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Nadal e Djokovic, 20 slam e 100 ATP: la storia infinita di Roger Federer riparte sempre da Melbourne

Nadal e Djokovic, 20 slam e 100 ATP: la storia infinita di Federer riparte sempre da Melbourne

Il 12/01/2019 alle 23:32Aggiornato Il 12/01/2019 alle 23:34

Sarà il suo ultimo anno? Potrà essere ancora competitivo? Vincerà un altro slam? Dal trionfo più bello, in finale con Nadal, al ventesimo slam nel solco di un tennis in continua evoluzione: sfidando il corso del tempo e pure certe leggi della fisica, Melbourne segna l’ombra dell’ultima maturità sportiva di Roger Federer.

Sarà il suo ultimo anno? Potrà essere ancora competitivo? Vincerà un altro slam? Dal primo rinascimento del 2014 alla storica (per noi) caduta contro Seppi dell’anno dopo; dal trionfo più bello, in finale con Nadal, al ventesimo slam nel solco di un tennis in continua evoluzione: sfidando il corso del tempo e pure certe leggi della fisica, Melbourne segna l’ombra dell’ultima maturità sportiva di Roger Federer.

Sono passati cinque anni da quando, alla vigilia degli Australian Open, calava il sipario su un campione reduce dalla sua peggiore stagione, eliminato al secondo turno di Wimbledon dopo 36 posti consecutivi fra i migliori 8 di uno slam. Era il 2014 e Roger si presentava a Melbourne allenato da Stefan Edberg, il poeta della racchetta, nella deriva postmoderna dei vari Murray-Lendl, Djokovic-Becker o Wawrinka-Norman. Quell’anno invece Federer svelò sui campi di Melbourne un catalogo di tennis ancora bellissimo e più efficace che nel recente passato, seguendo il punto a rete in uscita dal servizio: è la sublimazione del serve and volley e della rinascita di Roger fino allo spettro sinistro di Nadal in semifinale, però intanto la FederEdberg ha già riscritto lo statuto fondativo del tennis gentilizio.

Australian Open 2014: Stefan Edberg allena un "nuovo" Roger Federer

Australian Open 2014: Stefan Edberg allena un "nuovo" Roger FedererEurosport

Passano tre anni, Federer ne ha trentacinque e non gioca a tennis da un semestre. I coccodrilli arrivano nelle redazioni prima dell’entry-list di Melbourne in cui Roger è numero 17 e non partiva con un seed così basso dal Roland Garros 2001. Qui il rovescio diventa la misura del suo tennis e Federer ne gioca di magnifici controbalzo, risponde dalla riga di fondo, copre i colpi, li accelera in rotazione, riduce il peso dello scambio col serve and volley, s’inventa la SABR (Sneaky attack by Roger) attaccando in avanti la seconda dei big-server. Pare proprio che possa battere tutti in tre set e perdere da molti sopra il terzo, poi arriva il dono della finale in cui Roger Federer e Rafael Nadal si completano in 3 ore e 37 minuti di tennis condiviso alla massima espressione, in una perfetta sintesi di grazia del gioco e materia resistente.

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02:50

Federer è il campione dell’incredibile. Non batteva Nadal in un major da dieci anni e non vinceva uno slam da cinque, ma dopo Melbourne replica tutto facendo dell’arte di giocare a tennis un’invenzione costante: l’ottavo Wimbledon (2017); Indian Wells, Miami e Shanghai piegando sempre Rafa; il ventesimo slam agli Australian Open 2018; il ritorno al primato del ranking, cinque anni e 106 giorni dopo, il 19 febbraio 2018. Cosa manca sulla soglia del paradiso? Il centesimo titolo ATP. Glie lo nega Djokovic a Cincinnati e a Bercy - in semifinale, nella partita più bella dell’anno - perde da Zverev alle Finals e due volte contro Coric, ad Halle e Shanghai. Questi Next Gen sono certe nuove forme di vita, Djokovic è tornato l’invincibile numero 1, Nadal si porta nel nuovo anno anche più incognite di Roger, però è sempre Federer, Federer e ancora Federer ad accendere la vigilia di Melbourne.

Il prossimo 8 agosto compirà trentotto anni. Come sta Roger? Bene. Sarà il suo ultimo anno? Probabilmente no. Sarà competitivo? Certamente sì. Vincerà il suo centesimo titolo? Le chance sono molte. Vincerà un altro slam? Glie ne restano pochi. Come sono andati gli ultimi? La caduta con Anderson a Wimbledon ha fatto rumore, quella con Millman a New York anche di più perché non s’era mai visto il “nuovo” Roger così stanco. Gli Australian Open sono allora, una volta di più, un tempo dimostrativo per il destino di Federer. Appurato il ritorno totale di Djokovic dopo quello di Nadal (ancor più sorprendente nella sua pienezza dis-umana e sportiva), fatto i conti con Rafa, lo svizzero non batte Nole in uno slam dal 2012, con due finali di Wimbledon (2014 e 2015) che fecero di Roger l’ultimo eroe romantico nell’estetica della sconfitta.

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Oggi loro due sono i tennisti più vincenti di Melbourne con 12 titoli, 6 a testa, nelle ultime quindici edizioni. Djokovic, da Wimbledon, s’è imposto in 35 match su 38; Federer è due volte detentore degli Australian Open, respinto per l’ultima volta proprio da Nole nel 2016. Oggi il main draw li ha separati e Roger, con la calma dei divi, sorride sotto il cielo australe. Che la Rod Laver Arena possa ospitare un’altra finale dei sogni. Che la disputa dei primati li riunisca sulla strada del mito.

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