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Bum-bum Ostapenko! La lettone batte la Bacsinszky e vola in finale a Parigi

Bum-bum Ostapenko! La lettone batte la Bacsinszky e vola in finale a Parigi

Il 08/06/2017 alle 17:39Aggiornato Il 08/06/2017 alle 18:25

La 20enne lettone, a suon di bordate e vincenti dal fondo, doma la strenua resistenza di Timea Bacsinszky e raggiunge la 1a finale slam della carriera: 7-6, 3-6, 6-3 il punteggio in 2 ore e 25 minuti. Per la Ostapenko, nel giorno del suo compleanno, ora una tra Halep e Pliskova. E' la prima lettone della storia a raggiungere una finale slam (e prima giocatrice non testa di serie dal 1983 al RG)

dall’inviato a PARIGI – In una recente intervista al collega Diego Barbiani aveva dichiarato di amare la matematica e di volersi un giorno iscrivere a un’università prestigiosa, ma dentro il campo da tennis Jelena Ostapenko – vero nome Aljona – utilizza ben poche doti di calcolo. Tirare a tutta è il suo mantra, sempre e comunque.

L’ha dovuto testare sulla propria pelle Timea Bacsinszky, ancora una volta fermata sul più bello, esattamente come due anni fa da Serena Williams. Si è arresa la svizzera e l’ha fatto di fronte a una giornata di grazia – l’ennesima in questo torneo, giusto dirlo – di una Ostapenko capace di tirare sia con dritto che con rovescio un totale di 50 vincenti, confermando perfettamente la media - giusto per restare in tema di matematica – che fin qui in questo Roland Garros l’ha vista piazzarne almeno 40 a partita.

E così, nel giorno del compleanno di entrambe, è la più giovane delle due (da oggi ufficialmente fuori dai teen – 8 giugno 1997, vent’anni esatti) – a farsi un regalo che difficilmente scorderà nella vita. La finale del Roland Garros è la prima slam della carriera, niente male per una giocatrice ancora alla caccia del primo titolo WTA personale (tre finali prima di questa, tutte perse).

Ostapenko ci è arrivata sparando a tutta e venendo a capo di una partita tutt’altro che semplice. Tre set e quasi due ore e mezza di battaglia, con Timea che ha giustamente venduto carissima la pelle nonostante qualche acciacco fisico.

La svizzera infatti ha avuto il grande merito di provare a rimanere attaccata alla partita nonostante il pressing a mille di una ragazzina poco disposta a pensare e molto incline, invece, a tirare. Tutto. Unica tattica possibile mettersi ben dietro la linea di fondo, provare a variare e sperare che passasse “la nottata”, che arrivasse qualche gratuito in più. Un piano che di fatto ha tenuto in partita Timea a lungo, con la svizzera brava a riprendere tutti i break concessi approfittandone soprattutto in risposta; e fornendo in quei frangenti di gara una situazione ribaltata in cui era la Ostapenko costretta a correre lungo la linea di fondo.

Alla fine però, dopo un primo set meritatamente vinto dalla Ostapenko – per 3 volte avanti di un break – e interpretato alla perfezione con un tie-break senza paure, Bacsinszky è stata eccellente nel minare leggermente la fiducia della lettone da metà del secondo set, quando le consuete accelerazioni si sono dimostrate lì meno efficaci dei precedenti minuti.

Preso così il secondo set per 6-3 Bacsinszky è entrata nel terzo forte di uno spirito ritrovato anche dal punto di vista della condizione fisica (a metà primo set il medical timeout con la fasciatura al ginocchio destro), ma di fatto poco ha potuto su una Ostapenko brava a cancellare quanto appena accaduto e ripartire dalle basi – le sue basi – come se niente fosse. Un break avanti – poi lasciato sul 3-3 –, ma gli ultimi 3 game a firma lettone, per rimarcare a suon di bordate una partita e un torneo tutto giocato all’attacco e una finale conquistata con pieno merito.

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Ostapenko attenderà ora una tra Pliskova e Halep; e lì partirà inevitabilmente (in entrambi i casi) da sfavorita. La situazione migliore per provare a sorprendere ancora tutti: nulla da perdere e tutto da guadagnare. Alla faccia di calcoli, previsioni, statistiche che dicevano che dal 1983 qui al Roland Garros nessuna era riuscita arrivare in finale senza essere testa di serie. Alla faccia della matematica, insomma. Anche perché per quella, a questo punto, ci sarà tempo più avanti.

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