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Le scarpe dello Zar e la storia di un'occasione sprecata

Le scarpe dello Zar e la storia di un'occasione sprecata
Di Eurosport

Il 26/07/2017 alle 15:08Aggiornato Il 26/07/2017 alle 16:22

I retroscena di una strana (e brutta) storia e un Europeo di pallavolo che per la nostra Nazionale si preannuncia molto complicato.

di Giorgio Barbareschi - La pallavolo è il secondo sport italiano per numero di praticanti, circa 374.000 tesserati, e conta oltre oltre 26 milioni, tra cui quasi 4 milioni di veri e propri appassionati. Nonostante questo, i casi in cui le prestazioni sul parquet sono balzate agli onori della cronaca generalista si misurano con il contagocce. Sicuramente il trittico di vittorie mondiali degli anni 90 e i finali olimpiche del 1996, 2004 e 2016. Ma già se si parla di eventi minori” (la nostra Nazionale negli ultimi trent’anni avrebbe anche collezionato 6 titoli europei, 8 World League e svariate altre coppette” vinte qua e là) o delle decine di vittorie nelle competizioni di club, si fa fatica a ricordare occasioni in cui si sia parlato intensivamente di pallavolo sui principali mass media della nostra penisola. Figuriamoci poi per casi legate a vicende extra-sportive, o meglio non direttamente connesse alle vittorie collezionate sul parquet.

Le scarpe di Zaytsev, una questione di Stato

Per questo sorprende il clamore mediatico che ha suscitato in questi giorni la questione "delle scarpe di Ivan Zaytsev”. In qualità di supposto esperto della materia, negli ultimi giorni ho ricevuto richieste di chiarimenti sulla vicenda da parte di amici, parenti e colleghi di lavoro. Che io ricordi, nemmeno in occasione della recente finale olimpica di Rio c’era stato così tanto interesse diffuso sull’argomento volley. Sinceramente la cosa mi lascia addosso una sensazione spiacevole…

Ma d’altra parte, questa è la perfetta testimonianza di quanto Ivan Zaytsev sia in grado di catalizzare l’attenzione del grande pubblico e, per una volta, non solo quello degli addetti ai lavori. Lo Zar è infatti un personaggio che ha travalicato i confini del rettangolo di gioco per affacciarsi nel mondo del fashion, dell’editoria, della televisione e dei talk show. Merito delle sue qualità di atleta, certo, ma anche di un look sbarazzino abbinato ad un fisico di sicuro impatto, e da una moglie-manager che ne ha saputo valorizzare l’immagine pubblica.

Ivan Zaytsev

Ivan ZaytsevLaPresse

Il riepilogo della vicenda

Immagine che però in questi giorni sta subendo un vero e proprio attacco frontale, da quando lo #shoesgate è deflagrato nel mondo della pallavolo italiana. Per aiutare chi in queste ultime due settimane si è goduto una vacanza su Marte, se permettete farei un breve riepilogo della vicenda:

