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Novak Djokovic, la resa di un campione triste: rivedremo mai il vero Nole?

Novak Djokovic, la resa di un campione triste: rivedremo mai il vero Nole?

Il 12/03/2018 alle 12:22Aggiornato Il 12/03/2018 alle 12:27

Il serbo, irriconoscibile anche a Indian Wells, non trova una via d'uscita: analizziamo l'iter che in meno di due anni ha fatto sprofondare l'ex numero 1 del mondo. I segnali per il futuro non sono incoraggianti, ma Roger Federer indica la strada.

A Indian Wells abbiamo visto il fantasma di Novak Djokovic. No, non era il vero Nole il tennista che si è arreso al giapponese Taro Daniel, il numero 109 del ranking Atp. Il serbo si è sciolto nel terzo parziale come neve al sole, lui che in California aveva trionfato cinque volte, e ha commesso 61 errori non forzati, di cui 32 con il rovescio.

" Ho completamente perso il ritmo. Non mi sentivo bene, ero nervoso, è stato uno di quei giorni in cui non riuscivo a trovare il ritmo dalla linea di fondo, soprattutto dal lato del rovescio, colpo che nella mia carriera è stato sempre molto solido"

Non serve aggiungere altro per raccontare la prestazione del Djoker, alle prese con problemi ben più grandi di un’eliminazione all’esordio di un Masters 1000. La voglia di giocare e di competere non manca perché, a poco più di un mese dall’intervento al gomito, c’è stato il ritorno in campo. Probabilmente un rientro anticipato (anche il padre parlava di un suo possibile recupero per maggio, ndr) così come quello di gennaio agli Australian Open: Chung ha meritato la vittoria, ma Djokovic non era ancora pronto.

" Mi sono sentito come se fosse il mio primo match nel tour, è stata una strana sensazione. Ho commesso alcuni errori insoliti, forse inspiegabili, credo che faccia parte del momento che sto vivendo"

Il tennista di Belgrado aveva bisogno di capire a che punto era e le risposte non sono state soddisfacenti. Il livello del giocatore capace di completare il Career Grand Slam è lontano anni luce, ma per i suoi standard qualitativi non si può nemmeno parlare di un livello di tennis accettabile. Non sono passati nemmeno due anni dal Roland Garros 2016: sembrava incontrastabile, era diventato il primo giocatore dai tempi di Rod Laver a detenere contemporaneamente tutti e quattro gli Slam, impresa mai riuscita né a Federer né a Nadal. Vantava la più alta percentuale di successi nell’Era Open (l’82,91%) e oltre ottomila punti di vantaggio nel ranking Atp sul secondo della classe, il coetaneo Andy Murray.

  • 2015 Wimbledon
  • 2015 US Open
  • 2015 Pechino
  • 2015 Shanghai
  • 2015 Parigi-Bercy
  • 2015 Londra
  • 2016 Doha
  • 2016 Australian Open
  • 2016 Indian Wells
  • 2016 Miami
  • 2016 Madrid
  • 2016 Roland Garros
  • 2016 Montreal

Da allora si è spenta la luce. I suoi occhi non sono più gli stessi e la forza mentale di cui godeva si è trasformata in una fragilità sconosciuta. Il fisico non l’ha più sostenuto, a partire da quel maledetto gomito che ancora oggi lo tormenta. Si è parlato anche di una crisi coniugale fin quando il diretto interessato ha affermato di aver modificato la sua scala di priorità: la famiglia in cima alle gerarchie perché "non posso essere al 100% ogni giorno in ogni ruolo" (Djokovic, maggio 2017).

  • 2017 Doha
  • 2017 Eastbourne

Ciò che fa impressione è l’atteggiamento remissivo dell'attuale numero 13 del mondo che deve programmare con estrema attenzione il futuro: convinvere con il dolore non lo aiuta e dentro di sé deve ritrovare la scintilla. Un tennista straordinario, l’intelligenza robotica applicata al tennis, non può passare da 13 tornei vinti in 14 mesi ad appena due tornei 250 (Doha ed Eastbourne) portati a casa nei successivi 18. Rivedremo mai il vero Nole? Sarà capace di risorgere e di reinventarsi come Federer?

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