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Italia, il cucchiaio più amaro: anche oggi si vince domani (forse)

Italia, il cucchiaio più amaro: anche oggi si vince domani (forse)

Il 19/03/2018 alle 07:20Aggiornato Il 19/03/2018 alle 11:03

Cinque sconfitte in altrettanti match, 17 consecutive, l'ultima - probabilmente immeritata - contro la Scozia all'Olimpico davanti a un pubblico comunque festante. E' l'ora di tirare le somme sul Sei Nazioni 2018.

No, non è stato un ko come tutti gli altri quello maturato all'Olimpico contro la Scozia sabato pomeriggio. Eravamo abituati a vedere un'Italia spavalda, ma arrendevole, che magari stava in partita con l'avversaria di turno, ma solo a tratti, lasciandosi poi travolgere, in balia degli eventi. Contro i cardi invece, gli azzurri hanno preso subito le redini del gioco, si sono imposti, hanno giocato - ma giocato sul serio - lasciando a bocca aperta i 60mila presenti a Roma e facendo saltare i tifosi a casa sul divano. Proprio per questo il risultato finale diventa così difficile da digerire, proprio per questo il dispiacere e le lacrime sul volto di capitan Parisse, stretto al suo piccolo Leonardo che giocherella con il microfono a fine partita, sono così nostri.

" Non ho ancora capito come abbiamo fatto a perdere"

Scozia e J.K. Rowling

Fanno bene a ricordare i protagonisti della partita che davanti ai nostri ragazzi si stagliava la Scozia più forte degli ultimi anni - numero 6 del ranking mondiale (a un centesimo dal Sudafrica, quinto) - che ha battuto due volte l'Australia, che ha preoccupato gli All Blacks e che ha stoppato l'Inghilterra. E che davanti all'Italia ha vacillato e non poco.

Tra i 10mila tifosi sbarcati a Roma ce n'era anche uno d'eccezione quella J.K. Rowling che ha dato i natali a Harry Potter e alla sua compagnia di maghetti: anche lei è rimasta molto colpita dalla gara dei nostri, ai quali non ha mancato di fare i propri complimenti.

I numeri parlano chiaro

I complimenti per gli azzurri sono d'obbligo, ma come troppo spesso è accaduto negli ultimi tempi siamo qui a parlare dell'ennesima mancata vittoria e di un altro Sei Nazioni disastroso. Per tirare le somme servono i numeri: ecco quelli negativi, ma anche quelli positivi.

+

  • 17 ko di fila, solo la Francia fece peggio negli anni Dieci, con 18
  • 3 cucchiai di fila, 13 in totale su 18 partecipazioni
  • 100 sconfitte per Parisse in 134 partite
  • 27 mete subite (peggio solo nel 2016, 29)

-

  • 12 mete realizzate, record dal primo Kirwan
  • 4 mete in 5 partite per Minozzi e a 4 squadre diverse: mai nessun azzurro come lui -> candidato ad MVP del torneo
  • 65 presenze al Sei Nazioni per Parisse: un record, come Brian O'Driscoll

Non si può parlare di un Sei Nazioni positivo, anzi. Edimburgo 2015 - luogo e data dell'ultimo successo azzurro - rimane un ricordo lontano, sfuocato: un successo contro la stessa avversaria di allora, ma molto più forte di allora sarebbe servito come il pane. Soprattutto perché, questa volta più di altre, sarebbe stato assolutamente meritato, frutto degli sforzi di tutti, quei veterani che le grandi battaglie dei primi anni 2010 le hanno combattute e vinte (Parisse in primis, ma anche Ghiraldini, Zanni e tutti gli altri), e i giovani che proprio grazie a questo torneo sono saliti alla ribalta. Minozzi, 22 anni e tanta voglia di trovare la meta ogni volta che ce n'è la anche minima possibilità, Polledri, 23enne di origini italiane che gioca in Premiership con il Gloucester così bravo alla sua prima in azzurro, Negri e Ferrari, cresciuti esponenzialmente durante il torneo e lo stesso Allan, che di anni ne ha 25, e che proprio contro la sua Scozia (ci ha giocato sino alla Under 20) ha trovato due mete e 5 calci che ci hanno fatto sognare.

Quei maledetti ultimi 15 minuti

Un vero peccato dunque che il lavoro fatto da tutto il gruppo nella prima parte della partita vada spesso vanificato, proprio come è accaduto anche nell'ultima partita. I minuti finali delle precedenti partite sono spesso serviti alle nostre avversarie per arrotondare il risultato e prendersi il punto di bonus per le mete, questa volta qualche errore di troppo in fase di gestione (e qualche fischio strano dell'arbitro) ci hanno negato la vittoria. "Bastava congelare il pallone", ha suggerito post qualcuno. Certo, ma per arrivare a quello ci vuole esperienza, e per avere esperienza i nostri giovani devono giocare, e sbagliare. E quindi a noi appassionati resta la solita pazienza, da trovare e coltivare. In attesa di un futuro migliore, questa volta sul serio però.

Parisse nega, ma è vero: vincere aiuta a vincere e non essere abituati a farlo nei momenti che contano può risultare fatale. Il nostro capitano è però sereno al momento di accomiatarsi: sa che questo gruppo ha visto crescere dentro di sé valori importanti, da supportare e far sbocciare definitivamente.

Ora è tempo di tradurre tutte le cose buone viste in questi anni in risultati: due volte contro il Giappone - che ospiterà i Mondiali l'anno prossimo - a giugno e a Firenze con la Georgia nei test di novembre. E' tempo che questo maledetto domani diventi oggi al più presto.

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