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Dal viaggio in macchina al Roland Garros a emarginato del tennis: la storia di Marco Trungelliti

Dal viaggio in macchina al Roland Garros a emarginato del tennis: la storia di Marco Trungelliti

Il 12/02/2019 alle 17:40Aggiornato Il 12/02/2019 alle 18:16

Lo scorso maggio era diventato 'famoso' agli occhi del mondo per quel viaggio in macchina fino a Parigi insieme alla nonna. Oggi Marco Trungelliti è un emarginato del tennis. La sua colpa? Aver denunciato il marcio nel mondo delle scommesse.

I meno inclini alle retrovie del tennis, si ricorderanno certamente di lui per quella storia che aveva fatto il giro dei social lo scorso maggio: Marco Trungelliti, insieme alla nonna, ripescato come lucky loser ma senza possibilità di salire su un aereo per tempo, se l’era fatta da Barcellona a Parigi in macchina pur di non rinunciare a giocare il Roland Garros.

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Una notorietà quasi involontaria, ma nata da un episodio genuino, che aveva così portato in qualche modo a conoscere al grande pubblico l’altro mondo del tennis. Quello non fatto di jet privati e maxi sponsor, di perfette organizzazioni e hotel a 5 stelle, bensì di sacrifici e a volte, anche, viaggi improbabili. Da quel maggio la vita di Marco Trungelliti, a livello di risultati, non è cambiata poi molto: l’argentino continua a orbitare intorno alla posizione numero 100 del mondo. Quella nel mondo del tennis, però, è cambiata eccome.

Da qualche tempo infatti Marco Trungelliti è una sorta di emarginato dentro il circuito. La sua colpa? Aver denunciato il marcio.

E’ questo quello che ha raccontato lo stesso Marco alla penna di Sebastian Torok, giornalista argentino del quotidiano La Nacion, che ha raccontato gli incredibili sviluppi della storia di Trungelliti.

Tutto nasce nel 2015, quando l’argentino, ancora ben fuori dai primi 200 del mondo, era stato messo in contatto da una persona di sua fiducia con uno sponsor. All’incontro però, avvenuto in un bar di Belgrano, non si presenta uno sponsor bensì una persona che ha ben altri piani in mente. La proposta, infatti, è quella di diventare ‘sostenitore’ di se stesso. Come? Aggiustando le partite.

Trungelliti, a differenza dei tanti casi già citati nei tornei minori, non accetta. Ma non solo. Sceglie eticamente di fare la cosa giusta: denuncia l'accaduto, mettendosi in contatto con la Tennis Integrity Unit (TIU), l’organismo di ‘controllo’ del tennis nato ormai circa 10 anni fa, e chiede esplicitamente in una mail ‘cosa fare’.

Inizia una collaborazione con testimonianze della propria storia a una serie di processi; che contribuisce in qualche modo alle squalifiche, arrivate nel 2018, di tre tennisti presenti nella rubrica del personaggio che aveva avvicinato Trungelliti: Nicolas Kicker, Federico Coria e Patricio Heras.

Da quel giorno, però, la vita di Trungelliti non è più la stessa. L’argentino ha confessato di aver lasciato il Paese anche per la paura delle ritorsioni; ma soprattutto, in quel mondo delle retrovie del tennis che citavamo all’inizio, è ora guardato con sospetto. Gli hanno dato del ‘traditore’, della ‘talpa’, affronta il circuito da emarginato e negli spogliatoi è tenuto – stando sempre alle parole rivelate alla Nacion – a distanza. Anche da quei compagni di Coppa Davis a cui aveva confessato nel 2016, per la prima volta, l’intera faccenda.

La situazione di Marco Trungelliti impone una riflessione al mondo del tennis. Il giocatore, eliminato al primo turno di qualificazioni dell’ATP 250 di Buenos Aires dal nostro Alessandro Giannessi, sarebbe dovuto restare nella capitale del suo Paese ancora per qualche giorno prima di volare a Rio per tentare identico percorso nell’ATP 500 brasiliano. Ha preferito tornare ad Andorra, dove risiede, per sentirsi “più sicuro”, rinunciando di fatto alle sue chance e confessando di “non poter andare avanti in questa maniera”.

Dalle istituzioni del tennis per ora non una parola a riguardo dell’intera faccenda. In un momento storico dove di facciata ci si continua a battere per il giusto, salvo poi non sempre ottenere grandissimi risultati, pare che quel ‘giusto’ scelto da Marco Trungelliti non sia stato per il momento difeso a dovere. Né da chi governa né dai suoi più prestigiosi colleghi, che con una parola in più, certamente, lancerebbero per lo meno un segnale. E invece...

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