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Italia senza una rotta da seguire, la Francia ha la sua rivoluzione: cosa abbiamo capito nel weekend

Italia senza una rotta da seguire, la Francia ha la sua rivoluzione: cosa abbiamo capito nel weekend

Il 24/02/2020 alle 12:07Aggiornato Il 24/02/2020 alle 12:08

Per l'Italia è arriva un'altra, amara, sconfitta con il 17-0 per la Scozia che fa segnare il 25° ko consecutivo nel Sei Nazioni. Doveva essere la partita alla nostra portata, invece si è trasformata in una gara senza idee, segnale che c'è tantissimo da lavorare per lo staff tecnico. L'Inghilterra, intanto, si ritrova, ma la Francia ha una marcia in più.

Italia, altro ko e con una guida tecnica ancora tutta da definire

Debutto casalingo per l'Italia di Franco Smith, ma il ritorno all'Olimpico non ha coinciso con la prima vittoria in questo Sei Nazioni. E dire che la gara contro la Scozia era per noi quella fondamentale, perché quella più alla portata. Il risultato è nefasto: uno 0-17, seconda partita su tre senza punti realizzati e quindi addio alla possibilità di conquistare almeno il punto di bonus difensivo. Il cucchiaio di legno è vicinissimo, oltre al whitewash (5 sconfitte su 5). Franco Smith ha una sua linea e ha provato qualcosa in queste settimane: da Canna centro in ottica del doppio play, alla conferma di Braley come mediano di mischia (con Tebaldi sparito dai radar). Dalla continuità della coppia Negri-Polledri in terza linea (cosa che non faceva O'Shea), al non richiamare Parisse solo per fare bella figura. Insomma, c'è anche un qualcosa che si muove, ma non basta per avvicinarsi al rugby di un certo livello. L'Italia, infatti, anche contro la Scozia, non è riuscita ad imbastire un gioco credibile, difendendo male e costruendo con molta confusione. Difficile chiedere di più, il problema è alla base. Manca una vera guida tecnica. Il Sei Nazioni lo doveva fare Conor O'Shea (che ha lasciato dopo il Mondiale) e Frnaco Smith doveva essere l'allenatore dell'attacco (promosso in un lampo a ct dopo il mancato arrivo di Rob Howley). La squalifica, per il caso scommesse, dell'ex collaboratore del ct della Nazionale gallese ha messo in crisi la nostra Federazione che da allora non ha più trovato soluzioni per il nuovo corso dell'Italia. Una squadra, una Nazionale che non ha più appeal per tutti i ct contattati. Intanto il tempo passa, e il rischio di rimanere a 0 al Sei Nazioni è sempre più alto. Si salva solo la terza linea, teniamocela stretta.

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E la Francia ha Shaun Edwards...

Dall'altra parte delle Alpi, invece, si sono attrezzati a dovere. C'è uno staff tecnico di eccellenza che sta costruendo qualcosa di importante attorno a questa Francia. Dal ct Galthié che ha fatto conoscenza dell'ambiente al Mondiale, ad un espertissimo Raphaël Ibañez al ruolo di general manager. Non solo, dentro Servat, Ghezal, Labit e, soprattutto, il mago della difesa Shaun Edwards. Dopo 12 anni di 'difese' al Galles, Edwards è arrivato in Francia subito dopo il Mondiale e nel giro di 4 mesi ha rivoluzionato tutto quello che si poteva rivoluzionare. Galthié ha scelto una squadra giovane, una squadra che poteva essere plasmata ad immagine e somiglianza dei propri allenatori e così è stato, con una Francia che ha già tante certezze nonostante abbia in squadra tanti ventenni. È la Francia di Shaun Edwards che a suon di difese, e muri costruiti nei finali di gara, ha saputo portare a casa due vittorie super prestigiose contro l'Inghilterra (finalista del Mondiale) e contro il Galles (Campione in carica del Sei Nazioni). Beati loro.