  • 03 Luglio. La nazionale torna al lavoro a Cavalese dopo la sfortunata parentesi della World League, e tra i sedici convocati c’è il ritorno in rosa di Ivan Zaytsev, che assieme ad altri big aveva riposato nella precedente manifestazione.
  • 08 Luglio. Dopo alcuni giorni di collegiale iniziano a circolare le prime voci: Ivan non si starebbe allenando con i compagni per un problema legato alle sue scarpe da gioco. La nazionale ha infatti in essere un accordo di sponsorizzazione con la Mizuno, mentre il giocatore è sotto contratto con l’Adidas. C’è un programma un incontro tra Zaytsev e il nuovo presidente Federale Bruno Cattaneo, traspare un certo nervosismo ma la situazione sembra ancora sotto controllo, al netto di una velata polemica da parte dell’ex allenatore della Nazionale Mauro Berruto.
  • 12 Luglio. A seguito dell’incontro circolano voci di distensione: Ivan ha accettato di vestire le calzature della Mizuno, a patto che gli venga fornito un modello personalizzato alle sue esigenze fisiche, perché quelli attualmente presenti nello stock a disposizione della Nazionale non sono per lui adatte. Non sembra quindi essere un problema di sponsor, quanto di trovare il modello corretto alle richieste dell’atleta. Si attende perciò l’arrivo di queste speciali calzature dalla sede del produttore giapponese, dopodiché si potrà tornare alla normalità.
  • 16 Luglio. Dopo tanto tuonare, torna finalmente il sereno. Secondo le foto visibili sulla pagina Facebook della FIPAV, Ivan ha finalmente cominciato ad allenarsi con le scarpe giuste” e la vicenda sembra essere definitivamente chiusa.
  • 18 Luglio (mattino). Evidentemente la questione NON è chiusa, perché la Federazione Italiana Pallavolo rilascia tramite il proprio sito internet un comunicato ufficiale. La convocazione in Nazionale di Ivan Zaytsev è stata revocata e il giocatore è stato invitato ad abbandonare il raduno di Cavalese. Secondo il comunicato nonostante l’impegno profuso dalla FIPAV con il suo staff tecnico e medico e dallo sponsor con la messa a disposizione di materiale e modelli particolari, non è stata individuata una soluzione che possa contemperare le Sue esigenze personali con gli impegni assunti dalla FIPAV e con gli obblighi gravanti su tutti gli Atleti convocati”. Proprio quando tutto pareva essersi risolto, arriva un filmine a ciel sereno che sembra incenerire il futuro dello Zar in maglia azzurra.
  • 18 Luglio (pomeriggio). Il presidente federale Bruno Cattaneo in una intervista dichiara: Ivan Zaytsev è un grande atleta, un patrimonio della pallavolo italiana. C’è in me tanto dispiacere e tanta amarezza, ma certe cose non si fanno: nella vita bisogna essere leali, per me la lealtà è una cosa importante. (…) Non è stato ben consigliato. Per come l’ho conosciuto io, Ivan è un bravo ragazzo: se desse retta a me, io potrei solo consigliargli il suo bene.” Al di là delle parole paternalistiche, l’aut-aut sembra definitivo: o Ivan decide di indossare le scarpe della Mizuno oppure è fuori definitamente dal gruppo azzurro.
  • 19 Luglio. Zaytsev rilascia un brevissimo comunicato: "Non trovo le parole per descrivere la sensazione che sto provando. davvero una situazione in cui non avrei mai pensato di potermi trovare. Ora sto andando a riabbracciare la mia famiglia ma mi sento di fare un grande in bocca al lupo ai compagni e al tecnico Blengini perché io mi sento sempre parte di questa squadra”.
  • 20 Luglio. Mentre le voci di corridoio danno per certi dei tentativi di salvare in extremis la situazione, arriva la mannaia dell’allenatore Chicco Blengini. Con l’obiettivo primario di tutelare la squadra e il lavoro svolto (…) per me è evidente ed inevitabile che per questa estate Ivan non possa rientrare a far parte del gruppo”. Addio Ivan, per te la stagione azzurra finisce qui.
  • 25 Luglio. Zaytsev finalmente racconta la sua versione della vicenda in una lunga intervista alle telecamere di Sky Sport.
Le scarpe in prova di Zaytsev

Siamo arrivati quindi alla situazione attuale: dopo una telenovela che ha assunto toni prima simpatici, poi quasi comici e infine (sportivamente) drammatici, la punta di diamante della Nazionale Italiana che meno di undici mesi fa trascinava l’Italia fino alla finale olimpica contro i padroni di casa del Brasile guarderà i prossimi Europei di Polonia seduto sul divano di casa. Tra un trend topic su Twitter, una marea di commenti su Facebook e un centinaio di articoli vari, in molti hanno dato il loro giudizio sulla questione.

