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Seppi, Fognini, Cecchinato & co: italiani al via, quali speranze all'Australian Open?

Seppi, Fognini, Cecchinato & co: italiani al via, quali speranze all'Australian Open?

Il 13/01/2019 alle 13:23

Da Andreas Seppi, fresco finalista a Sydney e Fabio Fognini, n°1 d'Italia solitamente 'allergico' all'Australia ma con un ottavo da difendere. E poi Marco Cecchinato, che torna a Melborune 3 anni dopo l'ultima vola (e lo fa con ben altre ambizioni) e Matteo Berrettini, impegnato in un primo turno tostissimo. Ma anche Fabbiano, Travaglia e Vanni. Oltre che l'unica speranza femminile: Camila Giorgi.

Fabio Fognini

Il n°1 d’Italia si ripresenta in Australia forte del bel cammino fatto vedere qui lo scorso anno. In un torneo che storicamente non era mai stato per lui terreno di grandi conquiste, Fognini deve difendere un importante ottavo di finale, miglior piazzamento in carriera nel Down Under (insieme a quello del 2014). Il ligure si presenta all’Australian Open però forte della miglior classifica di sempre e con i ranghi di un giocatore a cui ormai, con costanza, si chiede di raggiungere almeno la seconda settimana. La domanda ruota dunque tutto intorno a questo quesito: Fabio saprà gestire la pressione?

L’impatto con l’Oceania non è stato dei migliori, con una sconfitta al secondo turno ad Auckland contro Kohlschreiber che non ha lasciato grandi sensazioni (specie dopo la comunque sofferta vittoria con Gojowczyk), ma negli slam l’aria è da sempre diversa. Nel bene e nel male. Fognini deve prestare attenzione alla futura stellina Munar – protetto di Rafa Nadal – ma poi eventualmente avrebbe un secondo turno con Jarry e Mayer decisamente più semplice dell’esordio. Al potenziale terzo, con Carreno-Busta, ci sarebbe già da fare i conti. Nishikori, di fatto, sarebbe poi l’uomo sulla carta per un eventuale ottavo di finale. In teoria c’è spazio per fare bene, in pratica… Saprà dircelo solo la vena del Fogna.

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Marco Cecchinato

Ha atteso una vita per vincere una partita sul cemento – Lacko, lo scorso settembre, a San Pietroburgo – ma poi, tutto d’un tratto, eccolo lì a far partita alla pari con Berdych per più di un set. Marco Cecchinato è fatto così, nato per sorprendere. Fare un’analisi, dunque, viene assai difficile. Quale Cecchinato vedremo in Australia? Quello capace di arrivare fino alla semifinale di Doha, o quello della settimana dopo spazzato via da Sandgren in 56 miseri minuti ad Auckland?

Di certo sarà come una prima volta. O meglio, una prima volta dentro il suo nuovo 'status' di giocatore Top20. Un anno fa di questo periodo Cecchinato giocava infatti il Challenger di Coblenza, prenendo paga da Mats Moraing. Oggi è testa di serie n°17 del tabellone dell'Australian Open e la percezione è leggermente diversa, anche perché la prima - e unica - volta qui fu un primo turno nel 2016 perso con Mahut.

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Come per Fognini per Cecchinato il primo turno è quasi più complicato del secondo. Il Ceck apre con Krajinovic e avrebbe poi uno tra Donskoy o Djere. A quel punto, al terzo turno, con ogni probabilità ci sarebbe Coric. Dovesse arrivare a quel traguardo, sarebbe già tutto di Guadagnato. Qui infatti Cecchinato non ha punti da difendere e un ko contro il croato, che sta sopra di lui in classifica, non sarebbe affatto uno scandalo. Insomma, in teoria gli si “chiedono” due partite. Ce la può fare, ma è difficile – dovesse Coric rispettare il favore del pronostico – ipotizzarlo più in là di così. Speriamo chiaramente di sbagliarci.

Ps: se le nuove palle Dunlop fossero davvero così lente come si sta mormorando in questi giorni, Cecchinato sarebbe uno di quelli a guadagnarne non poco.

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Andreas Seppi

Chi invece in Australia ci sta come un backpacker pronto a divertirsi per la vacanza della vita pare essere Andreas Seppi, che di anni però a febbraio ne farà 35 e in Australia ci va ormai da una vita. Un territorio di conquiste e grandi soddisfazioni per Andy, che quest’anno come ha messo piede sul suolo aussie Seppi ha giocato una finale. La nona della carriera. Il titolo gli è sfuggito sul più bello, impedendogli di diventare il primo italiano di sempre a vincere un torneo ATP su tutte e 4 le superfici (terra, erba, cemento indoor, cemento outdoor), ma la sensazione è più che positiva. I guai fisici che lo tormentano e le varie infiltrazioni di acido ialuronico per combattere i problemi all’anca, con cui ha dovuto convivere tutta la seconda parte della scorsa stagione, per ora sono alle spalle.

