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Pyeongchang Diary: Tra attesa e sopravvissuti (al freddo e ai virus), lo show è a Casa Italia

Pyeongchang Diary: Tra attesa e sopravvissuti (al freddo e ai virus), lo show è a Casa Italia

Il 07/02/2018 alle 16:17Aggiornato Il 08/02/2018 alle 04:23

Meno due giorni all'inizio dei XXIII Giochi Olimpici Invernali. Appuntamento n°1 con il nostro diario da Pyeongchang, dove tra l'attesa per l'inizio delle gare, le temperature polari e i sopravvissuti a freddo e virus, la vera protagonista è stata la splendida Casa Italia.

dall’inviato a Pyeongchang Pronto! Tutto bene? Dimmi che non hai preso il virus”. No, mamma. Tutto a posto. Almeno per ora. Saranno le temperature polari (-20°C) di una Pyeongchang che nelle prossime ore – si spera – dovrebbe riscaldarsi (si fa per dire… dovremmo arrivare poco sotto allo 0 termico), ma di colpiti, almeno nel numeroso staff di Discovery-Eurosport presente all’IBC, nessun pervenuto. Il dottor Kim, medico a disposizione del compound Eurosport, per ora dorme relativi sonni tranquilli.

Eppure il virus c'è stato, ma pare aver colpito solo lo staff della sicurezza olimpica: una quarantina di persone finite in isolamento dopo aver contratto il norovirus, altamente contagioso, che si trasmette in condizioni di igiene scarsa o di liquidi o alimenti contaminati. A occhio saremmo più per la seconda delle opzioni, anche perché a livello di pulizie anche qui pare tutto ok, con robottini in stile star-wars che spadroneggiano tra i corridoi e i dietro alle quinte del quartier generale Olimpico.

E dunque tutti sopravvissuti, almeno per ora, tra gli organi di stampa, nella lotta ai batteri che ben si difendono nel freddo polare di questi giorni di avvicinamento.

Gelo che come detto dovrebbe farsi più “vivibile” nelle prossime ore, e aiutare i coraggiosi che parteciperanno alla cerimonia d’inaugurazione della XXIII edizione dei giochi Olimpici Invernali.

Ma nell’attesa di iniziare a fare sul serio, la protagonista assoluta di questa giornata tecnicamente definitiva “-2”, è stata l’inaugurazione della splendida Casa Italia. La delegazione azzurra ha fatto le cose in grande, scegliendo come quartier generale la splendida sede del Yongpyong Golf Club, a due passi dal villaggio olimpico dell’Alpensia Ski Center, vero cuore pulsante di questa Olimpiade.

E a fare gli onori di casa, chiaramente, nella serata di inaugurazione, non poteva che essere il presidente del CONI Giovanni Malagò, che da perfetto padrone di casa ha accolto personalmente i 61 membri del CIO che non hanno voluto mancare all’inaugurazione del quartier generale azzurro. "Stasera qui c'erano più membri del CIO che alla sessione del pomeriggio" ha gongolato sornione il massimo rappresentate dello sport italiano. E ha ragione. Già perché oltre a quelle sotto i nostri occhi sono passati anche la moglie del presidente Thomas Bach e il principe Alberto di Monaco, giusto per citarne un paio.

" Mi aspetto di fare una bella figura, come a Rio è fondamentale: come comportamento, come presenza, come immagine, come prestigio da parte di tutti, dagli atleti ai tecnici fino agli accompagnatori. Dobbiamo accettare i verdetti sul campo, essere rispettosi dell’avversario, anche quando sfiliamo. Non abbiamo un uomo o una donna simbolo, non abbiamo una Shiffrin, un Hirscher, un Vaultier, un Klaebo, ma tanti atleti da podio. Non siamo mai stati così forti negli ultimi anni, da Lillehammer 1994 in poi. Si è lavorato molto bene con le Federazioni, FIS e FISG hanno fatto un eccellente lavoro in questi quattro anni: 121 atleti, record assoluto del Paese escluso Torino 2006 quando giocavamo in casa ed eravamo qualificati di diritto. Siamo presenti dappertutto a parte l’hockey. Abbiamo fatto il conto che in un terzo delle nostre gare siamo competitivi. Io dal primo giorno ho sempre parlato di doppia cifra per quanto riguarda le medaglie, penso che sia qualcosa che possiamo fare, anche qualcosa in più anche se qui tutti sono scaramantici e dicono che esagero. Potrebbe essere l'Olimpiade delle donne, con tante atlete competitive in tante discipline. Se devo scegliere un simbolo, però, è Nadia Fanchini. Con quello che ha passato, per quello che sta vivendo, una sua medaglia sarebbe veramente qualcosa in più (Giovanni Malagò)"

Nessun atleta però. Tutti chiusi al villaggio Olimpico perché ormai le gare sono dietro l’angolo, e tra test di piste – ottima quella del fondo, come ci ha rivelato la nostra Gabriella Paruzzi – e materiali lo spazio per la vita mondana è giustamente poco. Da concentrarsi infatti c’è solo alle gare… Per tornare così, a Casa Italia, si spera, con una medaglia da mostrare a tutti quanti. Allora sì, a quel punto, ci sarà spazio per quei brindisi che qualcuno ha solo anticipato stasera.