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Oltre Djokovic, Federer e Nadal: da Zverev a Berdych, i 5 'outsider' dell'Australian Open

Oltre Djokovic, Federer e Nadal: da Zverev a Berdych, i 5 'outsider' dell'Australian Open

Il 11/01/2019 alle 19:55

I bookmakers hanno parlato, e dopo i soliti 3 grandi favoriti, c'è assoluta incertezza nel decretare il ruolo di potenziale 'outsider' favorito per questo Australian Open. In un torneo storicamente incline alle grandi sorprese, noi abbiamo scelto 5 nomi fuori dai 'Fab': ognuno con una storia diversa da raccontare.

Non c’è Australian Open che si rispetti senza una grande sorpresa. Per condizioni climatiche e periodo dell’anno in cui si disputa, con i tennisti ancora alle prese di fatto con l’approccio alla nuova stagione – alcuni addirittura fanno l’esordio in campo direttamente dentro uno slam – Melbourne Park è da sempre palcoscenico preferito di coloro i quali, solitamente, recitano ruoli secondari nel mondo del tennis – o addirittura si presentano a grandissimo livello per la prima volta.

L’epoca più recente è piena di esempi. Dal trionfo scandinavo di Thomas Johansson (2002) all’exploit di un cipriota venuto dal nulla, Marcos Baghdatis (2006); ma anche il successo di uno talentuoso svizzero vissuto nell’ombra del mito, che seppe dichiarare al mondo, nel 2014, come oltre ai ‘Fab-4’ ci fosse vita tennistica: Stan Wawrinka. E poi le finali raggiunte da tennisti come Arnaud Clement (2001), Rainer Schüttler (2003) o Jo-Wilfried Tsonga (2008).

Marcos Baghdatis si arrende nella finale del 2006 solo a Roger Federer. Per altro dopo aver strappato in maniera clamorosa il primo set.

Marcos Baghdatis si arrende nella finale del 2006 solo a Roger Federer. Per altro dopo aver strappato in maniera clamorosa il primo set.Reuters

Questi i casi più eclatanti e più di successo, ma senza tirare troppo indietro le lancette, anche lo scorso anno, si assistette a qualcosa di simile. Le semifinali di Chung ed Edmund, assolutamente impronosticabili alla vigilia, furono ancora una volta conferma della natura imprevedibile dell’Australian Open.

Qualche sarà la sorpresa quest’anno e soprattutto quanto in là potrà attestarsi, è da sempre esercizio piuttosto divertente. Ancora di più provare a individuare il nome che possa porsi come alternativa ai soliti 3 favoriti della vigilia, nell’ordine Novak Djokovic, Roger Federer e Rafael Nadal.

Alexander Zverev

Il primo non è certo un intruso come tutti gli altri, ma continua a essere una carta uscita ben poche volte sul banco che conta dei tornei degli slam. E attenzione: potrebbe non esserlo anche a questo giro. Già perché se il successo alle ATP Finals strappato in finale proprio a Novak Djokovic sembrava il migliore dei biglietti da visita per la nuova stagione, decisamente meno lo sono i problemi al tendine d’Achille che stanno impedendo a Zverev di svolgere normali allenamenti proprio in queste ore. Il ‘favorito’ tra gli ‘outisider’, potrebbe dunque non esser più tale. Due settimane, nel caldo, ai meglio dei 5 e con un tendine che dà fastidio, non è il migliore dei biglietti da visita.

Video - Zverev: "Spero di riuscire a contrastare Federer meglio dell'anno scorso"

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Kei Nishikori

Occhio al giapponese. Il successo a Brisbane ha finalmente messo fine alla striscia di 9 finali perse che da Memphis 2016 erano diventate una vera scimmia sopra le spalle. Il buon Kei ha fatto vedere un ottimo tennis nel torneo di avvicinamento e soprattutto pare aver messo da parte ogni genere di problema fisico, discriminante degli ultimi anni di una carriera davvero troppo spezzettata. Basterà? Il collega Riccardo Bisti citava a suo riguardo una statistica molto interessante: è il giocatore che nel 2018, tra i Top-10, ha migliorato di più (+5,9%) la percentuale di turni di servizio tenuti dopo aver brekkato l'avversario. Altrettanto vero però è che psicologicamente, ad eccezione di quell’exploit all’Open degli Stati Uniti 2014, tende a perdere contro i giocatori che percepisce come più forti di lui. E’ nel lato di tabellone di Djokovic, ma se Nole dovesse fermarsi prima degli ottavi…

Karen Khachanov

Ha chiuso il 2018 con una rincorsa strepitosa che per poco non lo portava al Masters; e nella potenza dal fondo dei colpi piatti di sbarramento è uno degli interpreti più insidiosi. Khachanov è capitato in una parte di tabellone – quella di Cilic – dove fino ai quarti se la gioca davvero con tutti. Poi, certo, servirebbe il colpaccio… Sempre che il favorito Federer arrivi fin lì. L’incognita, su di lui, è più che altro nella gestione della sua mole dentro quel forno che a volte sanno essere i campi di Melbourne. Ma tra i giovanotti, se in giornata, è una delle alternative più insidiose… Come testato sulla propria pelle – in quel caso molto stanca – da un tale Novak Djokovic.

Karen Khachanov posa con il trofeo dopo il successo in finale su Novak Djokovic al Masters 1000 di Parigi Bercy, novembre 2018

Karen Khachanov posa con il trofeo dopo il successo in finale su Novak Djokovic al Masters 1000 di Parigi Bercy, novembre 2018Getty Images

Thomas Berdych

E se fosse Berdych la “sorpresa” del torneo? Dopo un 2018 drammatico dal punto di vista delle condizioni fisiche – il primo vero grande anno di stop della sua carriera – Berdych si è ripresentato dopo più di 6 mesi di fronte a un torneo professionistico e pronti-via è andato in finale. Ha l’esperienza giusta e il tennis non è mai stato un problema. Casomai lo sono stati gli altri. Primo degli umani, è la versione sul veloce di David Ferrer. Se Ferru infatti uno o due titoli a Parigi, senza Rafa, li avrebbe vinti; Thomas – senza Nadal, Federer e Djokovic – vanterebbe di certo almeno tre o quattro tornei dello slam. Considerando le condizioni da testare dei Rafa e Roger; e il tabellone di Nole, perché non provarci? Il suo esordio con Edmund non è semplicissimo, ma da quella partita potremmo capire subito se ci sono le condizioni per sperare. A spingerlo, inoltre, una condizione del tutto nuova. Berdych infatti, durante il periodo di stop, aveva confessato di aver pensato anche al ritiro. Per chi crede al karma e alle sliding doors…

Alex de Minaur

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