" Come faccio a farmi capire in francese? Ho tutte le parole del rugby con me. Mi basta dirne 4 per lanciare un messaggio ai miei giocatori. Con la Francia stiamo facendo qualcosa di particolare, volevamo avere la squadra più giovane di sempre, eccola. Era difficile spiegare i vari meccanismi della difesa da zero, soprattutto per me perché ero abituato con un lavoro ormai di tanti anni col Galles. Perché scegliere la Francia? Perché mi hanno voluto davvero. Negozio contratti dal 1983, sono un professionista da tempo, è facile riconoscere quando viene apprezzato davvero e la Francia mi ha dato questa sensazione. [Shaun Edwards, responsabile della difesa francese]"

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Culture a confronto: un 20enne in Francia può giocare nel Top 14, in Italia...

La rinascita della Francia però non passa solo da Shaun Edwards. Galthié ha preso in eredità una squadra di giovani, una squadra che si conosce già dopo qualche anno per quanto fatto nell'Under 20. Tra questi ci sono diversi elementi che hanno vinto il Sei Nazioni Under 20 del 2018 per esempio, e che hanno centrato il 2° posto nel 2017 e nel 2019. Non proprio risultati a caso. La Francia ha quindi puntato tutto sui propri giovani, considerando il loro talento e la loro esperienza. Ecco dove risiede il confine tra quello che possono fare i francesi e quello che non possono fare le altre Nazionali. I ventenni francesi, infatti, hanno già diversi caps con i propri club, molti dei quali in competizioni internazionali. Basta vedere la coppia di mediani: Dupont (classe '96), vanta già 99 presenze tra Castres e Toulouse in Serie A francese e in competizioni europee. Ntamack (classe '99), man of the match con il Galles, vanta già 47 presenze con il Toulouse in Serie A francese e competizioni europee. Per non parlare di Alldritt, Jalibert, Vincent e altri.

Giocatore Età Presenze*
Antoine DUPONT 23 anni 99
Grégory ALLDRITT 22 anni 65
Romain NTAMACK 20 anni 47
Matthieu JALIBERT 21 anni 40
Arthur VINCENT 20 anni 38
Jean-Baptiste GROS 20 anni 34
Demba BAMBA 21 anni 16

*presenze tra Top 14, Champions Cup e Challenge Cup

E i nostri? Purtroppo i nostri devono sperare di essere pescati all'estero per fare esperienza in grandi squadre. Il problema dell'Italia, uno dei tanti, e che non esiste un campionato competitivo dove poter fare esperienza. Zebre e Benetton fanno sì il Pro 14, ma la Lega Celtica è comunque molto lontana dai livelli di competitività di Top 14 e Premieship. Il nostro campionato di Eccellenza, inoltre, non può essere neanche definito una Lega di sviluppo, tutt'altro. Per crescere bisogna investire denaro? Assolutamente sì. Ma fin quando in Italia non avremo un campionato credibile, credibile diciamo, non top, sarà difficile che i nostri possano fare esperienza per quanto possano essere talentuosi. Non è un caso che il nostro miglior giocatore, Jake Polledri, in Italia non ci abbia quasi mai messo piede. È cresciuto a pane e rugby a Bristol prima di diventare un giocatore professionista a Gloucester, dove fa la differenza. Gli altri cercano ancora di trovare la propria dimensione...

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L'Inghilterra torna grande contro l'Irlanda

Dopo il ko a sorpresa contro la Francia e la partita così così contro la Scozia, l'Inghilterra è tornata a macinare quel rugby a cui ci aveva abituato, con una bella vittoria contro l'Irlanda. Nel match, decisivo per tutte e due, è venuta fuori la squadra di Eddie Jones che ha giocato come al Mondiale, con grande intensità, tanta disciplina e rigore tattico. Una squadra efficace che sapeva sempre cosa fare. Irlanda annichilita e che deve pesare in fretta alla alla prossima partita mentre i britannici possono festeggiare per aver eseguito il game plan alla perfezione. Manca ancora quella improvvisazione che farebbe diventare l'Inghilterra una squadra imbattibile, ma a Twickenham si sono visti dei passi da gigante, anche considerando i rientri preziosi di Itoje e Tuilagi. Su dove lavorare? L'avere un piano C o un piano D può essere la chiave...

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