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Roger Federer oltre le barriere del tempo: il rovescio come nemesi di Nadal

Federer oltre le barriere del tempo: il rovescio come nemesi di Nadal

Il 03/04/2017 alle 10:28Aggiornato Il 03/04/2017 alle 14:30

A quasi 36 anni il vincitore di 18 Slam ha ribaltato quel rapporto di forze che aveva contraddistinto la rivalità con il maiorchino e l'ha fatto grazie al colpo in cui si rifugiava lo spagnolo nei momenti di difficoltà. Rinascimento ed eternità: due concetti ridefiniti da Roger Federer.

Si prova una sensazione strana commentando le gesta di Roger Federer. Chi fa questo mestiere si affanna nella ricerca di nuovi aggettivi e nuovi epiteti nella speranza di non essere ripetitivo, ma nel farlo si sente comunque in pace con il mondo. Quel senso di beatitudine è dettato dal tempo. Fin da piccoli ci siamo resi conto che passa per tutti, inesorabile, l’abbiamo provato sulla nostra pelle e ce ne accorgiamo guardandoci allo specchio la mattina o dando una spolverata alle vecchie foto. Federer è stato capace di abbattere perfino le barriere del tempo, ha battuto anche lui lasciandogli pochi game ed è per questo che nessuno riesce a toglierci il sorriso dalla faccia.

Roger Federer und Rafael Nadal in Miami

Roger Federer und Rafael Nadal in MiamiImago

La nemesi di Nadal

Al fuoriclasse di Basilea non mancava niente per far parte della storia di questo sport ma la classe innata, unita alla passione, gli ha consentito di reinventarsi, per certi versi addirittura di migliorarsi a quasi 36 anni. Si sarebbe potuto accontentare del 18esimo Slam come coronamento di una straordinaria carriera, ma è andato oltre. Ancora una volta. Ha ribaltato quel rapporto di forze che aveva sempre caratterizzato le sfide con l’amico-rivale Nadal. Se Roger aveva un punto debole, bastava osservare da vicino il mancino di Manacor, un tennista nato e studiato per essere la sua nemesi e contrastarlo: l’anti-Federer. Oggi Roger Federer è diventato l’anti-Nadal.

Il rovescio da punto debole ad arma anti-Rafa

Il 2017 ci sta raccontando questo perché Rafa, quando contava, ha perso solo dallo svizzero. Il maiorchino ha sempre potuto affidarsi a certezze consolidate, a un piano tattico ben preciso che ora non può più funzionare. Nei momenti di difficoltà si rifugiava sul rovescio di Roger. Nella finale di Miami, però, Nadal ha cercato sistematicamente il dritto del suo avversario. È questa la novità che ha sovvertito la logica. Federer si è allungato la carriera accorciando gli scambi, avanzando il raggio d’azione in risposta e attraverso la sublimazione del serve&volley. A Nadal, non più devastante fisicamente come negli anni d’oro, è venuto a mancare il piano B perché Federer ha trasformato il rovescio nell’arma anti-Rafa, come dimostrano le risposte in anticipo o il lungolinea terrificante che è valso il break decisivo.

Verso l'infinito e oltre

Così si spiegano anche i 5 set di fila vinti dallo svizzero sullo spagnolo, i 4 successi consecutivi (non si era mai spinto oltre i due) e questa tripletta che rievoca il 2006, l’anno migliore della sua carriera quando a Miami piegò in finale un certo Ivan Ljubicic, uno degli artefici della rinascita. Federer, nella prima finale over 30 della storia di Key Biscayne, si è laureato campione più anziano in Florida, ha conquistato il 91esimo titolo in carriera (è terzo nell’Era Open dietro a Connors, 109, e Lendl, 94) e nel 2017 vanta un bilancio di 19-1. L’unica sconfitta è arrivata per mano di Donskoy. Numeri da antologia come i 1099 match vinti o la nuova posizione nel ranking Atp. Roger è quarto e nella Race ha accumulato 4045 punti: più di Nadal (2235), Murray (840) e Djokovic (475) messi assieme. Mentre il mancino di Manacor potrà concentrarsi sulla stagione sul rosso, il vincitore di 18 Slam ora riposerà per gestire al meglio il fisico in vista del Roland Garros e soprattutto della stagione sull’erba. Roger Federer ha scolpito la sua immagine nel monte Rushmore dello sport e vincendo uno dei restanti tre Slam dell’anno potrebbe incredibilmente tornare numero 1 del mondo. La parola eternità è diventata sinonimo di Roger Federer.

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