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Che battaglia, ma alla fine passa Naomi Osaka: Pliskova ko, la giapponese vola in finale con Kvitova

Che battaglia, ma alla fine passa Naomi Osaka: Pliskova ko, la giapponese vola in finale

Il 24/01/2019 alle 08:07Aggiornato Il 24/01/2019 alle 09:13

Nella seconda semifinale femminile è battaglia vera. Alla fine passa Naomi Osaka che si impone su Karolina Pliskova per 6-2, 4-6, 6-4. La giapponese sfiderà così nella sua seconda finale slam consecutiva Petra Kvitova, vincitrice del primo match con la Collins. Il palio, nella finale di sabato, anche il titolo di nuova n°1 del mondo.

Esattamente un anno fa, Naomi Osaka era numero 73. Sabato, nella finale contro Petra Kvitova, giocherà per portarsi a casa il secondo slam consecutivo – (un back-to-back US Open-Aus Open che non riesce da Serena Williams 2015) – e la posizione di nuova n°1 della classifica WTA.

Questa è Naomi Osaka. Una giocatrice letteralmente esplosa negli ultimi mesi e capace di salire, nel corso di questo torneo, di partita in partita.

E’ servita infatti la sua miglior versione per avere la meglio di una generosissima Karolina Pliskova, che dopo l’impresa su Serena Williams, ha avuto il merito oggi di regalare una gran partita agli spettatori. E contro la Osaka dei primi due set, davvero in poche ci sarebbero riuscite.

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Già perché per più di un’ora la giapponese è andata veramente come un treno. Vincenti su vincenti, accelerazioni su accelerazioni. Al servizio, di dritto, di rovescio incrociato. Tutto il repertorio balistico di una colpitrice straordinaria e di una tennista dalla rapidità incredibile in tutti gli spostamenti lungo la linea di fondo.

La Pliskova si è trovata così ad avere un ruolo di comparsa. A dover contenere. Tradita inizialmente anche da un servizio decisamente meno brillante del solito.

Dopo un primo set stradominato, la Osaka è scappata avanti di un break anche a inizio secondo. Ma, in qualche modo, la Pliskova non è crollata.

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La giapponese infatti ha commesso il grave errore – di fronte a un’avversaria in evidente difficoltà – di non piazzare la stoccata finale; di non riuscire – per un pizzico di superficialità e incoscienza – a piazzare l’allungo. E così, come nella più classica delle trame, è arrivato il rientro.

Un rientro in cui la Pliskova ha sempre dato la sensazione di non essere comunque in controllo della partita; ma ciò nonostante, con grande esperienza, di rimanere attaccata, quindici dopo quindici, gioco dopo gioco, al punteggio. Così è maturato il break del decimo gioco, coinciso con un game ‘a tutta’ in risposta che minava le certezze della giovane avversaria e ne restituiva al match una trama tutta nuova.

Karolina Pliskova esulta dopo aver vinto il 2° set della semifinale Australian Open 2019 a Naomi Osaka

Karolina Pliskova esulta dopo aver vinto il 2° set della semifinale Australian Open 2019 a Naomi OsakaGetty Images

Già perché trovatasi a inseguire il punteggio nei turno di servizio a inizio terzo set, la Osaka ha anche rischiato di subire l’allungo della sua avversaria. Decisivo, da questo punto di vista, il secondo gioco, con la giapponese trovatasi a fronteggiare 3 palle break.

Lì però è venuta fuori la natura di una giovane giocatrice già campionessa nello spirito e nella gestione senza paura dei momenti chiave. Osaka infatti, nel momento più difficile, ha continuato a colpire come fin lì aveva sostanzialmente sempre fatto, non incappando nella paura ma consapevole delle proprie forze.

Una forza interiore, ‘inner peace’ – pace dei sensi, come l’ha definita lei stessa in conferenza stampa – che l’ha tirata fuori dai guai come la più navigata delle veterane. E da quel momento, è ripartito il treno.

Naomi Osaka esulta durante l'Australian Open 2019

Naomi Osaka esulta durante l'Australian Open 2019Getty Images

Un break, strappato proprio nel game successivo al pericolo scampato – il terzo gioco – che la Osaka ha condotto in porto fino al 6-2, 4-6, 6-4 finale, garantendosi la seconda finale consecutiva slam dopo quella vinta allo US Open e il prosieguo di un’incredibile striscia di 59 partite consecutive vinte dopo aver conquistato il primo set.

Il torneo femminile, per quanto fatto vedere, trova così la miglior finale possibile. Sabato infatti si sfideranno le giocatrici che meglio si sono espresse lungo le due settimane e che più in forma di tutte le altre sono state in questo avvio di stagiona. Da una parte la Kvitova, che non perde una finale da più di due anni e in generale delle 33 giocate in carriera ne ha lasciate solo 6 (livello WTA); e dall’altra il più forte volto della nuova generazione, apparentemente impermeabile alle emozioni e dallo sconosciuto timore reverenziale verso chiunque. In palio ci sarà anche il titolo di n°1 del tennis femminile.

Meglio di così, davvero, non si poteva sperare.

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