Da una parte c’è chi accusa la Federazione di aver gestito male la vicenda, finendo per infilarsi in un’impasse dalla quale ormai era impossibile uscire se non, appunto, rinunciando ai servigi del giocatore per non fare una figura ancora peggiore. Dall’altra chi inveisce contro Zaytsev, reo di:

1) essersi montato la testa;

2) essere avido di soldi;

3) aver disonorato l’Italia;

4) un mix di tutte e tre.

Immagino che a Zaytsev tutti queste accuse non facciano piacere, ma nel corso della sua intervista Ivan non affonda il colpo né contro l’ambiente né contro la Federazione, forse timoroso di fare la fine di quella Greta Cicolari che fu squalificata per 13 mesi da ogni competizione per una vicenda iniziata con una semplice separazione di una coppia di beach volley e degenerata in una vera e propria guerra con tanto di accuse di stalking.

L’unica cosa che dice è che dopo il loro incontro il Presidente Cattaneo non si è più fatto sentire, né lo hanno fatto i suoi compagni di nazionale (ad eccezione di uno). Il giocatore dichiara amore eterno alla maglia azzurra, fino a dichiararsi disposto a giocare anche senza una gamba” e si dice ancora speranzoso di trovare una soluzione positiva che gli possa permettere di tornare in squadra prima degli Europei. Ma sinceramente la cosa sembra al momento molto improbabile, perché l’esclusione ufficiale dal gruppo a voce del suo allenatore renderebbe un’eventuale marcia indietro piuttosto complicata da gestire.

Un'inezia che si è trasformata in valanga mediatica

L’impressione di fondo è che tutto sia partito da una semplice palla di neve che ha iniziato a rotolare giù per la montagna, per poi mano a mano diventare sempre già grande fino a quando è diventata impossibile da fermare. Stando alle parole del giocatore, non sembra infatti essere un problema di sponsor. È vero che il giocatore ha un contratto di sponsorizzazione personale con l’Adidas, ma a quanto pare la casa tedesca non gli impedirebbe di calzare le scarpe di un’altra marca per ottemperare al regolamento federale. A quanto dichiara Ivan nell’intervista, la stessa Mizuno aveva provato a far diventare Zaytsev un suo testimonial ma l’accordo era naufragato proprio perché le scarpe dell’azienda nipponica non soddisfaranno i requisiti richiesti dell’atleta.

La questione sembra quindi piuttosto legata ad un reale problema fisico del giocatore. Ivan calza abitualmente un modello da basket con una struttura molto morbida e, a suo dire, ne fa fuori circa un paio ogni quindici giorni. A molti questo potrà sembrare esagerato o assurdo, ma a quel livello di prestazione i dettagli fanno eccome la differenza. Soprattutto quando se 2.04, pesi un centinaio di chili e hai un’elevazione, come la definisce lui, importante”.

Il punto di vista di un ex professionista

Non sono mai stato un giocatore del livello di Ivan né ho mai avuto problemi a cambiare marca e modello nel corso della mia carriera, ma da ex professionista non è la prima volta che sento parlare di problemi di questo tipo. Non si tratta di banali scaramanzie, ma di reali necessità, perché il fisico di un atleta di quel livello è una macchina che deve funzionare alla perfezione. Pensate al tempo che Valentino Rossi o Sebastian Vettel dedicano alla messa a punto del loro mezzo prima di scendere in pista. Qui è la stessa cosa, solo che al posto delle ruote ci sono i piedi e al posto delle gomme ci sono le scarpe.

Zaytsev ha provato ad indossare le scarpe speciali arrivate dal Giappone, ma sembra che dopo soli due giorni di allenamenti sia emerso un dolore al piede che ha determinato immediatamente la fine del test e di conseguenza il precipitarsi degli eventi. A prescindere dagli accordi con gli sponsor, che sono rari nel mondo della pallavolo ma non per questo di certo illegali, ciascun atleta ha il diritto di tutelare il proprio fisico, perché la carriera di uno sportivo è una sola e dura anche poco.

