Eurosport

Michael Schumacher compie 50 anni: il tributo a un campione che continua a lottare

Michael Schumacher compie 50 anni: il tributo a un campione che continua a lottare

Il 03/01/2019 alle 09:29Aggiornato Il 03/01/2019 alle 14:19

Dal nostro partner OAsport.it

3 gennaio 1969: una data che per gli appassionati di Formula Uno riporta alle mente qualcosa, o per meglio dire, qualcuno. 50 anni fa a Hurth, in Germania, la vita di Michael Schumacher iniziava e fin da subito si procedeva a grande velocità. Papà Rolf, proprieterio di un circuito di Kart, istruì fin da subito il piccolo Michael all’arte della guida ma la passione è qualcosa di innato e Schumi ne aveva in abbondanza. Già all’età di quattro anni, quel ragazzino teutonico dimostrava di saperci fare e le vittorie furono numerose. Il suo talento non poteva che arrivare alle categorie superiori come la Formula 3 nel 1989, nella quale fu il numero 1 un anno dopo. Viene seguito con grande attenzione dalla Mercedes e finisce nel progetto giovani insieme ad altri piloti (Frentzen e Wendlinger).

Nel 1991 l’esordio in Jordan, per sostituire il belga Bertrand Gachot nei guai con la giustizia (arrestato). Settimo nelle qualifiche, la sua velocità non fu premiata in gara con un ritiro praticamente istantaneo. Tuttavia la chiamata arrivò poco dopo e fu quella di Flavio Briatore, Team Principal della Benetton. Un sodalizio che portò nel 1994 e nel 1995 a due titoli iridati e all’inizio della leggenda.

Michael Schumacher (Benetton), Jürgen Dilk - 1992

Michael Schumacher (Benetton), Jürgen Dilk - 1992Imago

Dal 1996 poi Michael sposò la causa della Ferrari. Il Cavallino Rampante era reduce da un digiuno iridato che era iniziato nel lontano 1979. Spettava al Kaiser riportare l’iride a Maranello. Il trionfo sotto la pioggia di Barcellona in quel primo anno fu il primo a cui seguirono molti altri, ben 72 dei 91 in totale. Ma non fu facile: nel 1997 l’epilogo da dimenticare a Jerez nel confronto con Jacques Villeneuve (vittorioso dell’iride), nel 1998 un problema tecnico a Suzuka lo costrinse alla resa e nel 1999 l’incidente di Silverstone (Gran Bretagna) e la frattura alla gamba. Con l’avvento del nuovo millennio, dal 2000 al 2004, arrivano 5 Mondiali e tanti record infranti rimasti incastonati nel cuore e nel cervello dei tifosi del Cavallino. Nel 2006 il suo ultimo trionfo in Cina poco dopo l’annuncio del suo ritiro salvo poi rimettersi in gioco nel 2010 a bordo della Mercedes e dare il via con la sua esperienza all’incredibile dominio della Stella a tre punte nell’era dei motori ibridi.

Ora Michael però sta affrontando la sua corsa più importante, quella che da cinque stagioni lo tiene in equilibrio tra la vita e la morte. Dopo quel maledetto incidente sulle nevi di Meribel (Francia) il suo calvario è cominciato ma, come quando era in pista, non si è mai arreso nonostante tutte le difficoltà. Ha preferito chiudersi nel silenzio e nel candore della propria famiglia, lontano da sguardi indiscreti. Il suo mito comunque è ben presente in mille forme e continuerà a farlo anche grazie all’App annunciata recentemente per rendergli omaggio proprio a partire da quest’oggi. Un modo per ricordare che cosa è stato Michael e cosa ha rappresentato per noi tutti: un fuoriclasse con cui siamo cresciuti e che bussa alla porta dei nostri ricordi per quello che ha saputo lasciarci.

giandomenico.tiseo@oasport.it

0
0