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Armin Zöggeler: "A Salt Lake City la vittoria più grande, a Torino quella più emozionante"

Armin Zöggeler: "A Salt Lake City la vittoria più grande, a Torino quella più emozionante"

Il 07/02/2018 alle 12:04Aggiornato Il 07/02/2018 alle 12:43

Dal nostro partner OAsport.it

Armin Zoeggeler è il CT dell’Italia di slittino ed è pronto per guidare gli azzurri alle Olimpiadi Invernali di PyeongChang 2018. Il più forte di tutti i tempi, vincitore di sei medaglie consecutive ai Giochi, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

Il Cannibale parla delle sue sensazioni alla prima Olimpiade da allenatore: “L’emozione c’è sempre , i Giochi sono un momento particolare. Ora bado più all’organizzazione. Sono tranquillo, tutto è sistemato“.

Dominik Fischnaller è la nostra carta migliore e ora sta meglio dopo i recenti problemi alla schiena: “Sono andato con lui in Germania da un fisioterapista che mi aveva seguito. Ora ha un’altra mimica“. Il doppio dei giovani Nagler e Malleier può sorprendere: “Tutto è possibile ma non vogliamo mettere loro pressione. Qui devono divertirsi, fare esperienza. La loro gara sarà tra quattro anni a Pechino“.

Il consiglio del Campione ai suoi ragazzi è chiaro: “Di fare come facevo io. Nelle prime due discese di prova studi la pista. Nella terza e nella quarta cerchi la linea. Dalla quinta vai a tutta“. Arrivano anche indicazioni sulla pista: “I profili sono buoni, anche troppo. La curva 9, la più difficile, è più rotonda e più facile da interpretare. Il freddo estremo è una buona cosa per noi, ma piace anche a russi e americani“.

Armin ripercorre le sue sei storiche esperienze a cinque cerchi: “Nel 1994 a Lillehammer non capivo niente. Feci la mia gara e presi il bronzo. A Nagano 1998 fu più difficile, c’erano maggiori aspettative e lavorai molto, la pista mi piaceva e fui argento. Due settimane prima di Salt Lake City 2002 capimmo che i tedeschi avevano messo pezzi di gomma tra pattini e portapattini, come fossero sospensioni. Lavorammo come matti per raggiungerli, fu la vittoria più grande. Torino 2006 è quella più emozionante con l’oro davanti ai tifosi. Per Vancouver 2010 mi ero preparato alla grande ma la tragedia di Kumaritshvili cambiò tutto: la partenza venne abbassata, arrivò un bronzo. Infine Sochi 2014: decisi di andare solo a inizio stagione, quando capii che ero da podio. Sistemai il materiale e fui bronzo“.

E sulla situazione dell’Italia per il futuro: “Senza una pista mantenere l’altissimo livello è dura , dobbiamo sempre fare affidamento sulla disponibilità degli altri e troppo dipende dal meteo. Per provare ogni possibile situazione facciamo test ovunque, rimaniamo lontani da casa tutto l’inverno. Di più non possiamo fare“.

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