Dall’altra parte, è anche vero che la Federazione ha il diritto e il dovere di tutelare le regole e gli interessi della squadra, che devono sempre prevalere su quelli del singolo. Anche i campioni non possono essere considerati troppo diversi” da tutti gli altri, pena l’implosione di qualsiasi gruppo in qualunque sport.

La Fipav difende il suo sponsor tecnico e per tali motivi ha anche rivisto recentemente, probabilmente cercando di mettersi ai ripari dopo aver saputo dell’accordo di sponsorizzazione siglato appunto da Zaytsev, le norme federali sull’abbigliamento degli atleti azzurri, che prima lasciava il fianco a possibili interpretazioni. Se prima del 17 Aprile scorso si specificava infatti l'obbligo per gli atleti di indossare la divisa sociale” ma senza fare menzione esplicita delle calzature, il nuovo Articolo 4 del regolamento Fipav per le Squadre Nazionali è molto più stringente.

Le regole che hanno condizionato tutta la storia

Lasciando perdere per un attimo il paragone con gli altri sport (nel calcio o nel basket, ma anche in altre nazionali di pallavolo, il modello e la marca delle scarpe sono spesso lasciati alla libera scelta dei singoli giocatori), si può capire che la Fipav abbia voluto tutelare il suo sponsor a tutti i costi. Questo perché, così come per gli atleti, anche per le federazioni gli introiti economici non sono mai una questione di secondo piano.

Quella che però doveva essere una norma per risolvere un problema si è invece tramutata in un vero e proprio boomerang, che è stato scagliato talmente lontano da non essere più in vista all’orizzonte. Nell’attesa di sapere se tornerà mai in mano al lanciatore, rimangono ancora tante (troppe) domande senza risposta.

Perché non cominciare a parlare con il giocatore della questione già diversi mesi fa? Perché aspettare il primo giorno di raduno, visto che il problema era facilmente preventivabile? Perché non permettere ad Ivan di allenarsi a porte chiuse con le sue calzature e tentare di risolvere il problema lontano dai riflettori, prima di ingigantire la vicenda rendendo pubblico il tutto? Perché complicare ulteriormente il lavoro di un gruppo che viene da un brutto risultato alla World League, ma che cerca di preparare il riscatto ai prossimi Europei?

Già, la Nazionale. Perché in tutto questo ci sarebbero anche gli altri giocatori e lo staff tecnico, che sono ancora a Cavalese e stanno cercando di preparare un Europeo in Polonia che comincerà tra poco meno di un mese e che non ci vede certo tra i favoriti.

Senza Zaytsev, l'italia perde un pezzo fondamentale

Il gruppo azzurro viene da una World League che definire fallimentare sarebbe un eufemismo: 7 sconfitte su 9 partite, dodicesimo e ultimo posto nel girone, peggior risultato di sempre. Solo un cambio del regolamento avvenuto proprio durante gli ultimi giorni della manifestazione ci ha salvato da una retrocessione nel gruppo B che avrebbe avuto del clamoroso.

Le assenze di Juantorena, Birarelli, Lanza e appunto Zaytsev erano state additate da molti come la causa principale della debacle, unita ad un a fase di ricambio generazionale che mostra ben pochi nomi nuovi di alto profilo. Se infatti il giovane Simone Giannelli sarà il nostro punto fermo in regia per i prossimi dieci anni (almeno) ed è una stella di livello internazionale, negli altri ruoli siamo al momento inferiori sia alla concorrenza che al nostro recente passato. Al centro l’accoppiata Buti- Piano garantisce una buona solidità e il libero Colaci è una sicurezza di rendimento, ma i problemi grossi sono tra gli attaccanti di banda. Anche con il rientro di Lanza dai suoi problemi fisici, la rinuncia all’azzurro da parte dell’italo cubano Juantorena ha aperto una voragine tra i martelli che all’orizzonte non si intravede la possibilità di colmare.

