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Malagò si difende: "Lettere al CIO? Il mio è solo un atto dovuto"

Malagò si difende: "Lettere al CIO? Il mio è solo un atto dovuto"
Di Eurosport

Il 13/09/2019 alle 15:38

Il presidente del Coni replica a chi lo accusa di aver chiesto punizioni per l’Italia per la legge delega: “Sono membro CIO, se non lo avessi fatto avrei rischiato sanzioni”.

Il presidente del Coni Giovanni Malagò mostra serenità sul caso delle lettere inviate al Cio a proposito della legge delega approvata al Senato ad agosto che andrebbe contro i principi della Carta olimpica sull’autonomia dello sport: “È un atto dovuto. Se non avessi evidenziato situazioni normative che sono sotto gli occhi di tutti, da membro Cio, che non è un rappresentante dell’Italia, sarei stato sanzionato. Ma tutto questo non è mai stato un segreto e ad essere sinceri, non capisco la motivazione e il clamore di tutto questo, è un atto scontato”.

Il clamore di cui parla è dovuto alla pubblicazione delle lettere oggi su La Repubblica, che stanno sollevando un bel polverone e che il presidente della FIT Binaghi, con cui Malagò è in dichiarato conflitto, ha definito “sconvolgenti”. Il numero uno del Coni ribadisce: “Nell’ambito dei decreti attuativi della legge delega dobbiamo sistemare alcuni aspetti che sono in palese contraddizione con la Carta olimpica. Quello che è chiaro è che qui ci sono un aggressore e un aggredito. E quando si vieni aggrediti è normale difendersi. Avete sentito l’appello della Pellegrini che ha chiesto protezione a Mattarella, anche gli atleti sono preoccupati perché è stata fatta confusione e loro si sentono nel limbo, mentre vogliono solo tranquillità”.

Scontro con il presidente della FIT Binaghi

Quindi il discorso si sposta su Binaghi e si aggiunge un nuovo tassello alla polemica: “Mi auguro che la Sport e Salute che sta parlando ora con Angelo Binaghi per le fideiussioni alla FIT per le ATP Finals di Torino non sia la stessa che adesso si sta occupando dei contributi pubblici alle federazioni. Altrimenti sarebbe il primo grave conflitto di interesse. La legge prevede che, per il finanziamento alle Federazioni, la Sport e Salute sia obbligata a sentire il Coni, ma Carlo Mornati (segretario generale del comitato olimpico, ndr.) non è mai stato convocato, mentre avrebbero dovuto chiamarlo per primo. Questo non è corretto e non rispetta le norme, una cosa che verrà segnalata al nuovo Governo”.

La politica ci mette il carico con Valente

Tra le reazioni alle lettere, la più dura al momento è quella di Simone Valente, deputato M5S, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e tra i fautori della riforma con Giorgetti: “Malagò si è spinto fino al punto di suggerire l’irresponsabile esclusione dell’Italia dalle Olimpiadi di Tokyo e la revoca dell’assegnazione di Milano-Cortina creando scompiglio nel mondo sportivo. È lui l’unico responsabile del terrorismo psicologico che da mesi fa serpeggiare tra gli atleti, i tecnici e i dirigenti. Un fatto gravissimo e sconcertante che finalmente chiarisce chi ha veramente a cuore lo sport in Italia e chi no”.

Le parole del CIO

Il CIO invece sta con Malagò. Un portavoce ha subito fatto presente che il presidente Coni “non ha chiesto di punire l’Italia”. E Ivo Ferriani, anche lui membro dell’Esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale, ha aggiunto: “Non entrando nel merito, ognuno può scegliere le strategie che ritiene ma è il ruolo del membro Cio notare anomalie e portarle in evidenza. Io richieste di sanzioni non ne vedo, leggo solo alcuni punti sui quali Malagò pone attenzione”.

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