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Dalla Val Gardena all’Alta Badia: ecco la Gran Risa, tempio dei signori del gigante

Dalla Val Gardena all’Alta Badia: ecco la Gran Risa, tempio dei signori del gigante

Il 15/12/2018 alle 18:03Aggiornato Il 16/12/2018 alle 11:18

Il circo bianco resta in Italia per questo lungo weekend di gare. E dopo il dominio norvegese nelle prove veloci sulla Saslong, tocca ai grandi interpreti del gigante darsi battaglia in una delle piste più simboliche del calendario. Una tappa cara ai colori azzurri, fin dai tempi dell’epopea di Alberto Tomba.

Da un mito all’altro, con lo splendido comune denominatore delle Dolomiti a fare da cornice. Archiviata la Val Gardena e la sua Saslong, il circo bianco maschile si sposta nella vallata vicina, sbarcando in Alta Badia per un gigante e un parallelo sulle nevi della Gran Risa. Da una classica della velocità a una delle prove tecniche più ardue e spettacolari dell'intero calendario dello sci alpino.

Tempio del gigante

La discesa è spettacolare, lo slalom imprevedibile, il Super G un ibrido moderno. Ma è il gigante la disciplina per eccellenza di questo sport, la prova più completa e simbolica. E come le altre, anche questa specialità ha i suoi templi, le sue piste sacre, i suoi appuntamenti imperdibili e ambiti. La Gran Risa, come la Chuenisbärgli di Adelboden, è l’Università del gigante, resa tale dalla sua difficoltà e affascinante per il suo scenario, incastonata tra i boschi sotto lo sguardo imperioso delle Dolomiti. Due lingue di neve tra gli alberi, visto che esiste una variante più agevole, che prendono vita nel 1966. Per l’esordio in Coppa del Mondo bisogna aspettare il 1985, ma la Gran Risa, la “grande spaccatura” utilizzata dalla gente locale per trasportare la legna a valle in inverno, non esce più dal programma del grande sci, superando per popolarità e prestigio piste molto più longeve. Vincere qui, per un gigantista, vale la consacrazione.

Pista senza respiro

Il tracciato, già difficile di per sè, è reso ancora più impervio dal fondo solitamente ghiacciato a causa dell’ombra che i pini proiettano sulle sue nevi e dal suo orientamento verso nord. Il cancelletto di partenza è posto ai 1871 metri del Piz la Ila. Il percorso è subito impegnativo e segnato da tre curve verso destra che rappresentano gli snodi della prima parte di gara. Due muri impegnativi di fila, divisi da una tornata a sinistra, devono essere affrontati con rispetto e concentrazione perchè ogni sbavatura può portare a un’uscita o peggio ad una caduta. Il tratto finale viene inaugurato dalle Gobes dl’ giat, le gobbe del gatto, ostacolo finale verso il traguardo di La Villa dopo un dislivello di circa 500 metri. La pendenza media è del 36% ma si toccano punte del 53%.

Video - Alberto Tomba trionfa nel gigante di Val Badia: rivivi la sua mitica gara

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Tomba in Badia, genio e follia

La Gran Risa è un cavallo imbizzarrito e per essere domata servono testa e talento, ma anche la giusta dose di follia. Il terreno di caccia ideale per Alberto Tomba, uno che ha fatto dell’estro e della sana pazzia armi fondamentali per costruire una carriera straordinaria. In Alta Badia, la Bomba ha vinto quattro volte, oltre ad aver centrato il primo podio in Coppa del Mondo. La prima, giovanissimo, nel 1987, con un successo che gli valse la convocazione ai Mondiali di Crans Montana e il successivo bronzo nel gigante. E poi nel 1990, nel 1991 e nel 1994, sempre dando spettacolo. Come quella volta in cui scese per metà della seconda manche con il telo di una porta impigliato sul collo, trionfando davanti a una cornice di 40.000 persone. O quell’altra in cui esultò a braccia al cielo a pochi metri dal traguardo e nonostante questa “distrazione” vinse lo stesso. Tomba aveva un feeling incredibile con questa pista, tanto che non faceva neanche la ricognizione. Adorava questa la Gran Risa ed era ricambiato.

" Vai forte sennò ti tampono [Tomba ad Hans Pieren prima del gigante dell’Alta Badia]"

Azzurri e grandi nomi, Hirscher da record

Se per Albertone la Gran Risa è stata teatro di trionfi memorabili, queste nevi evocano ricordi dolci anche ad altri azzurri. Vedi Massimiliano Blardone, sublime interprete del gigante e vincitore per tre volte in Alta Badia. O Davide Simoncelli, che quando respirava l’aria della Gran Risa si trasformava. Su questa pista ha gareggiato ben 15 volte e ha conquistato 5 dei suoi 8 podi. Ma qui hanno vinto anche coloro che hanno scritto la storia di questa disciplina. Ingemar Stenmark battezzò la pista nel 1985, Michael Von Gruenigen lasciò la sua firma due volte, le stesse di Ted Ligety. Ma dal 2013 l'albo d'oro ha un padrone incontrastato, che è anche il dominatore del circo bianco dal 2011 in avanti. Quel Marcel Hirscher che anche stavolta parte da favorito e andrà a caccia del sesto sigillo di fila sulle nevi della Badia.

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