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Fognini e poi il vuoto, Noah contro i riformatori: lo spettacolo di una Davis a rischio estinzione

Fognini e poi il vuoto, Noah contro i riformatori: lo spettacolo di una Davis a rischio estinzione

Il 09/04/2018 alle 16:13

Il weekend di Coppa Davis che ha regalato alla Francia il passaggio del turno in semfinale apre spunti di riflessione. Dall'Italia e una squadra aggrappata ormai sempre e solo a Fabio Fognini, alla minaccia concreta verso una competizione che così come la conosciamo, dal prossimo agosto, rischierà di scomparire.

Cosa ci ha lasciato il weekend appena trascorso di Coppa Davis? Almeno due spunti di riflessione. Il primo, per il nostro orticello tutto italiano. Il secondo, più ampio, che lascia spunti di riflessione ma lancia anche un allarme. Nel mezzo, una certezza: la Coppa Davis piace ancora. Di sicuro al pubblico, che da Genova a Valencia ha riempito i rispettivi impianti.

Fognini, Coppa Davis, Italia, esulta

Fognini, Coppa Davis, Italia, esultaLaPresse

Mentre a Genova dunque il buon Pouille spingeva i campioni in carica della Francia in semifinale senza grosse sorprese, il ragazzotto ha evidentemente avuto anche il tempo per dare un occhio a quanto accadeva a Valencia, dove Spagna e Germania hanno dato vita a un grande spettacolo. Prima, con un doppio-maratona sabato; e poi, con la grande rimonta firmata Nadal e David Ferrer, quest’ultimo vincitore al 5° contro l’eterno sconfitto Philipp Kohlschreiber. Il tutto in in mix di emozioni e pathos che solo la Coppa Davis – così come la conosciamo – ha saputo e continua a dare.

Perché ogni volta tocca tornare qui, ovvero a difendere una competizione e una formula più che mai in pericolo. La minaccia è sempre la stessa, infatti: quella di una ‘dirigenza illuminata’ che quando non vede la parola ‘profitto’ sempre e comunque, si danna l’anima per ottenerlo. E dunque ecco che la prossima estate, a Orlando, il board dell’ITF, voterà ufficialmente per riformare una delle più antiche competizioni al mondo, e trasformala in qualcos’altro. Dall’evento lungo il corso dell’anno così come lo conosciamo, dei match al meglio dei 5, dell’alternanza casa/trasferta resterà il ricordo. Si passerà, infatti, a un “semplice” torneo a nazioni da giocarsi in una settimana, a fine novembre, al meglio dei 3. Evidente come tutto ciò possa essere più comodo per i tennisti; così come evidente che non lo si possa nemmeno più definire ‘Coppa Davis’. Un round robin tra 16 nazioni divise in gruppi, poi il passaggio del turno per aprire agli scontri diretti dai quarti di finale in poi. Due singolari e un doppio, giocato appunto al meglio dei tre. Può funzionare? Potrebbe. E’ ‘Coppa Davis’? Assolutamente no.

E’, più che altro, ‘un altro torneo’. Uno dei tanti. Buttato dentro a un calendario che guadagnerebbe qualche settimana in cambio dello stupro a un evento storico che il pubblico – quello che va nei palazzetti, e dunque quello che in teoria dovrebbe contare – continua ad apprezzare. Certo, poi qualcuno potrebbe aprire la questione del ‘non genera introiti’, del ‘non è sufficientemente mainstream’. Ma non tutto, sempre, a tutti i costi, deve rifarsi a questo principio. E soprattutto non lo deve fare a discapito della base storica, della nicchia, degli appassionati, di quanto è stato costruito nella storia.

I tifosi francesi a Genova con messaggi a difesa dell'attuale Coppa Davis. Il venerdì era anche comparso "La Coppa Davis è in pericolo"

I tifosi francesi a Genova con messaggi a difesa dell'attuale Coppa Davis. Il venerdì era anche comparso "La Coppa Davis è in pericolo"Getty Images

Il buon Yannick Noah, capitano della squadra francese, è stato cristallino a riguardo:

" Se passerà la loro decisione scandalosa, allora è finita. Addio Coppa Davis. Mi spiace, non avrei mai pensato che si arrivasse a questo punto. E domani potrebbe toccare ai tornei dello Slam. E poi finiranno per organizzare tutti i tornei in Asia. Certi dirigenti sono lì da poco, e non conoscono la storia della Coppa. E ci sono certi giocatori che oggi come oggi quasi gestiscono il tennis, ma che hanno la memoria corta e non agiscono per il bene dello sport. Parlo di 7-8 giocatori che hanno dato tanto al tennis, ma che, con tutto rispetto, hanno anche ricevuto tanto... E’ difficile criticare Messi o Cristiano Ronaldo, meno piccoli giocatori come noi. Ma se un giocatore del Manchester United chiede soldi per giocare in nazionale, la Fifa cosa fa, cambia forse la formula della Coppa del Mondo? Ci sono campioni le cui qualità non si discutono, ma che vogliono sempre di più e per me non è giusto. Non riesco proprio a capire che interesse possa avere un torneo di una settimana dall’altro capo del mondo. Tornei così ce ne sono già tanti. La Davis invece è una cosa particolare, è lo sport, e ha anche un aspetto sociale. No, non riesco proprio a capire."
Yannick Noah

Yannick NoahGetty Images

Difficile non essere d’accordo con il mito Noah, ma soprattutto difficile esprime il concetto meglio di così. Denaro e interessi (di pochi) rischiano di portare altrove – con l’intento (o forse la scusa...) di allargare la base – un pezzo di storia del tennis. A discapito di chi e che cosa, è, come al solito, facile intuirlo.

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