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Federer "il vecchio", Fognini "lo scandalo", Svitolina "la maestra": le sentenze della settimana

Federer "il vecchio", Fognini "lo scandalo", Svitolina "la maestra": le sentenze della settimana

Il 29/10/2018 alle 12:30Aggiornato Il 29/10/2018 alle 12:41

A Basilea per Federer arriva un titolo dato per scontato da Halle. A Singapore la Svitolina diventa "Maestra" di una classe in cui avrebbe potuto insegnare chiunque. A Vienna svanisce il sogno di un Fognini che ha avuto la grande colpa di vincere troppo. Tutto il "meglio" della settimana appena trascorsa...

E’ una questione di prestazioni, oltre che di notizie. Mettiamola così: ci sono settimane che regalano spunti… E ce ne sono altre dove ci si arrampica sui vetri. Sta alla bravura – o alla mediocrità – di chi sta da questa parte, vendervela a dovere.

A fine anno, di certo, arriva tutto un po’ più semplice. Tra corsa alle Finals (maschili) e chi le Finals (femminili) le ha giocate; e con un Federer di mezzo ad alzare un altro trofeo, gli argomenti sul tavolo della discussione non sono certo mancati.

La "maestra" Elina Svitolina

Il primo, per una volta doveroso, arriva dal tennis femminile. A Singapore si è giocato il Masters di fine anno. E la sentenza non poteva essere più chiara di così: ha vinto Elina Svitolina. Una tennista che fino all’ultimo minuto non è stata certa nemmeno di poterci partecipare ha messo in fila tutte quante le altre (battendo per altro in finale colei che ha rischiato di lasciarla fuori, la Stephens). L’ennesima bella favola da raccontare? Non esattamente. O meglio, non esattamente se preferite la cruda realtà delle cose alle pagine glitterate e ai lustrini ormai ‘must’ della narrazione “giornalistica”. Il Masters femminile ha casomai confermato la tendenza degli ultimi anni: tutte possono vincere contro tutte. Ne è stata dimostrazione un torneo in cui 10 partite su 15 sono finite al terzo set e in cui fino all’ultima giornata di entrambi i gironi tutte e 8 le protagoniste in gara avevano ancora una chance di qualificarsi in semifinale. La fotografia perfetta del 2018 della WTA insomma, dell’assenza di una vera dominatrice e di una straordinaria competitività che rende il circuito femminile assai più divertente di quello maschile. Almeno per chi ha il piacere di scrivervi queste righe. Se poi gli sforzi fisici delle donzelle non fanno per voi, allora questo è tutt’altro discorso.

Il "vecchio" Roger Federer

Probabilmente preferite le solide certezze della competizione ATP, dove a 37 anni e in una settimana dove ha tendenzialmente giocato male, ha vinto ancora lui: Roger Federer. Perché sulla grandezza non si sa più cosa scrivere, sui record non si sa più cosa dire – 99 titoli ATP e -10 da Connors, 9° titolo a Basilea, 15esima semifinale in un singolo torneo, eccetera… – allora tocca evidenziare ciò che gli altri non fanno: ovvero che Federer ha faticato assai più della scorsa stagione nell’approccio alla sua scientifica nuova programmazione; e questo non è un buon segnale per quella base di fan – e sono tanti – che lo credono eterno e destinato a vincere per sempre. Ragazzi: non sarà così, fatevene una ragione. Nel mentre ne si celebri il successo – nemmeno troppo semplice – sull’estroso Copil e quel titolo 99 che la narrazione glitterata avrebbe voluto già da Halle per poter poi chiudere l’iconico '100' nel giardino di Wimbledon.

Roger Federer festeggia il titolo n°99 della carriera a Basilea, 2018.

Roger Federer festeggia il titolo n°99 della carriera a Basilea, 2018.Getty Images

‘’Iconico 100’ che fu negato da Kevin Anderson. Il brutto anatroccolo sudafricano si è preso l’altro 500 della settimana (Vienna) e insieme a quello un biglietto di prima classe per Londra, dove tra 14 giorni esatti si sfideranno i migliori 8 del mondo. Sei sono già dentro, due restano fuori. Anzi tre, considerando il certo forfait di Del Potro. In lotta a Parigi Bercy abbiamo così Cilic, Thiem, Nishikori e Isner. Non Fabio Fognini, tradito nella sua miglior stagione di sempre da un infortunio alla caviglia che ne ha minato sogno e percorso proprio sul più bello.

Lo "scandalo" Fabio Fognini

Già perché i punti di Fabio – sebben conquistati fuori dai palcoscenici più luminosi – valgono esattamente come quelli degli altri. Un concetto anche in questo caso poco chiaro al racconto paillette, che evidentemente fa differenza tra punti di serie a e punti di serie b. E quindi che schifo le 46 vittorie stagionali ottenute da Fognini; che scandalo le 9 semifinali ATP raccolte in questa stagione – nessuno meglio di lui – e che vergogna il fatto che tra il 2009 e oggi Fognini sia il 6° giocatore ad aver vinto più partite in eventi ATP 250 (124, meglio di lui solo Isner con 127, García López con 129, Querrey con 132, Gasquet con 133 e Kohlschreiber con 144). Per qualcuno non è evidentemente accettabile che un giocatore “di categoria” si sia giocato le proprie carte fino a sfiorare un Masters che con un po’ di attenzione in più nella programmazione estiva, qualche fesseria in meno sul rosso tra Monte Carlo, Monaco e Madrid (oltre che allo US Open…) e senza la mano di una bella dose di sfortuna a livello fisico, avrebbe messo sul serio Fabio tra i migliori 8 di Londra. Certo, poi avrebbero dovuto inventarsi qualche cosa d’altro. Ma quello, per quelli bravi, non è mai tendenzialmente un problema.

Video - L'Angolo di Flavia, Pennetta: "Fognini spesso è poco prepotente"

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