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Dallo sci di fondo agli eSports: il doping si allarga e diventa una piega da combattere nel sociale

Dallo sci di fondo agli eSports: il doping si allarga e diventa una piega da combattere nel sociale

Il 16/03/2019 alle 22:20Aggiornato Il 16/03/2019 alle 23:10

Dall’operazione Aderlass dei Mondiali di Sci Nordico ai più disparati casi che, nell'ultimo mese, hanno coinvolto calciatori, giocatori di baseball, nuotatori, atleti di Londra 2012, perfino il numero uno del bridge e una squadra di eSports. Il doping è una piaga culturale e non più solo sportiva: per questo va combattuta nel tessuto civico della vita di tutti i giorni.

C’è un inverno sportivo che sta per chiudersi all’ombra del doping. Una slavina ha travolto i Mondiali di sci nordico senza investire, per fortuna, i maestri norvegesi che hanno dominato la rassegna iridata (11 gare di fondo su 14, 7/7 maschili) né le medaglie di Pellegrino e De Fabiani. Sedici perquisizioni tra Seefeld, la sede austriaca dei Mondiali, e la Germania hanno però lasciato il segno sulla stima di uno sport che in Scandinavia è materia di vita, con 5 atleti mondiali in manette (due austriaci, due estoni e un kazako) e altre 4 persone arrestate in Tirol. Un blitz che ha radici vaste e durevoli, denominato Aderlass (o Operation Bloodletting) nell'ambito di un'inchiesta su un'organizzazione criminale che da anni pratica il doping ematico: nata dal documentario dell'emittente pubblica tedesca Ard sull'ex fondista Johannes Dürr, autore di un libro sulle trasfusioni di sangue illegali avvenute in Germania.

" L’organizzazione voluta dal medico sportivo di Erfurt era stata costruita gerarchicamente. Una struttura di lavoro perfetta e mafiosa, nella quale ognuno aveva i propri compiti precisi. Per portare le sacche di sangue da A a B, per impostare le trasfusioni, per ogni particolare. E per le comunicazioni tra i membri venivano usate carte telefoniche prepagate [Dieter Csefan, investigatore capo dell'Ufficio federale di polizia criminale austriaco]"


I riflessi nel ciclismo: Preidler e Denifl

" Su di noi ci sono pressioni sempre crescenti per ottenere nuovi contratti e andare più forte. E a un certo punto la soglia di inibizione svanisce e ci sono medici che assicurano che sia impossibile essere scoperti. Perché l’ho fatto? Perché ci sono periodi in cui ti alleni tutti i giorni e non fai nemmeno un progresso. Così, a un certo punto, vuoi di più e il doping ematico non sembra nemmeno troppo complicato [Georg Preidler]"

Dal calcio al baseball, il doping è trasversale

I nomi di Aderlass finiscono qui e il medico arrestato, che tutti gli indizi portano a essere il tedesco Mark Schmidt, è sotto interrogatorio a Monaco di Baviera, però intanto in un clima lugubre di caccia alle streghe, capri espiatori e relazioni pericolose nell’impianto mediatico, i “dopati” saltano fuori in ogni sport: il portiere del Livorno Luca Mazzoni (calcio) positivo alla benzoilecgonina-ecgonina; il lanciatore Steven Wright dei Boston Red Sox (baseball) positivo al GHRP-2, un peptide che rilascia l’ormone della crescita; la diciottenne bulgara Dayana Dimitrova, medaglia d’oro agli ultimi Europei Juniores si sollevamento pesi; il nuotatore brasiliano Henrique Martins positivo all’anabolizzante Sarm 22, modulatore selettivo di ricettore androgeno; due atleti bielorussi di Londra 2012, sospesi per i ri-test delle provette acquisite dalla IAAF. Sono l’altista Stanislau Tsivonchyk e la martellista Alena Matoshka, positivi ai Giochi Olimpici di sette anni fa a sostanze chiamate Dehydrochloromethyltestosteronee Oxandrolone: è lo spettro sinistro del doping a lunga percorrenza e nelle stesse ore in cui, per un’inchiesta italiana del Reparto Operativo del Comando Carabinieri, vengono arrestate 12 persone fra Roma e Asti per traffico internazionale di sostanze anabolizzanti e stupefacenti.

L'ultimo mese di doping tra febbraio e marzo

Bridge ed eSports: le nuove frontiere

Nuove e vecchie piaghe, prima sociali che sportive, di un’infamia chiamata doping e le sue metastasi: dal cuore dello sport di resistenza - lo sci di fondo, l’atletica, il ciclismo - fino al gioco delle carte e dei videogames a livello professionale. Un’ulcera sistemica e talmente diffusa da richiamare l’attenzione di Papa Francesco, pochi giorni fa in udienza con l’Unione Ciclistica Europea:

" Quando lo sport diventa un fine in sé e la persona uno strumento al servizio di altri interessi, ad esempio il prestigio e il profitto, allora compaiono disordini che inquinano lo sport. Penso al doping, alla disonestà, alla mancanza di rispetto per sé e per gli avversari, alla corruzione [Papa Francesco]"

Con un impatto tremendo e ugualmente straordinario, l’Operación Puerto ha denunciato per la prima volta il grave contagio. Che oggi la lotta al doping si estenda oltre le agenzie e gli organismi incaricati, che diventi una prassi comune, un’azione culturale, un’abitudine formativa, una materia scolastica e collegiale. Che il doping venga combattuto a ogni livello con la stessa forza d’urto dalla sua diffusione: rifiutato dal singolo e dal collettivo, sbarrato da una forma di pensiero e di critica, da un esercizio pratico di passione sportiva e responsabilità identitaria. Perché il doping non è più, o forse non è mai stato solo un problema dello sport.


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