado di 'accettare' il sorpasso all'esterno. Nico Rosberg, uno che Hamilton è riuscito a batterlo, ha inquadrato la situazione nello stesso modo: "Secondo me Sebastian vuole tutto subito, non accetta quando altri fanno meglio. A volte però devi soltanto pensare che l’altro ha lavorato meglio ma che tornerai in carreggiata. Con certi errori è impossibile battere Hamilton. Perché Lewis non commette errori".

Ora caccia a Schumacher

Fino allo scorso anno Hamilton era soggetto a qualche passaggio a vuoto, specie quando la macchina non era perfettamente bilanciata. Accadde a Monaco, dove giunse staccatissimo dal compagno Bottas, ed accadde a Sochi, dove si trovò a penare col grip della sua W08 mentre Valtteri trionfava in solitaria, senza possibilità di ordini di scuderia ad avvelenarne la gioia. Quest'anno il britannico ha cannibalizzato tutto ciò che poteva, lasciando al compagno giusto la pole position di Sochi e ricevendo la vittoria in regalo dal team. Una condizione psicofisica mai raggiunta in precedenza che autorizza ora ad alzare ulteriormente l'asticella: dopo i cinque titoli di Fangio, l'obiettivo sono i sette di Michael Schumacher.

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