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Comitato olimpico russo: "Andremo ai Giochi sotto la bandiera nazionale"

Comitato olimpico russo: "Andremo ai Giochi sotto la bandiera nazionale"
Di Eurosport

Il 24/12/2019 alle 15:03

Il Cor non accetta le sanzioni imposte dall'Agenzia mondiale antidoping e rilancia in vista di Tokyo 2020.

Il Comitato olimpico russo ha affermato che la Russia parteciperà alle Olimpiadi del 2020 a Tokyo, confermando che l'esclusione del Paese dalle principali competizioni sportive per aver falsificato i dati antidoping sarà impugnata. "Il Comitato Olimpico Russo (COR) è d'ufficio membro a pieno titolo del movimento olimpico, motivo per cui abbiamo tutti i motivi per credere che formeremo la squadra per Tokyo e faremo di tutto per garantire che la squadra partecipi con il tricolore russo", ha dichiarato Stanislav Pozdniakov, capo del Cor, confermando che il comitato olimpico russo, in qualità di membro fondatore dell'agenzia antidoping Rusada, ha approvato la decisione del 19 dicembre del suo consiglio di sorveglianza di non accettare le sanzioni imposte dall'Agenzia mondiale antidoping (Wada).

Il 9 dicembre scorso l'organizzazione ha vietato alla Russia di partecipare ai principali eventi internazionali per quattro anni, inclusi i Giochi Olimpici 2020 e 2022 e la Coppa del mondo di calcio 2022. L'agenzia antidoping russa ha deciuso di ricorrere contro la squyalifica Wada e dunque si andarà davanti al Tas di Losanna, il tribunale arbitrale dello sport, che deciderà in ultima istanza. Le sanzioni prevedono, in particolare, che solo gli atleti russi non coinvolti nello scandalo potranno partecipare alle competizioni, ma sotto una bandiera neutrale e senza che venga suonato l'inno nazionale. Ciò che il Comitato olimpico russo considera inaccettabile, mentre il governo ha denunciato una "isteria" antirussa.

La Wada ha imposto queste pesanti sanzioni perché ritiene la Russia colpevole di aver "manipolato" i dati del laboratorio antidoping di Mosca che gli erano stati trasmessi all'inizio del 2019 per motivi di trasparenza. Questa è l'ennesima svolta in uno scandalo che è iniziato con la rivelazione nel 2015 del doping di Stato praticato in Russia dal 2011 e che coinvolge anche alti funzionari.