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L'uomo nell'ombra: la grandezza dello straordinario Andy Murray

L'uomo nell'ombra: la grandezza dello straordinario Andy Murray

Il 11/01/2019 alle 16:31Aggiornato Il 11/01/2019 alle 16:37

Chi è stato Andy Murray, cosa ha rappresentato per il tennis e quale complicato ruolo ha interpretato. Un saluto al tennista, un omaggio alla straordinaria caratura del personaggio.

Uno degli esercizi più complicati, nella iperconnessa epoca della tecnologia e delle opinioni da social, è trovare le parole giuste. Di fronte a una dipartita, o a un semplice addio alla disciplina di una delle figure che più ne hanno nobilitato la sua diffusione, non cadere nella retorica, nel buonismo, nella banalità, è esercizio assai complicato.

Ecco perché confesso che di fronte alla richiesta di Eurosport di provare a tracciare un breve ritratto di chi sia stato Andy Murray e di cosa abbia rappresentato per il tennis nell’epoca contemporanea, mi trovo un pochino in difficoltà.

E’ bastato aprire i social network questa mattina per ritrovarsi di fronte un pensiero, un saluto o un semplice messaggio al ragazzone scozzese. C’è chi ha ricordato le sue imprese tennistiche, come l’account ufficiale di quel Wimbledon che ha dovuto attendere quasi quarant’anni per tornare a premiare un ragazzo che venisse dalle proprie lande; c’è chi l’ha invitato a non mollare, come Juan Martin Del Potro, uno che di ritorni se ne intende; c’è chi ha ricordato le sue parole mai banali a nome della parità del tennis, come Andrea Petkovic; e c’è chi, come Nick Kyrgios, ne ha indirettamente sottolineato la statura dell’uomo.

Già perché c’è stato il Murray tennista e il Murray personaggio. O meglio, anti-personaggio. Ed entrambi, a loro maniera, sono stati straordinari.

Dalla testa sotto il rubinetto in una notte di settembre allo US Open 2012, quando parlando allo specchio con se stesso si disse che non avrebbe sprecato anche quella volta due set di vantaggio su Djokovic, passando per due ori olimpici, due titoli a Wimbledon e una Coppa Davis vinta da solo – trofei in grado di rimettere sulla cartina geografica del tennis la Gran Bretagna, il Murray tennista ha contribuito a fare la storia della disciplina nell’epoca più complicata per riuscirci.

Una delle immagini più emblematiche della carriera di Andy Murray: portato in trionfo dai suoi dopo una Coppa Davis dove ha vinto tutti i singolari e

Una delle immagini più emblematiche della carriera di Andy Murray: portato in trionfo dai suoi dopo una Coppa Davis dove ha vinto tutti i singolari e PA Sport

Ma tra tutti gli aspetti, quello di Andy Murray che senza dubbio è passato meno alla percezione del grande pubblico, è proprio quello sottolineato in qualche modo dalle parole di Kyrgios. Arrivato nel mondo del tennis come quarta alternativa alle performance aliene di Federer, Nadal e Djokovic, fuori dalla Gran Bretagna Andy Murray non ha sostanzialmente mai raccolto troppi favori del pubblico. Simpatia, certo. Ma mai tifo trasversale. E come sarebbe potuto essere altrimenti? Senza l’eleganza di Roger; senza l’epica di Rafa; senza le vittorie di Djokovic, per paragonarsi a questi a Murray si chiedeva una missione impossibile, per altro con una tipologia di tennis non esattamente tra le più attraenti dal punto di vista stilistico e dell’intrattenimento su larga scala.

Consapevole di tutto questo, Andy Murray è stato gigante della disciplina per il come ha portato sulle spalle questo scomodo peso durante tutti gli anni di carriera. E con quale classe ha saputo recitarne il complicato ruolo. Un volto vero, in un mondo sempre più spesso fatto di finti sorrisi, selfie e dichiarazioni di circostanza. Per arrivare a provare il proprio valore e legittimarsi, sebben per poche settimane, davanti a tutti, lo scozzese ha poi dovuto attendere un’intera vita tennistica, nell’espiazione di un peccato originale che, semplicemente, è consistito nel nascere nel 1987.

Una volta raggiunto il traguardo, emblematicamente, il suo fisico ha detto basta, svuotato dai sovrumani sforzi per attestarsi laddove era sempre stato territorio dei 3 alieni. Qui in mezzo, Murray ha raccolto successi, infranto record storici, vinto con tanti ma soprattutto perso spesso dai soliti. Sempre con eleganza e stile. Senza mai perdere il controllo e conservando soprattutto la sua proverbiale autoironia, quella che solo qualche giorno fa, prima delle lacrime che ormai hanno fatto il giro del mondo, gli permetteva di scattare una foto del genere.

Un’immagine dove c’è tutto il vero Andy Murray e l'enorme caratura del personaggio. Più difficile per i più da percepire dalle gesta in campo, così tangibile fuori per chi ha avuto il piacere – e l’onore – di averci a che fare.

Video - Murray: "Vorrei smettere a Wimbledon, ma non sono sicuro di poterci arrivare"

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