Osmany Juantorena - Italvolley - Rio 2016

Osmany Juantorena - Italvolley - Rio 2016LaPresse

Tra i volti nuovi visti in World League Antonov e Randazzo appaiono non adatti al livello richiesto da un certo genere di competizioni, mentre il positivo Jacopo Botto è più un clone tecnico del suddetto Lanza che una sua spalla ideale. Tra gli opposti ci ritroviamo a dover scegliere tra Luca Vettori e Giulio Sabbi, convocato proprio al posto di Ivan per il collegiale che ha preso il via questo lunedì. Due ottimi giocatori per carità: il primo scudettato con Modena solo due stagioni fa e il secondo capocannoniere del campionato italiano nella scorsa stagione. Ma realisticamente un po’ poco per competere con i pariruolo avversari sul panorama internazionale.

Il ritorno in rosa di Zaytsev sarebbe stato decisivo per colmare alcune delle lacune del sestetto, sia se fosse stato schierato in posto 4 come a Perugia che se fosse tornato a ricoprire quel ruolo di opposto che tanto gli è congeniale e che è così importante nella pallavolo moderna. Invece non avremo nessuna delle due possibilità e dovremo andare in Polonia con quello che abbiamo: una formazione volenterosa ma con ogni probabilità inferiore a molte delle favorite del lotto.

I padroni di casa della Polonia sono i favoriti della competizione, pur venendo da una World League non brillante sono i campioni del mondo in carica e avranno dalla loro un pubblico che da queste parti si fa sentire eccome. Subito dietro troviamo a Francia, che viene dalla vittoria nella suddetta World League e che è anche campione in carica del torneo continentale. Infine la Russia, che tende (quasi) sempre a sbagliare le grandi manifestazioni ma che è parimenti sempre impossibile escludere dalle favorite, in virtù di un movimento che non sembra mai avere una parabola discendente.

L’Italia era testa di serie e il sorteggio ci ha portato in dote un girone abbastanza agevole con Germania, Slovacchia e Repubblica Ceca, ma se non dovessimo ottenere il primo posto del raggruppamento già dovremmo raggiungere i quarti di finale attraverso i playoff, complicando non poco le nostre speranze di arrivare in fondo.

La nostra nazionale ci ha abituato altre volte ad esplosioni di rendimento nel momento che conta e può darsi che arrivare a fari spenti in questo momento ci possa aiutare, togliendo dai giocatori il peso delle aspettative e permettendo loro di concentrarsi solo sul lavoro e sull'unità di un gruppo che la vicenda Zaytsev speriamo non abbia incrinato.

Una questione che offusca un prezioso argento olimpico

Perché di questo si tratta: entrambe le parti in causa in questa vicenda (come sempre, non è mai solo colpa di uno dei due litiganti) stanno danneggiando i risultati del gruppo e la credibilità dell’intero movimento, sprecando in breve tempo l’argenteo lascito della trionfale cavalcata di Rio 2016. Il volley era finalmente tornato ad essere argomento di conversazione nei bar, e non più solo negli spogliatoi delle palestre. I giornali avevano ricominciato a dare spazio quotidiano alle notizie di pallavolo, e non più solo mezza paginetta il lunedì mattina.

Nel mio piccolo, anche io avrei volentieri voluto concentrare il contenuto di questo articolo un po’ meno sullo shoesgate di Ivan Zaytsev e un po’ di più su aspetti più legati per davvero alla pallavolo, a mio parere decisamente più interessanti e meritevoli di attenzione. Ma sarà per la prossima volta… spero.

P.S. Non per fare la Cassandra della situazione, ma l’Adidas (allora lo fanno apposta) ha firmato qualche mese fa un contratto di sponsorizzazione con Paola Egonu, nuova stella della Nazionale di pallavolo femminile. Non so perché ma prevedo guai.

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