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Sergio Parisse: "Sono alla fine della mia carriera: sarà molto dura per l’Italia quest'anno"

Sergio Parisse: "Sono alla fine della mia carriera: sarà molto dura per l’Italia quest'anno"

Il 22/01/2019 alle 12:09Aggiornato Il 22/01/2019 alle 12:15

Dal nostro partner OAsport.it

Trentacinque anni, ancora tanta voglia di far bene, ma a tutto c’è un limite: il prossimo, che inizierà il 9 febbraio in casa all’Olimpico con il Galles, sarà molto probabilmente l’ultimo Sei Nazioni per quanto riguarda il capitano della Nazionale italiana di rugby, Sergio Parisse. L’azzurro si è raccontato in un’intervista al Corriere dello Sport.

“Vengo da un 2018 che vorrei dimenticare in fretta, giocando una grande stagione. Nel Sei Nazioni e poi in Coppa del Mondo. Ho voglia, energia, motivazioni, mi sento mentalmente forte. Sono alla fine della mia carriera: una ragione in più per dare il massimo e onorare questa maglia”.

L’obiettivo è quello di essere al top a livello fisico: “Dopo il problema al polpaccio di novembre, la ripresa è stata progressiva. Tornare al club, rinunciando alla Nazionale, è stata una scelta saggia: rischiare sarebbe stata una follia. Sono ripartito dalla panchina, giocando 20-30 minuti e allenandomi bene in settimana, poi un paio di gare da titolare. Domenica giocherò a Tolone, quindi il Sei Nazioni. Con O’Shea non ho ancora parlato della mia gestione. Se sarò impiegato per 80 minuti, sarà importante farli sempre a buon livello. Dovrò curare molto il recupero. Forse salterò le partite con il club nelle settimane di “buco”, o magari non giocherò sempre dal primo all’ultimo minuto in azzurro”.

Sarà molto dura per l’Italia, visto il livello generale: “Probabilmente sarà il torneo più duro da che lo gioco. Negli ultimi 15 anni siamo cresciuti moltissimo come Nazionale, ma le altre hanno fatto altrettanto e noi probabilmente non abbiamo gettato le basi per rendere costanti certi risultati. Abbiamo realizzato degli exploit senza avere continuità, né un sistema. Cose che le nostre avversarie posseggono, anche per storia e tradizione. Da due anni a questa parte il movimento ha cominciato a sviluppare un lavoro che avrebbe dovuto avviare diverso tempo prima. Meglio tardi che mai. Non dobbiamo più essere la squadra capace di battere una tantum il Sudafrica, o la Francia o l’Irlanda e poi di perdere contro rivali meno forti”.

Tantissimi infortuni nell’ultimo periodo: “Violi ricopre un ruolo fondamentale, è una perdita importante. Ma quando ripensi all’ultimo Sei Nazioni di Minozzi o alla capacità che ha Polledri di sfondare… E anche Bellini è un’ala che porta sempre avanti il pallone. Ci mancheranno tutti, ma non devono essere un alibi. Anzi, gli altri avranno l’occasione di mettersi in luce e strappare un biglietto per il Giappone. Penso a Negri, a Steyn, che con Treviso sta facendo molto bene, ad Allan e Canna, che si giocano la maglia n.10, o a Campagnaro che dietro può fare la differenza. E speriamo di avere delle sorprese”.

gianluca.bruno@oasport.it

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