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Gli atleti USA si ribellano a Trump: inchino di protesta del fiorettista ai Giochi Panamericani

Gli atleti USA si ribellano a Trump: inchino di protesta del fiorettista ai Giochi Panamericani
Di Eurosport

Il 14/08/2019 alle 12:47Aggiornato Il 14/08/2019 alle 12:54

Due episodi di aperta contestazione al Presidente degli Stati Uniti d'America durante i Giochi Panamericani di Lima: protagonisti il fiorettista Race Imboden e la martellista Gwen Berry. Che ora rischiano sanzioni e la loro partecipazione a Tokyo 2020 a causa del loro attivismo politico.

Race Imboden non è tra gli atleti più conosciuti dela terra; chi segue loa scherma, però, sa bene chi sia: è un fiorettista statunitense di altissimo livello, che può vantare un bronzo olimpico a Rio 2016 nella gara a squadre e un oro mondiale a Budapest, sempre a squadre, poco tempo fa. Questa volta si è ripetuto nella gara a squadre dei Giochi Panamericani di Lima e la sua vittoria, come riporta Wired, ha fatto il giro del mondo per lo strascico di polemiche che ha portato con sé.

In ginocchio mentre risuona Star Spangled Banner

Durante l'inno USA, infatti, Imboden si è inginocchiato sul podio, come già fece il giocatore di NFL Colin Kapernick, in segno di protesta nei confronti di Donald Trump, il Presidente degli Stati Uniti d'America. Un gesto di protesta che potrebbe costargli caro, e parliamo dell'esclusione dai Giochi Olimpici di tokyo 2020, in quanto, come riporta il Guardian, esisteva per questa edizione dei Giochi Panamericani un accordo firmato col comitato olimpico statunitense in cui si chiedeva agli atleti di evitare qualsiasi manifestazione di natura politica. Imboden ha violato l'accordo e quindi, come Kapernick che non ha più un contratto nel mondo del football americano, anche il fiorettista va incontro al suo destino. Ma perché mettere a repentaglio la propria carriera sportiva?

Imboden, il bianco privilegiato che vuole gli stessi diritti per i "diversi"

Imboden è in aperta contestazione con la politica repressiva e filorazzista di Trump e così ha deciso di protestare per sostenere l'uguaglianza universale dei diritti. Ecco la sua appassionata spiegazione alla CNN:

" Per me stare su un podio a sentire l’inno americano è sempre stato un momento di puro orgoglio. Ma negli ultimi anni quell’orgoglio è stato colpito da alcune cose come il razzismo e i maltrattamenti verso gli immigrati, esattamente come il nostro presidente e tutto ciò che rappresenta. Sono un atleta che vuole invocare un cambiamento, non ho una grande piattaforma su cui parlare. Tiro di scherma e per molte persone credo di rappresentare il privilegio bianco, faccio uno sport che probabilmente è praticato prevalentemente dalle élite benestanti e pensavo fosse il momento che un volto diverso venisse fuori"

Ma Imboden non è stato l'unico a contestare Trump a Lima.

Gwen Berry e "Le vite nere contano"

Anche la martellista Gwen Berry aveva protestato qualche giorno prima. Lei, atleta afroamericana, aderisce al movimento "Black Lives Matter" e nel finale dell'inno aveva alzato il pugno come Smith e Caros a Monaco 1972.

" Qualcuno deve parlare di queste cose che sono troppo scomode perché se ne parli. Qualcuno deve alzarsi contro tutte le ingiustizie che stanno capitando in America e un presidente che non fa che peggiore la situazione"

E anche per lei c'è il rischio di una pesante sanzione, ossia l'esclusione da Tokyo 2020, ma per questi atleti la propria vita è meno importante di quella della collettività ed è giusto lottare per i propri principi, prima che in pedana.

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