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Meno motori e gomme morbide: allarme Formula 1, rischia una deriva Endurance

Meno motori e gomme morbide: allarme Formula 1, rischia una deriva Endurance

Il 14/03/2018 alle 14:37Aggiornato Il 14/03/2018 alle 14:38

Le pur poche variazioni regolamentari, una power unit in meno da impiegare nel corso della stagione ed il passaggio a mescole più morbide, rischiano in realtà di trasformare i Gp in gare di durata, stravolgendo il dna della classe regina.

Sono le macchine più potenti e veloci di sempre, tanto da essere già in grado di togliere un paio di secondi ai temponi delle vetture 2017; eppure rischiano di trasformare i Gp di Formula 1 in gare di durata stile Endurance. Il tutto per le solite, discutibili scelte della Federazione, che ha limitato ulteriormente il numero di power unit utilizzabili nell'arco della stagione riportando al centro dell'attenzione l'affidabilità. Non è un caso che alcuni costruttori, a partire da Renault, abbiano già dovuto correre ai ripari rinunciando ai cavalli per preservare la durata. Detto che i costi restano altissimi, ha senso continuare a stravolgere il senso stesso delle corse di Formula 1?

Tre sole power unit, sale il chilometraggio

Il quinto anno dell'era ibrida vede scendere ulteriormente il numero di motori utilizzabili senza incorrere in penalità. Dal 2014 al 2016 le power unit a disposizione dei team erano cinque, vale a dire che ognuno dei 6 elementi che la compongono - motore, turbo, MGU-K, MGU-H, batteria e centralina - dovevano di fatto durare mediamente per 4 week end di gara. Lo scorso anno si è passati a quattro power unit totali, quindi in media a 5 week end di durata. Nel 2018 si passa a tre sole power unit, il che vuol dire 7 week end di durata media per motore, turbo e MGU-H, mentre a MGU-K, batteria e centralina si chiederà di durare addirittura una decina di week end. Limitare la cavalleria per salvaguardare affidabilità e durata sarà un obbligo per tutti, a evidente svantaggio dello spettacolo in pista.

Le gomme diventano più morbide

Anche perché alla questione motore si aggiunge quella delle gomme, visto che Pirelli ha costruito le coperture 2018 con mescole più morbide. L'esigenza è nata dalla volontà di movimentare le strategie, appiattite su una sola sosta dalla notevole durata delle gomme 2017. Con coperture più morbide sarà possibile tornare a variare le strategie e sfidarsi anche su questo versante, ma per i piloti sarà un ulteriore elemento da gestire. Spingere per tutta la gara al 100%, insomma, sarà meno che mai consigliabile, con buona pace dell'istinto e della storia.

La bufala dei costi

Tornando alle motorizzazioni, le scelte di questi ultimi anni sono sempre state improntate al risparmio, sebbene i numeri raccontino tutt'altro. I costi di progettazione e sviluppo sono rimasti altissimi - per quanto si tratti di una tecnologia con scarsissime ricadute sulla produzione di serie -, e l'abbassamento a tre esemplari cambia ben poco, visto che il numero di unità prodotte da far girare al banco resterà invariato. Al limite potrà risultare vantaggioso per quei team che comprano i motori, ma nulla più. Il motore ibrido è già di per sé in una sorta di cul de sac, considerato l'interesse e gli investimenti generati dalla Formula E totalmente elettrica.

Così, se sul piano tecnologico la Formula 1 rischia di trovarsi a rimorchio dell'elettrico, su quello tecnico rischia seriamente di mettersi nel solco delle gare Endurance. Liberty Media, col tarlo fisso dello spettacolo in pista, è concentrata nella difficile trattativa coi team sui regolamenti post 2020. Ma forse, visto l'andazzo, agli uomini di Ross Brawn (il responsabile tecnico della nuova gestione) converrebbe buttare un occhio anche a quanto accade in questi ultimi scampoli di Patto della Concordia.

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