Anche Seppi deve difendere punti preziosi a Melborune, con gli ottavi di finale giocati lo scorso anno con Edmund. Non sarà semplice, ma se la versione è quella vista a Sydney si può sperare almeno in un terzo turno. Tra le teste di serie pescate, Steve Johnson è senza dubbio quella più abbordabile. Poi eventualmente uno tra Jordan Thompson e Feliciano Lopez. A quel punto, dovesse rispettare il pronostico, ci sarebbe Kevin Anderson, potenziale capolinea di un Seppi che non avrebbe così lasciato troppi punti per strada (nei primi due mesi ne deve difendere 450 sui 1110 conquistati. A Sydney ne ha però già fatti 150).

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Matteo Berrettini

L’abbiamo lasciato a metà ottobre molto prossimo ai prima 50 del mondo, lo ritroviamo all’inizio di una stagione di grandi aspettative. Mai solitamente un affare, quest’ultimo, perché spesso coincide con la definizione ‘pressione’. Non ne avrà poi tanta addosso però nel primo turno in Australia, dove il buon Matteo sfida il greco Tsitsipas, di due anni più giovane di lui ma ormai da mesi in rampa di lancio e prossimo alla Top10.

Parte sfavorito, chiaramente, in un match dove però ha sostanzialmente tutto da guadagnare e poco da perdere. Testa scarica, atteggiamento cattivo e via a vendere cara la pelle, specialmente a un ‘ragazzino’ di due anni più giovane di lui. Dovesse fare l’impresa il tabellone sarebbe interessante. Con un terzo turno con Basilashvili e un potenziale ottavo da sogno contro Federer. Certo, servirà fare un po’ meglio di quanto visto a Doha e Auckland, dove ha raccolto pochino.

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15:20

Thomas Fabbiano

Dopo il clamoroso exploit di Wimbledon lo scorso giugno, con il mitico successo su Wawrinka e un terzo turno perso proprio contro Tsitsipas, del Thomas Fabbiano sui grandi schermi si era un po’ persa la traccia. Da agosto in poi però il pugliese è andato a conquistarsi punti nei Challenger, raccogliendo più che discreti risultati e un successo a Ningbo. Un ‘remare’ dietro le quinte che ci aveva già accennato al Roland Garros, quando ci disse che avrebbe cercato punti concreti nell’ultima parte di stagione per garantirsi l’accesso diretto all’Australian Open.

Così è stato e Fabbiano parte tra l’altro con un match tutt’altro che impossibile. A sfidarlo c’è la wild-card australiana Jason Kubler, una specie di miracolato del tennis sopravvissuto a 6 interventi chirurgici alle ginocchia. Di sicuro avrà voglia di fare bene, specie dopo la chance concessagli da Tennis Australia e le 23 partite su 28 vinte su questa superficie, ma Fabbiano ha l’esperienza giusta per gestire un match del genere. Al secondo turno avrebbe poi in teoria John Isner.

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Stefano Travaglia

Uno dei due sopravvissuti alle “strage” delle qualificazioni. Venti azzurri, quindici uomini, solo due in tabellone. Uno di questi è Stefano Travaglia, detto 'Steone'. Ormai non più nuovo a questi palcoscenici dopo le partecipazioni agli ultimi due US Open e Wimbledon, ma alla prima di sempre nella fornace di Melbourne Park. Travaglia ha vinto due partite benissimo e si è imposto nella più complicata – quella di secondo turno contro Go Soeda – con un gran 7-5 al terzo set.

Il suo esordio lo fa contro l’argentino Andreozzi, che fuori dalla terra non gioca mai se non sotto tortura e tendenzialmente per incassare l’assegno del primo turno slam che gli spetta. Il match non è impossibile, prima di un secondo turno con Basilashvili chiaramente assai più complicato (se non proibitivo). L’obiettivo però è quello di centrare il primo, che bisserebbe l’unico ottenuto in carriera in uno slam. Vi ricordate con chi? No? Ve lo diciamo noi: Fabio Fognini, primo turno US Open 2017.

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Luca Vanni

Se Travaglia ha fatto vedere ottime cose nelle qualificazioni, 'Lucone' Vanni ha totalmente spadroneggiato. Anche lui passato dalla Tennis Training School di Foligno, Vanni ha ritrovato quella condizione fisica da sempre discriminante con cui ha dovuto fare i conti in carriera. E’ così che ha steso Giannessi e Moriya, ma soprattutto l’ucraino Stakhovsky, vero ostacolo del secondo turno.

Un anno fa era finito fuori dai 300 e aveva seriamente pensato di smettere. E’ ripartito, ancora una volta, dopo la terza operazione chirurgica al ginocchio, e si gode il main draw di un torneo che già aveva gustato nel 2017. Tra tutti gli azzurri, dopo Berrettini, Vanni è stato il più sfortunato: al primo turno infatti c’è Carreno-Busta. Ma la sua missione in fondo è già completata: essere tornato nel giro. L’assegno e i punti daranno faranno da boost al resto della stagione.

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Camila Giorgi

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