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Fognini, Cecchinato e il tennis italiano che torna di moda: mai così bene dal 1977

Fognini, Cecchinato e il tennis italiano che torna di moda: mai così bene dal 1977

Il 23/07/2018 alle 10:30Aggiornato Il 24/07/2018 alle 19:19

Dal 1977 il tennis italiano maschile non collezionava 4 trofei nello stesso anno: i due titoli ATP di Fognini e Cecchinato hanno ridato lustro al movimento e lasciano ben sperare in ottica US Open e Coppa Davis. Se Fabio Fognini ha finalmente trovato continuità ai massimi livelli, Cecchinato prosegue la sua incredibile ascesa. E la race non può mentire: Cecchinato n° 10, Fognini n° 12.

Che coppia e che squadra in ottica Coppa Davis!

Un po’ di numeri prima di addentrarci nelle rispettive traiettorie dei nostri due tennisti di punta: era da 41 anni che non portavamo a casa 4 titoli stagionali ATP, mentre si tratta della terza volta in assoluto che due italiani vincono due tornei nella stessa settimana. Era accaduto la prima volta con Paolo Bertolucci e Corrado Barazzutti nel 1977 (vincitori dei tornei di Firenze e Charlotte), la seconda con Lorenzi (Kitzbuhel) e Fognini (Umago) nel 2016 e la terza, per l’appunto, nella giornata di ieri quando Fognini si è imposto a Bastad e Cecchinato a Umago. Con due punte così si può nutrire consistenti ambizioni anche in Coppa Davis: dopo tre quarti di finale consecutivi è arrivato il momento di riscrivere la storia; al netto dell'eventuale cambio di formula è dai tempi di Guadenzi/Furlan/Nargiso/Pescosolido che non siamo così competitivi nella caccia all'insalatiera d'argento.

Fognini il capofila: beata continuità

Nel torneo di Bastad appena concluso è racchiusa l’assenza di Fabio Fognini, nel bene e nel male: partito come peggio non avrebbe potuto contro la wild card svedese Ymer andando sotto nel punteggio e battibeccando contro l’arbitro e il mondo intero, l'azzurro si è scosso dal torpore dando il la alla cavalcata trionfale che l’avrebbe portato a trionfare in Svezia per la prima volta in carriera. Per il tennista di Arma di Taggia si tratta del settimo sigillo ATP in carriera (secondo assoluto dietro al leggendario Panatta, detentore di dieci titoli nel circuito), il quinto nel mese di luglio. Escludendo i proverbiali “momenti Fognini”, Fabio sta vivendo la sua stagione più continua e vincente: è 14 del mondo a una sola posizione dal best ranking in carriera e ha già infilato 31 vittorie stagionali (appena cinque in meno dell’intero 2017). Agli US Open deve farsi perdonare la sconfitta al primo turno dello scorso anno contro il connazionale Travaglia; che possa ripetere i fasti del 2015 quando ebbe la meglio su Nadal, magari migliorando il quarto turno scollinando la prima settimana a Flushing Meadows? Tutto è possibile quando "Fogna" scende in campo.

Cecchinato, le conferme dopo il big bang parigino

Da 107 a 22 del mondo: ormai Marco Cecchinato da Palermo è un uomo in missione, smanioso di scalare le gerarchie ATP quasi fosse la versione tennistica Reinhold Messner. Dopo la memorabile semifinale di Parigi il 25enne ha dimostrato di aver ormai svoltato legittimando - se così si può dire - l’exploit del Roland Garros. Quella di Umago in terra croata è stata un’autentica galoppata verso il successo finale: dopo la battaglia con l’ostico Vesely al primo turno, Marco ha lasciato le briciole agli avversari senza mai più sperperare un singolo set conquistando con ampio merito il suo secondo titolo in carriera. Allo stato dell’arte il palermitano è un tennista fatto e finito, forte di uno stile di gioco capace di abbinare eleganza e potenza. Tra i migliori intrerpreti al mondo sulla terra ross, Cecchinato dovrà cimentars sul torrido cemento newyorchese per l'ultimo slam. Sarà una elettrizzante sfida per lui che nel circuito ATP conta un solo precedente su questa superficie, una sconfitta nel 2017 a Chennai contro l’indiano Yuki Bhambri, allora 474 del mondo. Ora, però, è tutta un'altra storia, tutto un altro Cecchinato.

Legittimo esaltarsi per due titoli “250” nella stessa giornata? Sì, anche perché qualcosa si sta muovendo nell’intero movimento alle spalle delle cosiddette punte di diamante. Ora i nostri due alfieri sono chiamati alla conferma di quanto di buono fatto sinora nel 2018, magari agendo da scomodi outsider nello slam stelle e strisce prima di caricarsi sulle spalle la squadra di Davis e portarla quanto più in alto possibile nel solco di Panatta, Bertolucci, Gaudenzi, Furlan & Co. Nel frattempo il tennis italiano è tornato a fare notizia in pianta stabile: particolare non da poco…

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