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Che Sei Nazioni sarà? I pronostici di Antonio Raimondi, la voce del rugby di Discovery

Che Sei Nazioni sarà? I pronostici di Antonio Raimondi, la voce del rugby di Discovery
Di Eurosport

Il 30/01/2019 alle 10:02

Venerdì parte il Sei Nazioni 2019: che torneo ci aspetta? Qual è la favorita della vigilia? Quali sono le chance dell’Italia, che insegue una vittoria che manca dal 2015? Lo abbiamo chiesto a chi le partite dell’Italia ce le racconterà in diretta su DMAX assieme all’inseparabile Vittorio Munari: Antonio Raimondi, la voce del rugby di Discovery, prova a illuminarci.

In un torneo dove ci sono tre delle prime quattro del ranking mondiale il pronostico sembra qualcosa di ristretto a Irlanda (2a), Galles (3o) e Inghilterra (4a). Tuttavia non si possono non lasciare chance alla Francia che potrebbe aver toccato il fondo (3 vittorie e 8 sconfitte nel 2018) e alla Scozia che sembra aver acquisito consistenza con le vittorie dello scorso anno con Australia e Sudafrica. Per noi il discorso è differente perché siamo ancora alla ricerca della prima vittoria nel Sei Nazioni dell’era di Conor O’Shea.

Il Sei Nazioni è difficile da interpretare per la sua natura squilibrata che non offre un’andata e un ritorno, e quindi c’è chi ha il vantaggio di avere tre partite in casa, oppure di avere le partite più complicate in casa. Anche il calendario è determinante perché il Sei Nazioni è torneo con classifica finale ma che di fatto si gioca con la pressione dei match ad eliminazione diretta, perché una sconfitta il più delle volte rappresenta la perdita dello status di pretendente al titolo. Pensate all’Irlanda del Grande Slam dello scorso anno che all’80° della gara d’esordio con la Francia aveva perso il match, prima che Jonny Sexton mettesse quel drop che aprì la strada alla migliore stagione della storia dell’Irlanda.

Non va poi dimenticato che siamo nell’anno del mondiale. Tutti pensano anche a quel traguardo, ma tra avversari ricorrenti, prendersi un vantaggio psicologico è sempre determinante.

Irlanda: la squadra più solida

L’Irlanda è la squadra che parte con la maggior solidità. Il Grande Slam, il successo sugli All Blacks del 2018 sono il frutto di un lungo lavoro e di un movimento che ha al centro la Nazionale. È una squadra super organizzata dal coach neozelandese Joe Schmidt. Controlla campo e possesso del pallone, non lascia nulla al caso e la qualità dei giocatori è perfetta alla finalizzazione del piano di gioco che tutti conoscono alla perfezione per la parte che li riguarda. Vincono le partite con la pressione che e mettono sugli avversari, seguendo quasi un copione scritto a tavolino. A far la differenza non è tanto x-factor di giocatori come Sexton, Murray, Rimgrose o Stockdale, quanto l’intensità emotiva che mettono in campo, grazie ad un senso di squadra capace di unire gli irlandesi da sud a nord. Per l’Irlanda l’inizio sarà in casa con l’Inghilterra e se tutto dovesse andare bene, dovrebbe andare a giocarsi il torneo nell’ultima giornata in casa del Galles che approccia il torneo su una striscia vincente di nove match che comprende anche i successi su Australia e Sudafrica.

Inghilterra: obiettivo, battere l'Irlanda e prendere fiducia

L’Inghilterra è la più forte mai schierata da Eddie Jones. L’ha detto proprio il coach australiano al momento delle convocazioni fatte per il torneo. Eddie Jones ha ritrovato giocatori importanti, i famosi ball carrier che possono essere determinanti per lo sviluppo del gioco. L’Inghilterra inizia subito a Dublino, dove lasciò sul campo due anni fa la possibilità del secondo Slam consecutivo. Vincere in Irlanda è forse più importante di vincere il torneo, perché l’obiettivo è la World Cup, dopo la delusione del l’eliminazione del 2015 nel torneo mondiale giocato in casa. Battere l’Irlanda all’Aviva è una delle imprese più difficili nel rugby di oggi, come hanno toccato con mano gli All Blacks. Una vittoria di quella dimensione concretizzerebbe la speranza di vincere la Coppa del Mondo.

Galles: inizio difficile, ma se batte la Francia...

Il Galles come l’Inghilterra ha un inizio difficile contro la Francia a Parigi. È l’ultimo Sei Nazioni di Warren Gatland che lascerà la guida della Nazionale dopo la Coppa del Mondo e se sopravviverà allo Stade de France, avrà le sfide con Inghilterra e Irlanda in casa. La nazionale ha fatto bene nonostante le franchigie gallesi stiano facendo fatica in Champions e nel PRO14. La forza sta nello staff affiatato e insieme da tanti anni, dalla forza motivatrice della maglia gallese e da un buon numero di giocatori capaci di spaccare la partita.

Scozia in fiducia: crede di poterle battere tutte

La Scozia approccia il torneo pensando che sono passati troppi anni, 20, dall’ultimo successo nel torneo. Non guardano più alla partita con l’Italia come quella da vincere per evitare la vergogna e credono di poter battere tutte le squadre del torneo. Il punto interrogativo è dato dai numerosi giocatori infortunati, che potrebbero minare la forza di pacchetto di mischia e la qualità del gioco nel break down. Difficile pensare che possano andare a Twickenham a reclamare una vittoria, ma partita dopo partita i risultati potrebbero alimentare la capacità degli scozzesi di risultare vincenti.

Francia, più fisico che tattica: può essere l'outsider

La Francia arriva da un 2018 pessimo, che aveva ribadito un 2017 non molto diverso. Storicamente i francesi nel giorno (di grazia) possono battere chiunque. Il problema con Brunel, ma prima ancora con Guy Noves è la continuità di rendimento, minata da logorio di un campionato lungo: devono trovare la voglia di lottare partita dopo partita. La trasformazione del gioco in una lotta corpo a corpo, dove la forza fisica è determinante potrebbe essere adatta ai francesi che non vogliono o non hanno tempo per sviluppare un gioco molto strutturato. Il recupero di Parra e la conferma di Lopez dovrebbero dare al gruppo una leadership capace di moltiplicare il rendimento di ogni singolo. Non può essere messa come favorita, ma non stupirebbe che dal niente possa almeno contendere il successo finale che manca ai francesi dal 2010.

Italia condannata a dare il massimo, alla ricerca della 1a vittoria con O'Shea

Veniamo a noi. Ogni giocatore perso per infortunio per noi pesa il doppio. Senza Minozzi e Polledri perdiamo molto. Cerchiamo la prima vittoria nel Sei Nazioni sotto Conor O’Shea. Iniziamo in Scozia. Anche lo scorso anno il gap sembrava esagerato e invece abbiamo perso nel finale una partita che sembrava vinta. Possiamo sopravvivere quando riusciamo a far giocare l’avversario nel nostro ritmo e alla nostra intensità. L’aspetto positivo viene da rendimento del Benetton Treviso in Challenge Cup, dove ha sfiorato la qualificazione ai quarti, e nel Pro14, dove è in piena zona playoff. Solo questo non può essere sufficiente per essere ottimisti. Siamo condannati a dare il massimo (è un dovere) sapendo che il massimo potrebbe non essere sufficiente per battere almeno uno degli avversari del Sei Nazioni.

Antonio Raimondi

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