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PyeongChang Diary - Dal vivo una medaglia è tutta un'altra cosa!

PyeongChang Diary - Dal vivo una medaglia è tutta un'altra cosa!

Il 13/02/2018 alle 19:10Aggiornato Il 13/02/2018 alle 19:12

Dopo l'anarchia totale dei giorni scorsi, torniamo allo sport. L'episodio 6 porta con sé la più grande verità possibile: una medaglia azzurra, dal vivo, è davvero tutta un'altra cosa. E adesso che ci siamo sbloccati su tutti i metalli e abbiamo già esorcizzato Sochi, fateci divertire.

dall’inviato a PYEONGCHANG – Andare a letto alle 3 e svegliarsi alle 9. Eppure l’Olimpiade logora chi non la fa. Oggi è stata la prima vera giornata – almeno per il sottoscritto – da emozioni olimpiche, quelle che nelle passate edizioni ho prima vissuto davanti alla televisione e poi commentato grazie a Eurosport. Dal vivo, però, davvero, è un'altra cosa. E non tanto per il fatto che riesci a capire quanto sia matto come un cavallo Shaun White o quanto sia clamoroso il bambino prodigio Johannes Klæbo quando parte alla sua maniera in salita, quanto perché sul campo puoi conoscere le storie di gente incredibile. Tipo Andrea, che dalla Valle d’Aosta si è preso 12 giorni di ferie per venire in questa landa desolata a tifare Federico Pellegrino. Direi che il viaggio ha pagato ma soprattutto seguiamo Andrea in tutti i suoi spostamenti, perché l’altro giorno era a vedere Windisch e dove va pare che gli azzurri facciano medaglia. Dev’essere il karma positivo dell’unico vero italiano fin qui incontrato che non fosse parente/amico/invitato/parte del team o della federazione, presente a PyeongChang.

Il mitico Andrea! L'unico tifoso italiano a PyeongChang trovato fin qui dopo 5 giorni di ricerche! Un eroe vero

Il mitico Andrea! L'unico tifoso italiano a PyeongChang trovato fin qui dopo 5 giorni di ricerche! Un eroe veroEurosport

Già perché per il resto di coreani qui se ne vedono pochi sugli spalti. Ci sono gli splendidi volontari, impossibili da intervistare – ci abbiamo provato – perché non parlano nemmeno sotto tortura (non so quale tipo di lavaggio del cervello gli abbiano fatto ma funziona alla grande), ma che qualche chilometro più a sud venivano questa sera beffati nell’unica venue che sembrano popolare: quella del pattinaggio di velocità.

Che grande Arianna Fontana. Che fenomeno. Nella sua disciplina ha ufficialmente vinto tutto quello che si poteva vincere. Non che servisse l’oro di stasera, ma direi che come portabandiera ci hanno preso alla grande. Vi dico la verità: mi sarebbe piaciuto assistere anche a quella gara, ma essendo in contemporanea e seguendo la scia della nostra talent Gabriella Paruzzi, ho optato per il sempre confortevole menomille dell’impianto del fondo e tutto sommato direi che non posso lamentarmi. Klæbo non si poteva battere; e quello sprint sul traguardo a rimontare e fregare di un niente Alexander Bolshunov mi ha gasato come quando ero bambino.

Magia dello spirito olimpico che tira fuori il gran nazionalista che sono – nel senso più buono e più giusto del termine – e che adesso mi ha messo una certa brama addosso. In primis perché non vedo l’ora di attaccare le altre due medaglie nel compound italiano di Discovery; e in secundis perché ho la sensazione che questa giornata possa fare da traino per tanti. Abbiamo infatti una medaglia per metallo e abbiamo dunque già fatto meglio di Sochi, quando di ori, purtroppo, nemmeno l’ombra. In attesa che su in altura questo vento si dia una calmata… Perché sì, Marcel Hirscher è un grandissimo ma insomma la partenza abbassata ha tagliato le speranze dei discesisti; e noi solo da lì si poteva passare.

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Video - Hero of the day: Marcel Hirscher rompe la maledizione, l'oro questa volta è realtà

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Mi rendo conto che questo episodio 6 del diario è stato estremamente serio rispetto allo standard dei giorni scorsi. Forse perché qui a PyeongChang sono le 3:08 del mattino e mancano meno di due ore al ritorno della Champions League. Quasi quasi faccio il dritto, tanto ormai...

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