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A Naomi Osaka titolo e gloria: battuta la Kvitova, è la nuova n°1 del mondo!

A Naomi Osaka titolo e gloria: battuta la Kvitova, è la nuova n°1 del mondo!

Il 26/01/2019 alle 12:12Aggiornato Il 26/01/2019 alle 13:11

Dopo il successo allo US Open su Serena Williams, la giapponese si conferma anche all'Australian Open vincendo una finale drammatica: 7-6, 5-7, 6-4 il punteggio con cui si è imposta la Osaka, costretta a vincerla al 3° set dopo la rimonta annullando 3 match point consecutivi da parte della Kvitova nel secondo parziale. Naomi Osaka vince così il suo secondo slam ed è la nuova n°1 del mondo.

Una finale straordinaria per una campionessa, a soli 21 anni, che è in un certo modo già unica. E non è tanto una questione di numeri. Sì perché Naomi Osaka, certamente, ha vinto la sua seconda finale slam consecutiva, riuscendo in un back-to-back che negli ultimi 15 anni è stato privilegio solo di Serena Williams e Kim Clijsters; ma più che altro per il ‘come’, anche oggi, è riuscita a superare gli ostacoli della più diabolica delle discipline: il tennis.

Se a New York infatti la giapponese era stata sorprendente per come aveva gestito il ‘Serena-Ramos gate’, oggi lo è stata altrettanto nel riuscire a ritornare dopo essere passata sotto il peggior treno possibile di questo sport: quello di un set perso dopo non aver sfruttato una situazione di enorme vantaggio.

Già perché la Osaka avrebbe potuto chiudere ben prima del 7-6, 5-7, 6-4 questa finale. Nel secondo set, infatti, la 21enne nipponica, si era trovata 5-3 e 3 match point consecutivi sul servizio della Kvitova.

Lì però si è spenta la sua proverbiale freddezza, minata da una Kvitova capace di tirarsi fuori dal baratro a suon di vincenti; tipico atteggiamento di chi, senza più nulla da perdere, è in grado di mostrare il proprio valore affidandosi alle migliori capacità balistiche. Non un dettaglio, chiaramente, per una col talento della mancina ceca.

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Le pallate della Kvitova hanno così mandato in confusione la Osaka proprio sul traguardo, ritrovandosi nel giro di un nulla dal poter alzare le braccia al cielo alle lacrime sotto l'asciugamano nella strada verso gli spogliatoi dopo la rimonta da 3-5 a 7-5 della sua avversaria.

Già perché la Osaka, questa finale, a quel punto, ha dovuto vincerla due volte. Ma la straordinarietà di questa giovane fuoriclasse della racchetta, è nascosta proprio nella capacità - qui come a New York - di essere riuscita a farlo quando in pochi a lo credevano possibile.

La nipponica è infatti riuscita a ritrovare, dopo il colloquio con se stessa davanti a uno specchio degli spogliatoi della Rod Laver, quella 'inner peace' - pace dei sensi, come da lei definita in conferenza stampa - rifugio e segreto del suo tennis.

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Rientrata, dopo aver visto sfuggire via il successo, la Osaka ha impiegato davvero poco per tornare a proporre infatti quanto fino al 7-6, 5-3 e 0-40 aveva indicato chiaramente questa finale. Se dall’altra parte della rete abbiamo potuto infatti ammirare una Kvitova a larghi tratti di alto livello; la prestazione dal lato di campo della Osaka è stata ancor superiore.

E’ sempre stata la giapponese infatti a imporre la partita e a trovare il suo straordinario tennis, costringendo anche una vincente come la ceca – solo 6 finali perse su 33 in carriera prima di oggi – a doversi adattare al peso delle soluzioni della nipponica.

E così, dunque, si è ripalesato immediatamente l’andamento della partita come fin lì l’avevamo conosciuto. Arginati i fantasmi, la Osaka ha ripreso in mano il proprio destino. La Kvitova forse non è riuscita a capitalizzare bene il momento, ponendo poca resistenza nel terzo game del terzo set, quando perdendo il servizio piuttosto rapidamente ha permesso alla nipponica di uscire definitivamente dall'incubo. Poi, però, Naomi, ha percorso dritta fino al traguardo la strada, imponendosi in un back-to-back New York-Melborune che mancava appunto da una certa Serena Williams (2015).

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Un successo che consegna al tennis femminile una nuova numero 1 del mondo; ma soprattutto che per la prima volta negli ultimi due anni manda una chiara indicazione a tutte le altre. Dopo 8 vincitrici diverse nelle ultime 8 edizioni dei major, Naomi Osaka ascrive il suo nome nell’elite del tennis femminile, lasciando la sensazione che qualcosa sia davvero cambiato.

Petra Kvitova esce invece con il rammarico di una finale persa – rarità nella sua carriera, veniva da 8 successi consecutivi a livello WTA – e la sensazione di aver sfumato un piccola, grande occasione: se non per termini di gioco – dove la Osaka alla fine ha sempre più o meno dominato – per le circostanze del torneo e della partita. Pur senza trofeo, la ceca può però definirsi in qualche modo soddisfatta. Ripensarla a questo livello due anni esatti fa, sarebbe stato esercizio utopico anche per il più ottimista dei suoi tifosi. Il futuro insomma, specie nel suo giardino di Wimbledon e se conserverà questa condizione fisica, potrebbe regalarle un’altra occasione.

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