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Del Potro rompe il record di Federer: è l'argentino il nuovo re di Indian Wells

Del Potro rompe il record di Federer: è l'argentino il nuovo re di Indian Wells

Il 19/03/2018 alle 01:11Aggiornato Il 19/03/2018 alle 01:14

Juan Martin Del Potro batte Roger Federer 6-4, 6-7(8), 7-6(2) e mette fine alla striscia di 17 match consecutivi dello svizzero nel 2018. Per l'argentino è il primo titolo 1000 in carriera e arriva al termine di tre settimane che gli sono valsi il torneo di Acapulco e quello vinto oggi, appunto. Del Potro ha annullato 3 match point a Federer che aveva servito sul 5-4 del 3° set.

Ci sarà una ragione se il suo coro tipico, ovunque giochi, sia Coppa Davis che tifo argentino, reciti testuale “vamos DelPo vamos, ponga huevos, que ganamos”. Sulla traduzione direi che non servono particolari aiuti, così come non serve sottolineare che effettivamente quegli attributi lì, Juan Martin Del Potro, gigante argentino venuto da Tandil, ne abbia eccome.

Servono; e soprattutto servono enormi se si vuole superare Roger Federer. Che a questa partita arrivava da 17 vittorie consecutive – sua miglior partenza stagionale di sempre – ma soprattutto che in questa partita ha avuto 3 match point sul proprio servizio.

Il momento chiave è infatti il 5-4 Federer del terzo set, quando Del Potro trova il modo – anche grazie alla scomparsa improvvisa della prima di servizio dello svizzero – di contro-breakkare l’avversario, che nel game precedente gli aveva levato la battuta dopo 2 ore e 20 minuti di sassate col dritto dal fondo (e non solo).

Del Potro, questa sera, è sopravvissuto a questo; così come era sopravvissuto – con più fatica per i propri nervi – al finale di secondo set, quando era stato lui stesso a non riuscire a sfruttare un match point col suo proverbiale drittone. Un errorino che aveva permesso a un Federer abbastanza nervoso di rigirare il tie-break e chiudere con difficoltà un parziale che l’aveva finalmente visto entrare in partita.

Già perché nella nostra cronaca temporale a ritroso è stato forse il primo set quello meno spettacolare di tutti, e vinto facilmente da un Del Potro eccellente con la prima di servizio e con la velocità dei suoi piedi negli spostamenti laterali – da sempre tallone d’Achille – per fermare, un Federer, di contro poco in palla e poco preciso.

Poi, però, come intuito e intuibile dal punteggio, il match è decollato, contrapponendo alle capacità balistiche dell’argentino il solito talento di Federer. Allo svizzero però questa volta non è bastato, anche perché sul più bello è venuto a mancare la precisione da chirurgo che in carriera l’aveva sempre contraddistinto nei momenti critici (o clutch moments, come piace definirli ai britannici).

Momenti topici che Del Potro ha invece gestito con maestria questa sera - così come nel corso di una carriera costellata dagli infortuni, ma che senza di quelli ci avrebbe forse regalato un giocatore in grado di stare sul serio là con il gotha a cui appartiene l’avversario incontrato oggi. Anche perché la matematica, nel suo essere spietata, ci regala un’anomalia. Se per Juan Martin questo è solo il primo titolo Masters 1000 della carriera, si guardano gli scontri diretti con Roger Federer nelle finali e si trova un clamoroso 4-2 a favore dell’argentino.

E se non è un segnale di grandezza questo, se non bastano le “huevos”, se non fossero sufficienti tutte le imprese contro pronostico e le risalite dal regno degli inferi dell’infermeria, allora diteci voi cosa…

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